Traduzione di Paragrafo 13, Libro 9 di Livio

Versione originale in latino


Adversus quos Publilius consul cum dimicaturus esset, prius adloquendos milites ratus contionem advocari iussit; ceterum sicut ingenti alacritate ad praetorium concursum est, ita prae clamore poscentium pugnam nulla adhortatio imperatoris audita est; suus cuique animus memor ignominiae adhortator aderat. Vadunt igitur in proelium urgentes signiferos et, ne mora in concursu pilis emittendis stringendisque inde gladiis esset, pila velut dato ad id signo abiciunt strictisque gladiis cursu in hostem feruntur. Nihil illic imperatoriae artis ordinibus aut subsidiis locandis fuit; omnia ira militaris prope vesano impetu egit. Itaque non fusi modo hostes sunt sed ne castris quidem suis fugam impedire ausi Apuliam dissipati petiere; Luceriam tamen coacto rursus in unum agmine est perventum. Romanos ira eadem, quae per mediam aciem hostium tulerat, et in castra pertulit. Ibi plus quam in acie sanguinis ad caedis factum praedaeque pars maior ira corrupta. Exercitus alter cum Papirio consule locis maritimis pervenerat Arpos per omnia pacata Samnitium magis iniuriis et odio quam beneficio ullo populi Romani; nam Samnites, ea tempestate in montibus vicatim habitantes, campestria et maritima loca contempto cultorum molliore atque, ut evenit fere, locis simili genere ipsi montani atque agrestes depopulabantur. Quae regio si fida Samnitibus fuisset, aut pervenire Arpos exercitus Romanus nequisset aut interiecta [inter Romam et Arpos] penuria rerum omnium exclusos a commeatibus absumpsisset. Tum quoque profectos inde ad Luceriam iuxta obsidentes obsessosque inopia vexavit: omnia ab Arpis Romanis suppeditabantur, ceterum adeo exigue ut militi occupato stationibus vigiliisque et opere eques folliculis in castra ab Arpis frumentum veheret, interdum occursu hostium cogeretur abiecto ex equo frumento pugnare: obsessis priusquam alter consul victore exercitu advenit, et commeatus ex montibus Samnitium invecti erant et auxilia intromissa. Artiora omnia adventus Publili fecit, qui obsidione delegata in curam collegae vacuus per agros cuncta infesta commeatibus hostium fecerat. Itaque cum spes nulla esset diutius obsessos inopiam laturos, coacti Samnites, qui ad Luceriam castra habebant, undique contractis viribus signa cum Papirio conferre.

Traduzione all'italiano


Quando ormai era sul punto di attaccare battaglia, il console Publilio, pensando fosse opportuno rivolgere un appello ai suoi uomini, fece convocare l'assemblea. E tutti accorsero in massa con grande entusiasmo presso il pretorio, col risultato che il trambusto impedì ai soldati di sentire le parole del comandante: ciascuno era già esortato dalla propria coscienza, memore dell'umiliazione subita. E così si gettarono nella mischia sollecitando i portainsegne e, per non rallentare il combattimento lanciando prima i giavellotti e poi sguainando le spade, come avessero ricevuto un ordine in proposito, deposero a terra i giavellotti, e con le spade in pugno si lanciarono di corsa contro il nemico. In quella circostanza non ebbe alcuna incidenza la perizia strategica del comandante nel disporre i manipoli e le truppe di riserva, perché tutto fece con impeto quasi folle la rabbia dei soldati. Così i nemici non soltanto furono sbaragliati, ma non avendo il coraggio di porre fine alla fuga nemmeno all'interno dell'accampamento, si diressero in disordine verso l'Apulia. Ciò non ostante arrivarono a Luceria con l'esercito di nuovo inquadrato e compatto. La stessa rabbia che aveva spinto i Romani in mezzo alle fila nemiche li trascinò anche all'interno dell'accampamento. Lì ci furono sangue e massacri più ancora che nel pieno dello scontro, e la maggior parte del bottino andò distrutta in una mischia rabbiosa. L'altro esercito alla guida di Papirio era arrivato fino ad Arpi seguendo la costa, dopo esser stato accolto in maniera pacifica da tutte le popolazioni incontrate lungo la strada (più per le violenze subite da parte dei Sanniti e per il risentimento nei loro confronti che per aver ricevuto un qualche beneficio dal popolo romano). Infatti i Sanniti, da quel popolo di montanari e contadini che erano, visto che in quel tempo abitavano in villaggi sui monti, disprezzavano gli abitanti delle pianure in quanto più molli e, come di solito succede, simili alle terre nelle quali vivevano. Così molto spesso mettevano a ferro e fuoco le zone della pianura e quelle lungo la costa. Se questa area fosse rimasta fedele ai Sanniti, l'esercito romano non sarebbe stato in grado di arrivare ad Arpi, oppure - impedito di rifornirsi - sarebbe stato messo in ginocchio dalla mancanza di viveri. Eppure, anche così, una volta partiti da Arpi alla volta di Luceria, tanto gli assedianti quanto gli assediati furono afflitti dalla carestia. Ai Romani veniva fornita ogni cosa da Arpi, però soltanto in quantità molto ridotta: i cavalieri che dalla città portavano all'accampamento il frumento in sacchetti ai soldati impegnati nei servizi di guardia e di vigilanza e nei lavori di fortificazione, a volte, quando si imbattevano nel nemico, erano costretti ad abbandonare i viveri per combattere. Gli assediati invece, prima che arrivasse l'altro console con l'esercito vincitore, ricevevano vettovaglie e rinforzi dai monti del Sannio. Ma l'arrivo di Publilio rese tutto più difficile, perché - dopo aver lasciato al collega il cómpito di occuparsi dell'assedio ed essendo libero di girare per le campagne - il console sbarrò tutti gli accessi ai rifornimenti dei nemici. E così, siccome gli assediati non avevano alcuna speranza di resistere più a lungo alla fame, i Sanniti accampati presso Luceria, dopo aver raccolto forze da ogni parte, furono costretti a scontrarsi in campo aperto con Papirio.