Traduzione di Versi 1029 - 1090, Libro 5 di Lucrezio

Versione originale in latino


At varios linguae sonitus natura subegit
mittere et utilitas expressit nomina rerum,
non alia longe ratione atque ipsa videtur
protrahere ad gestum pueros infantia linguae,
cum facit ut digito quae sint praesentia monstrent.
sentit enim vim quisque suam quod possit abuti.
cornua nata prius vitulo quam frontibus extent,
illis iratus petit atque infestus inurget.
at catuli pantherarum scymnique leonum
unguibus ac pedibus iam tum morsuque repugnant,
vix etiam cum sunt dentes unguesque creati.
alituum porro genus alis omne videmus
fidere et a pennis tremulum petere auxiliatum.
proinde putare aliquem tum nomina distribuisse
rebus et inde homines didicisse vocabula prima,
desiperest. nam cur hic posset cuncta notare
vocibus et varios sonitus emittere linguae,
tempore eodem alii facere id non quisse putentur?
praeterea si non alii quoque vocibus usi
inter se fuerant, unde insita notities est
utilitatis et unde data est huic prima potestas,
quid vellet facere ut sciret animoque videret?
cogere item pluris unus victosque domare
non poterat, rerum ut perdiscere nomina vellent.
nec ratione docere ulla suadereque surdis,
quid sit opus facto, facilest; neque enim paterentur
nec ratione ulla sibi ferrent amplius auris
vocis inauditos sonitus obtundere frustra.
postremo quid in hac mirabile tantoperest re,
si genus humanum, cui vox et lingua vigeret,
pro vario sensu varia res voce notaret?
cum pecudes mutae, cum denique saecla ferarum
dissimilis soleant voces variasque ciere,
cum metus aut dolor est et cum iam gaudia gliscunt.
quippe <et>enim licet id rebus cognoscere apertis.
inritata canum cum primum magna Molossum
mollia ricta fremunt duros nudantia dentes,
longe alio sonitu rabies <re>stricta minatur,
et cum iam latrant et vocibus omnia complent;
at catulos blande cum lingua lambere temptant
aut ubi eos lactant, pedibus morsuque potentes
suspensis teneros imitantur dentibus haustus,
longe alio pacto gannitu vocis adulant,
et cum deserti baubantur in aedibus, aut cum
plorantis fugiunt summisso corpore plagas.
denique non hinnitus item differre videtur,
inter equas ubi equus florenti aetate iuvencus
pinnigeri saevit calcaribus ictus Amoris
et fremitum patulis sub naribus edit ad arma,
et cum sic alias concussis artibus hinnit?
postremo genus alituum variaeque volucres,
accipitres atque ossifragae mergique marinis
fluctibus in salso victum vitamque petentes,
longe alias alio iaciunt in tempore voces,
et quom de victu certant praedaque repugnant.
et partim mutant cum tempestatibus una
raucisonos cantus, cornicum ut saecla vetusta
corvorumque gregis ubi aquam dicuntur et imbris
poscere et inter dum ventos aurasque vocare.
ergo si varii sensus animalia cogunt,
muta tamen cum sint, varias emittere voces,
quanto mortalis magis aequumst tum potuisse
dissimilis alia atque alia res voce notare!

Traduzione all'italiano


Ma chi li spinse a foggiare con vari suoni il linguaggio
fu la natura, e il vantaggio produsse i nomi alle cose.
In quella guisa a un dipresso che la impotenza evidente
a formular la parola induce i bimbi a gestire,
come fan quando col dito segnan le cose presenti:
perché ciascuno capisce di che si possa servire.
Ancora prima che in fronte spuntin le corna al torello,
a testa bassa, infuriato, s'avventa e cozza con esse:
invece i piccoli delle pantere ed i leoncini,
quando non son quasi ancora usciti i denti e gli artigli,
contrastan già con l'unghiate e le zampate ed i morsi.
E, lo vediamo, gli uccelli tutti si affidano all'ali,
e chiedon tutti alle piume un tremolante sostegno.
Pensar che alcuno alle cose abbia assegnato i lor nomi,
e che di lì gli uomini abbiano appreso i primi vocaboli,
questo è un uscir di cervello. Come poteva costui
tutto indicar con le voci, e modular varii suoni,
se, nel contempo, nessun altro era in grado di farlo?
Inoltre donde a costui venne l'idea del vantaggio,
donde ebbe, sin dall'origine, la facoltà di sapere
ciò che voleva, e di scorgerlo perfettamente distinto,
se fino allora nessuno aveva usato il linguaggio?
E non poteva, uno solo, piegare i molti e costringerli,
vinti, a imparar di buon animo i nomi posti alle cose;
non si istruiscono i sordi, ne si convincono con la
logica a far quanto devono: e poi non lo soffrirebbero,
ne lascerebbero mai che troppo a lungo ed invano
voci dal suono inaudito intronin loro le orecchie.
Infine, è proprio sì strano che l'uomo, in cui voce e lingua
erano in piena efficienza, usasse per indicare
le cose, varie secondo le percezioni, la voce?
Quando le bestie, che sono senza parola, e ogni sorta
di fiere sogliono emettere voci diverse e variabili
per il timore e il dolore, e se le tocca il piacere.
Cosa che ci si rivela d'una evidenza palmare.
Quando il molosso, aizzato, freme e raggrinza per l'ira
le grosse e flaccide labbra, scoprendo i duri suoi denti,
ringhia con ben altra voce di quando latra ed introna
d'abbaiamenti ogni luogo, e vuoi leccar con la lingua
accarezzandoli i cuccioli, e li palleggia a zampate,
e li raggiunge coi morsi e finge, a denti sospesi,
di voler farne dei teneri bocconi: e in un ben diverso
modo fa festa al padrone con l'uggiolio della voce,
di quel che abbai solo in casa, o quando fugge, guaendo,
col ventre a terra le busse. E quando impazza il cavallo
brado nel fiore degli anni, cui da di sprone l'amore
pennuto, fra le cavalle, e sbuffa dalle sue larghe
froge fremendo battaglia, e quando altrove nitrisce
tremando in tutte le membra, non è del pari evidente
che n'è diverso il nitrito? Tutti i volatili, infine,
gli uccelli variopiumati e gli sparvieri e le ossifraghe,
e quelli smerghi che in mare cercano all'onde marine
il nutrimento e la vita, gettan nei casi diversi
dei gridi molto diversi, quando contendon pel cibo
e quando lottano colla preda; ed alcuni, a seconda
delle stagioni, anzi mutano il rauco suono del verso;
fanno così le cornacchie longeve, e così gli stormi
dei corvi, quando si dice che invochin l'acqua e la pioggia,
e, a volte, il vento e l'asciutto. Se le diverse impressioni
adunque fan che le bestie, che pur non han la parola,
emettan voci diverse, quanto è più ovvio che l'uomo
abbia così, con le varie voci, potuto indicare
la varietà delle cose!