Traduzione di Versi 1011 - 1027, Libro 5 di Lucrezio

Versione originale in latino


Inde casas postquam ac pellis ignemque pararunt
et mulier coniuncta viro concessit in unum
cognita sunt, prolemque ex se videre creatam,
tum genus humanum primum mollescere coepit.
ignis enim curavit, ut alsia corpora frigus
non ita iam possent caeli sub tegmine ferre,
et Venus inminuit viris puerique parentum
blanditiis facile ingenium fregere superbum.
tunc et amicitiem coeperunt iungere aventes
finitimi inter se nec laedere nec violari,
et pueros commendarunt muliebreque saeclum,
vocibus et gestu cum balbe significarent
imbecillorum esse aequum misererier omnis.
nec tamen omnimodis poterat concordia gigni,
sed bona magnaque pars servabat foedera caste;
aut genus humanum iam tum foret omne peremptum
nec potuisset adhuc perducere saecla propago.

Traduzione all'italiano


Si procurarono in seguito capanne e pelli ed il fuoco,
e si ridusse la donna, congiunta all'uomo, ad un solo
connubio, e videro i padri nascere i propri figlioli.
Dopo di ciò cominciarono a dirozzarsi un po' gli uomini.
Fu per il fuoco che i corpi, fattisi ormai più sensibili,
poteron meno di prima reggere al freddo, all'aperto;
limò l'amore le asprezze e facilmente i bambini
con le moine addolcirono l'indole fiera dei padri.
Fra loro presero a stringere rapporti allora, i vicini,
vogliosi di non offendere e di non essere offesi,
ed invocarono sulle donne e sui bimbi il rispetto,
dando a capire coi gesti e i suoni inarticolati
essere giusto che tutti abbian rispetto dei deboli.
Non si poteva aver sempre piena concordia, ma stavano
i più con scrupolo ai patti, se no l'umana progeme
sarebbe andata distrutta ne, trasmettendosi, il seme
se ne sarebbe potuto perpetuar sino ad ora.