Traduzione di Paragrafo 32, Libro 9 di Livio

Versione originale in latino


Dum haec geruntur in Samnio, iam omnes Etruriae populi praeter Arretinos ad arma ierant, ab oppugnando Sutrio, quae urbs socia Romanis velut claustra Etruriae erat, ingens orsi bellum. Eo alter consulum Aemilius cum exercitu ad liberandos obsidione socios venit. Advenientibus Romanis Sutrini commeatus benigne in castra ante urbem posita advexere. Etrusci diem primum consultando maturarent traherentne bellum traduxerunt: postero die, ubi celeriora quam tutiora consilia magis placuere ducibus, sole orto signum pugnae propositum est armatique in aciem procedunt. Quod postquam consuli nuntiatum est, extemplo tesseram dari iubet ut prandeat miles firmatisque cibo viribus arma capiat. Dicto paretur. Consul ubi armatos paratosque vidit, signa extra vallum proferri iussit et haud procul hoste instruxit aciem. Aliquamdiu intenti utrimque steterunt exspectantes ut ab adversariis clamor et pugna inciperet, et prius sol meridie se inclinavit quam telum hinc aut illinc emissum est: inde, ne infecta re abiretur, clamor ab Etruscis oritur concinuntque tubae et signa inferuntur. Nec segnius a Romanis pugna initur. Concurrunt infensis animis; numero hostis, virtute Romanus superat; anceps proelium multos utrimque et fortissimum quemque absumit nec prius inclinata res est quam secunda acies Romana ad prima signa, integri fessis, successerunt, Etrusci, quia nullis recentibus subsidiis fulta prima acies fuit, ante signa circaque omnes ceciderunt. Nullo unquam proelio fugae minus nec plus caedis fuisset, ni obstinatos mori Tuscos nox texisset, ita ut victores priusquam victi pugnandi finem facerent. Post occasum solis signum receptui datum est; nocte ab utroque in castra reditum. Nec deinde quicquam eo anno rei memoria dignae apud Sutrium gestum est, quia et ex hostium exercitu prima tota acies deleta uno proelio fuerat subsidiariis modo relictis, vix quod satis esset ad castrorum praesidium, et apud Romanos tantum volnerum fuit ut plures post proelium saucii decesserint quam ceciderant in acie.

Traduzione all'italiano


Mentre nel Sannio succedevano queste cose, ormai tutti i popoli dell'Etruria - fatta eccezione per gli abitanti di Arezzo - erano corsi alle armi, scatenando, con l'assedio di Sutri, città alleata dei Romani e sorta di ingresso dell'Etruria, una guerra di grosse proporzioni. Il console Emilio con un esercito si mosse in quella direzione per liberare gli alleati dall'assedio. All'arrivo dei Romani, gli abitanti di Sutri portarono una grande quantità di vettovaglie nell'accampamento davanti alla città. Gli Etruschi spesero il primo giorno discutendo se accelerare o tirare in lungo la guerra. All'alba del giorno successivo, visto che i comandanti avevano deciso di optare per la soluzione più rapida anziché per la più sicura, diedero il segnale di battaglia e, armatisi, scesero in campo. Informato, il console fece immediatamente diffondere tra gli uomini l'ordine di mangiare, e di armarsi sùbito dopo essersi rimessi in forze. Una volta eseguiti gli ordini, il console, non appena li vide pronti e con le armi in pugno, fece uscire l'esercito fuori dalla trincea e lo schierò in ordine di battaglia non lontano dai nemici. Per qualche tempo entrambe le parti si studiarono, nell'attesa che l'avversario alzasse per primo il grido di guerra e desse inizio alla battaglia. Ma mezzogiorno passò senza che da una parte e dall'altra venisse lanciata una sola freccia. Poi gli Etruschi, per non doversi ritirare senza risultato, levarono il grido di battaglia e si lanciarono all'assalto al suono delle trombe. Ma anche i Romani si gettarono nella mischia con non minore determinazione. Si scontrarono con estrema animosità: se i nemici erano numericamente superiori, i Romani sopravanzavano per coraggio, e l'incertezza dello scontro fece molte vittime da entrambe le parti; caddero tutti i più forti in campo. La situazione rimase in bilico finché la seconda linea romana non diede il cambio alla prima, con gli uomini freschi al posto di quelli ormai provati. Gli Etruschi, poiché non avevano a disposizione riservisti freschi a supporto della prima linea, caddero in massa davanti e intorno alle loro insegne. In nessun'altra battaglia la strage sarebbe stata più impressionante e più esiguo il numero dei fuggiaschi, se il buio non avesse protetto gli Etruschi, la cui ostinazione a combattere era tanta che i vincitori abbandonarono la battaglia prima dei vinti. Dopo il tramonto venne dato il segnale della ritirata, e nella notte i due eserciti fecero rientro ai rispettivi accampamenti. Nella parte residua dell'anno, presso Sutri non accadde nulla che fosse degno di essere ricordato, perché l'intera prima linea dell'armata nemica era stata distrutta in quell'unica battaglia, e agli Etruschi rimanevano solo i riservisti, appena sufficienti per difendere l'accampamento. Ma anche da parte romana i feriti furono molti, al punto che i morti a séguito di ferite contratte furono più numerosi dei caduti in battaglia.