Traduzione di Paragrafo 29, Libro 9 di Livio

Versione originale in latino


[M. Valerio P. Decio coss.] profligato fere Samnitium bello, priusquam ea cura decederet patribus Romanis, Etrusci belli fama exorta est; nec erat ea tempestate gens alia, cuius secundum Gallicos tumultus arma terribiliora essent cum propinquitate agri tum multitudine hominum. Itaque altero consule in Samnio reliquias belli persequente P. Decius, qui graviter aeger Romae restiterat, auctore senatu dictatorem C. Iunium Bubulcum dixit. Is, prout rei magnitudo postulabat, omnes iuniores sacramento adigit, arma quaeque alia res poscit summa industria parat; nec tantis apparatibus elatus de inferendo bello agitat, quieturus haud dubie, nisi ultro arma Etrusci inferrent. Eadem in comparando cohibendoque bello consilia et apud Etruscos fuere; neutri finibus egressi. Et censura clara eo anno Ap. Claudi et C. Plauti fuit; memoriae tamen felicioris ad posteros nomen Appi, quod viam munivit et aquam in urbem duxit; eaque unus perfecit quia ob infamem atque invidiosam senatus lectionem verecundia victus collega magistratu se abdicaverat, Appius iam inde antiquitus insitam pertinaciam familiae gerendo solus censuram obtinuit. Eodem Appio auctore Potitia gens, cuius ad Aram Maximam Herculis familiare sacerdotium fuerat, servos publicos ministerii delegandi causa sollemnia eius sacri docuerat. Traditur inde, dictu mirabile et quod dimovendis statu suo sacris religionem facere posset, cum duodecim familiae ea tempestate Potitiorum essent, puberes ad triginta, omnes intra annum cum stirpe exstinctos; nec nomen tantum Potitiorum interisse sed censorem etiam [Appium] memori deum ira post aliquot annos luminibus captum.

Traduzione all'italiano


Mentre la guerra con i Sanniti era ormai avviata alla conclusione, prima ancora che il senato si fosse liberato di quel pensiero, cominciò a circolare la voce di una guerra scatenata dagli Etruschi. Galli a parte, in quel tempo non c'era nessun popolo le cui armi facessero più paura, sia per la prossimità sia per il numero. E così, mentre l'altro console portava a termine le ultime operazioni belliche nel Sannio, Publio Decio, rimasto a Roma perché seriamente ammalato, su proposta del senato nominò dittatore Gaio Giunio Bubulco. Quest'ultimo, poiché la situazione era così critica da renderlo necessario, bandì una leva militare di tutti i giovani, e provvide con estrema cura alle armi e alle altre necessità del momento. Pur confortato da questa grande disponibilità di mezzi, il dittatore non aveva l'intenzione di muovere guerra per primo, ma, senza dubbio, di attendere che gli Etruschi prendessero l'iniziativa. Senonché anche gli Etruschi si comportarono nella stessa maniera, facendo grossi preparativi bellici ma rinunciando a scatenarla. Di conseguenza nessuna delle due parti in causa uscì dal proprio territorio. In quell'anno fu memorabile la censura di Appio Claudio e Gaio Plauzio, anche se dei due il nome che rimase più a lungo presso i posteri fu quello di Appio, in quanto fece costruire una strada e l'acquedotto che porta l'acqua a Roma; queste opere le portò a termine da solo, perché il collega, per colpa di una revisione della lista dei senatori che aveva attirato dure critiche e risentimento contro i censori, aveva ceduto alla vergogna rinunciando alla carica. Appio allora, che dagli antenati aveva ereditato l'ostinazione tipica della famiglia, esercitò la censura da solo. Per iniziativa dello stesso Appio, la gens Potizia - cui in passato era riservato il culto dell'ara massima di Ercole - aveva istituito servi pubblici per affidare loro l'incombenza dei riti di quel culto. Stando a quanto si racconta, a séguito di questa decisione si verificò un fatto prodigioso che arrivò a creare scrupoli religiosi in quanti avessero voluto inserire delle innovazioni nei riti sacri: mentre in quel periodo le famiglie facenti capo alla gens Potizia erano dodici e comprendevano circa trenta uomini in età adulta, prima della fine dell'anno tutti i suoi membri con la relativa discendenza morirono. E non solo sparì il nome dei Potizi, ma alcuni anni dopo anche il censore Appio venne privato della vista dagli dèi, memori di quel fatto.