Traduzione di Paragrafo 44, Libro 9 di Livio

Versione originale in latino


Dictatorem idem annus habuit P. Cornelium Scipionem cum magistro equitum P. Decio Mure. Ab his, propter quae creati erant, comitia consularia habita, quia neuter consulum potuerat bello abesse. Creati consules L. Postumius Ti. Minucius. Hos consules Piso Q. Fabio et P. Decio suggerit biennio exempto, quo Claudium Volumniumque et Cornelium cum Marcio consules factos tradidimus. Memoriane fugerit in annalibus digerendis an consulto binos consules, falsos ratus, transcenderit, incertum est. Eodem anno in campum Stellatem agri Campani Samnitium incursiones factae. Itaque ambo consules in Samnium missi cum diversas regiones, Tifernum Postumius, Bovianum Minucius petisset, Postumi prius ductu ad Tifernum pugnatum. Alii haud dubie Samnites victos ac viginti milia hominum capta tradunt, alii Marte aequo discessum et Postumium metum simulantem nocturno itinere clam in montes copias abduxisse, hostes secutos duo milia inde locis munitis et ipsos consedisse. Consul ut stativa tuta copiosaque - et ita erant - petisse videretur, postquam et munimentis castra firmavit et omni apparatu rerum utilium instruxit, relicto firmo praesidio de vigilia tertia, qua duci proxime potest, expeditas legiones ad collegam, et ipsum adversus alios sedentem, ducit. Ibi auctore Postumio Minucius cum hostibus signa confert; et cum anceps proelium in multum diei processisset, tum Postumius integris legionibus defessam iam aciem hostium improviso invadit. Itaque cum lassitudo ac volnera fugam quoque praepedissent, occidione occisi hostes, signa unum et viginti capta, atque inde ad castra Postumi perrectum. Ibi duo victores exercitus perculsum iam fama hostem adorti fundunt fugantque; signa militaria sex et viginti capta et imperator Samnitium Statius Gellius multique alii mortales et castra utraque capta. Et Bovianum urbs postero die coepta oppugnari brevi capitur magnaque gloria rerum gestarum consules triumpharunt. Minucium consulem, cum volnere gravi relatum in castra, mortuum quidam auctores sunt, et M. Fulvium in locum eius consulem suffectum et ab eo, cum ad exercitum Minuci missus esset, Bovianum captum. Eo anno Sora Arpinum Cesennia recepta ab Samnitibus; Herculis magnum simulacrum in Capitolio positum dedicatumque.

Traduzione all'italiano


Lo stesso anno ebbe come dittatore Publio Cornelio Scipione, e Publio Decio Mure in qualità di maestro di cavalleria. I due presiedettero le elezioni consolari (cómpito per il quale erano stati nominati, in quanto nessuno dei due consoli aveva potuto allontanarsi dal fronte). Vennero eletti consoli Lucio Postumio e Tiberio Minucio. Questi consoli per Pisone seguono a Quinto Fabio e a Publio Decio, saltando però il biennio durante il quale abbiamo riferito che i consoli furono Claudio con Volumnio e Cornelio con Marcio. Non è chiaro se Pisone li abbia dimenticati nel redigere gli annali, oppure se abbia omesso di proposito i due consolati, ritenendoli privi di fondamento. Nel corso dello stesso anno ci furono incursioni da parte dei Sanniti nella pianura Stellate in Campania. Entrambi i consoli vennero inviati nel Sannio, dirigendosi però in zone diverse, Postumio a Tiferno e Minucio a Boviano. Il primo scontro avvenne a Tiferno, agli ordini di Postumio: alcuni autori sostengono che i Sanniti vennero sconfitti in maniera netta e che furono fatti 20.000 prigionieri; altri invece che le parti si allontanarono dopo una battaglia dall'esito rimasto incerto, che Postumio, fingendo di aver paura, marciando di notte andò a nascondere le sue truppe sui monti, e che i nemici gli tennero dietro, accampandosi a due miglia di distanza da lui in una posizione ben protetta. Il console, volendo dare l'impressione di aver scelto quella zona per porre l'accampamento fisso, in quanto sicura e ricca (come in effetti era), in un primo tempo fece dotare il campo di difese, attrezzandolo con ogni tipo di materiale. Dopo avervi lasciato una massiccia guarnigione armata, nel pieno della notte guidò lungo il percorso più breve possibile le sue truppe equipaggiate alla leggera fino a raggiungere il collega, accampato di fronte a un altro esercito nemico. Lì, su consiglio di Postumio, Minucio attaccò battaglia, e poiché lo scontro andò avanti nell'incertezza fino a giorno inoltrato Postumio aggredì all'improvviso con le sue forze ancora fresche i nemici ormai stremati. E così, visto che i Sanniti non riuscivano a fuggire per la stanchezza e le ferite riportate, furono uccisi tutti dal primo all'ultimo, mentre i Romani catturarono ventuno insegne, dirigendosi poi verso l'accampamento di Postumio. Qui i due eserciti vincitori, gettandosi sui nemici demoralizzati per le notizie ricevute, li travolsero costringendoli alla fuga e catturando ventisei insegne militari, più il comandante dei Sanniti Stazio Gellio, molti altri uomini ed entrambi gli accampamenti. Il giorno successivo venne iniziato l'assedio di Boviano, catturata anch'essa in breve tempo, e i due consoli che tanta gloria avevano conquistato con quelle imprese celebrarono il trionfo. Alcuni autori sostengono che il console Minucio, riportato nell'accampamento con una ferita molto grave, morì sul posto, e che per sostituirlo venne nominato console Marco Fulvio il quale, subentrando a Minucio nel comando del suo esercito, avrebbe conquistato Boviano. Nel corso di quell'anno Sora, Arpino e Cesennia vennero nuovamente strappate ai Sanniti, mentre una grande statua di Ercole venne collocata in Campidoglio e lì consacrata.