Lucilio - Satire - 87 - 93 - Quintus Mucius Scaevola Augur

Versione originale in latino


Graecum te, Albuci, quam Romanum atque Sabinum,
municipem Ponti, Tritani, centurionum,
praeclarorum hominum ac primorum signiferumque,
maluisti dici. Graece ergo praetor Athenis,
id quod maluisti, te, cum ad me accedis, saluto:
«Chaere, – inquam – Tite!». Lictores, turma omnis chorusque:
«Chaere, Tite!», hinc hostis mi Albucius, hinc inimicus.

Traduzione all'italiano


O Albucio, tu preferisci essere chiamato Greco anzichè Sabino,
e compaesano di Ponzio, Tritano, di questo centurioni, uomini illustri e valorosi alfieri.Quindi ad Atene, poichè hai dimostrato di preferirlo, quando io avevo la carica di pretore, quando ti presentasti a me, ti ho salutato in greco: «Chaere, – dissi – O Tito!». E tutta la corte, la folla, i littori: "chaere, o Tito!". E fu proprio da quell'istante che Albucio mi venne contro, che mi diventò nemico.

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