Traduzione di Versi 1053 - 1075, Libro 3 di Lucrezio

Versione originale in latino


Si possent homines, proinde ac sentire videntur
e quibus id fiat causis quoque noscere et unde
tanta mali tam quam moles in pectore constet,
haut ita vitam agerent, ut nunc plerumque videmus
quid sibi quisque velit nescire et quaerere semper,
commutare locum, quasi onus deponere possit.
exit saepe foras magnis ex aedibus ille,
esse domi quem pertaesumst, subitoque <revertit>,
quippe foris nihilo melius qui sentiat esse.
currit agens mannos ad villam praecipitanter
auxilium tectis quasi ferre ardentibus instans;
oscitat extemplo, tetigit cum limina villae,
aut abit in somnum gravis atque oblivia quaerit,
aut etiam properans urbem petit atque revisit.
hoc se quisque modo fugit, at quem scilicet, ut fit,
effugere haut potis est: ingratius haeret et odit
propterea, morbi quia causam non tenet aeger;
quam bene si videat, iam rebus quisque relictis
naturam primum studeat cognoscere rerum,
temporis aeterni quoniam, non unius horae,
ambigitur status, in quo sit mortalibus omnis
aetas, post mortem quae restat cumque manendo.

Traduzione all'italiano


Quando potessero gli uomini, al modo come nell'animo
sentono il peso che colla propria gravezza li opprime,
così saper da che causa ciò venga, e donde la macina,
direi, sì grande del male ci sta sul petto, vivrebbero
non come i più vivono oggi, che ignoran quello che vogliono
e non domandan di meglio che mutar sempre di luogo,
come se fosse possibile, così, deporre il fardello.
Questi, venutogli in uggia lo stare in casa, esce fuori
dai sontuosi palazzi e torna subito indietro,
perché non trova per nulla che si stia meglio di fuori.
Quello, sferzando i puledri, corre di furia alla villa
come dovesse salvare il fabbricato che brucia,
e già sbadiglia che ancora non n'ha toccato la soglia,
o casca morto dal sonno e cerca al letto il riposo,
oppure volta, e rientra di gran carriera in città.
Ciascuno all'io così fugge: ma resta all'io, contro voglia,
legato a cui non si sfugge: e, com'è logico, l'odia,
perché non vede il malato qual è la causa del male.
Se la vedesse, ciascuno, lasciata ogni altra faccenda,
si sforzerebbe, anzitutto, di penetrar la natura,
perché v'è in giucco lo stato del tempo eterno, non quello
d'una ora sola, e la sorte in cui dovranno trovarsi,
pel tempo eterno che avanza dopo la morte, i mortali.

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