Traduzione di Paragrafo 5, Libro 9 di Livio

Versione originale in latino


Consules profecti ad Pontium in conloquium, cum de foedere victor agitaret, negarunt iniussu populi foedus fieri posse nec sine fetialibus caerimoniaque alia sollemni. Itaque non, ut volgo credunt Claudiusque etiam scribit, foedere pax Caudina sed per sponsionem facta est. Quid enim aut sponsoribus in foedere opus esset aut obsidibus, ubi precatione res transigitur, per quem populum fiat quo minus legibus dictis stetur, ut eum ita Iuppiter feriat quemadmodum a fetialibus porcus feriatur? Spoponderunt consules, legati, quaestores, tribuni militum, nominaque omnium qui spoponderunt exstant, ubi, si ex foedere acta res esset, praeterquam duorum fetialium non exstarent; et propter necessariam foederis dilationem obsides etiam sescenti equites imperati, qui capite luerent, si pacto non staretur. Tempus inde statutum tradendis obsidibus exercituque inermi mittendo. Redintegravit luctum in castris consulum adventus, ut vix ab iis abstinerent manus, quorum temeritate in eum locum deducti essent, quorum ignavia foedius inde quam venissent abituri: illis non ducem locorum, non exploratorem fuisse; belvarum modo caecos in foveam missos. Alii alios intueri; contemplari arma mox tradenda et inermes futuras dextras obnoxiaque corpora hosti; proponere sibimet ipsi ante oculos iugum hostile et ludibria victoris et voltus superbos et per armatos inermium iter, inde foedi agminis miserabilem viam per sociorum urbes, reditum in patriam ad parentes, quo saepe ipsi maioresque eorum triumphantes venissent: se solos sine volnere, sine ferro, sine acie victos; sibi non stringere licuisse gladios, non manum cum hoste conferre; sibi nequiquam arma, nequiquam vires, nequiquam animos datos. Haec frementibus hora fatalis ignominiae advenit, omnia tristiora experiundo factura quam quae praeceperant animis. Iam primum cum singulis vestimentis inermes extra vallum exire iussi; et primi traditi obsides atque in custodiam abducti. Tum a consulibus abire lictores iussi paludamentaque detracta; tantam <id> inter eos qui paulo ante [eos] exsecrantes dedendos lacerandosque censuerant miserationem fecit, ut suae quisque condicionis oblitus ab illa deformatione tantae maiestatis velut ab nefando spectaculo averteret oculos.

Traduzione all'italiano


I consoli, essendo venuti a colloquio con Ponzio, mentre il vincitore voleva stipulare un trattato di pace, replicarono che il trattato non poteva essere stipulato senza il consenso del popolo, senza i feziali e il resto del consueto rituale. Per questo la pace di Caudio non fu stipulata con regolare trattato - come abitualmente si crede e come anche scrive Claudio -, ma tramite una garanzia personale. Infatti che bisogno ci sarebbe stato, per un trattato, di garanti e di ostaggi, visto che in quel caso l'accordo è stipulato dall'invocazione che Giove colpisca quel popolo venuto meno alle condizioni sancite, così come il maiale viene colpito dai feziali? Garanti si fecero i consoli, i luogotenenti, i questori, i tribuni militari, e ci restano i nomi di tutti coloro che sottoscrissero l'impegno (mentre rimarrebbero solo i nomi dei due feziali, nel caso fosse stato stipulato un vero e proprio trattato). Inoltre, per l'inevitabile rinvio del trattato, fu imposta la consegna di 600 cavalieri in qualità di ostaggi, destinati a pagare con la propria vita se i patti venivano violati. Fu poi fissato il termine per consegnare gli ostaggi e per lasciare libero l'esercito disarmato. Il rientro dei consoli rinnovò il dolore all'interno del-l'accampamento, e i soldati si trattennero a stento dallo scagliarsi addosso a quanti, per la loro imprudenza, li avevano trascinati in quel luogo: per la cui ignavia erano adesso costretti a uscirne in maniera ancora più infamante di come vi erano entrati; non erano ricorsi a una guida pratica della zona, né avevano effettuato ricognizioni, lasciandosi spingere alla cieca dentro una fossa come tante bestie selvatiche. Si guardavano gli uni con gli altri, osservavano le armi che presto avrebbero dovuto consegnare, le mani destinate a essere disarmate, i corpi soggetti alla volontà del nemico: avevano già di fronte agli occhi il giogo nemico, la derisione, gli sguardi arroganti dei vincitori, il passaggio senza armi in mezzo a uomini armati e ancora la mesta marcia dell'esercito disonorato attraverso le città alleate, il ritorno dai genitori in patria, là dove spesso essi stessi e i loro antenati erano rientrati in trionfo. Solo loro erano stati sconfitti senza subire ferite, senza armi, senza combattere; a loro non era stato concesso né di sguainare le spade né di scontrarsi in battaglia col nemico; a loro era stato infuso invano il coraggio. Mentre mormoravano queste cose, arrivò l'ora fatale dell'ignominia, destinata a rendere tutto, alla prova dei fatti, ancora più doloroso di quanto non avessero immaginato. In un primo tempo ricevettero disposizione di uscire dalla trincea senza armi, con addosso un'unica veste. I primi a essere consegnati e incarcerati furono gli ostaggi. Poi fu ingiunto ai littori di scostarsi dai consoli, cui fu invece tolta la mantella da generali: spettacolo questo che suscitò così grande compassione anche tra quanti poco prima si erano scagliati contro i consoli proponendo di consegnarli al nemico e di farli a pezzi, che ciascuno dei presenti, dimentico della propria sorte, distolse lo sguardo da quella profanazione di una simile autorità, come dalla vista di qualcosa di abominevole.