Traduzione di Paragrafo 12, Libro 9 di Livio

Versione originale in latino


Samnitibus pro superba pace infestissimum cernentibus renatum bellum omnia quae deinde evenerunt non in animis solum sed prope in oculis esse; et sero ac nequiquam laudare senis Ponti utraque consilia, inter quae se medio lapsos victoriae possessionem pace incerta mutasse; et beneficii et maleficii occasione amissa pugnaturos cum eis quos potuerint in perpetuum vel inimicos tollere vel amicos facere. Adeoque nullodum certamine inclinatis viribus post Caudinam pacem animi mutaverant, ut clariorem inter Romanos deditio Postumium quam Pontium incruenta victoria inter Samnites faceret, et geri posse bellum Romani pro victoria certa haberent, Samnites simul rebellasse et vicisse crederent Romanum. Inter haec Satricani ad Samnites defecerunt, et Fregellae colonia necopinato adventu Samnitium - fuisse et Satricanos cum iis satis constat - nocte occupata est. Timor inde mutuus utrosque usque ad lucem quietos tenuit; lux pugnae initium fuit, quam aliquamdiu aequam - et quia pro aris ac focis dimicabatur et quia ex tectis adiuvabat imbellis multitudo - tamen Fregellani sustinuerunt; fraus deinde rem inclinavit, quod vocem audiri praeconis passi sunt incolumem abiturum qui arma posuisset. Ea spes remisit a certamine animos et passim arma iactari coepta. Pertinacior pars armata per aversam portam erupit tutiorque eis audacia fuit quam incautus ad credendum ceteris pavor, quos circumdatos igni nequiquam deos fidemque invocantes Samnites concremaverunt. Consules inter se partiti provincias, Papirius in Apuliam ad Luceriam pergit, ubi equites Romani obsides ad Caudium dati custodiebantur, Publilius in Samnio substitit adversus Caudinas legiones. Distendit ea res Samnitium animos, quod nec ad Luceriam ire, ne ab tergo instaret hostis, nec manere, ne Luceria interim amitteretur, satis audebant. Optimum visum est committere rem fortunae et transigere cum Publilio certamen; itaque in aciem copias educunt.

Traduzione all'italiano


I Sanniti, che al posto di una pace imposta con arroganza vedevano rinascere una guerra minacciosa, avevano non solo nell'animo ma quasi di fronte agli occhi il presentimento di quello che poi accadde. Ed elogiavano tardi e invano entrambi i suggerimenti dell'anziano Ponzio, perché, caduti com'erano a metà tra l'uno e l'altro, avevano barattato il possesso della vittoria con una pace priva di garanzie. Perduta così l'occasione di danneggiare il nemico o di arrecargli un beneficio, avrebbero dovuto misurarsi con quegli uomini che sarebbe stato loro possibile eliminare una volta per tutte come nemici o rendersi amici per sempre. E anche se non c'era ancora stata una battaglia in cui una delle due parti avesse avuto il sopravvento, dopo la pace di Caudio la condizione psicologica era così cambiata, che tra i Romani Postumio si era guadagnato più gloria dall'essersi consegnato ai nemici, di quanta non ne fosse toccata a Ponzio tra i Sanniti per la vittoria ottenuta senza spargimento di sangue. Per i Romani era già una vittoria sicura poter fare la guerra, mentre i Sanniti ritenevano che la ripresa della guerra fosse per i nemici come aver già avuto la meglio. Nel frattempo gli abitanti di Satrico passarono dalla parte dei Sanniti, e la colonia di Fregelle venne occupata dai Sanniti durante la notte con un'azione a sorpresa (a quanto pare assieme a loro c'erano anche dei Satricani). Così fu il timore reciproco a mantenere tranquille entrambe le parti fino all'alba. Il sorgere del giorno segnò l'inizio dello scontro, sostenuto per parecchio tempo alla pari dagli abitanti di Fregelle, che combattevano per i propri altari e focolari; anche la popolazione inerme collaborava, dai tetti delle case. La battaglia venne poi decisa da un trabocchetto, quando i Sanniti lasciarono risuonare la voce di un araldo che proclamava l'incolumità per chi avesse deposto le armi. Questa speranza smorzò negli animi la voglia di combattere, e da ogni parte iniziarono a gettare a terra le armi. I più ostinati si aprirono la strada con le armi attraverso la porta di fronte al nemico, e per loro l'audacia fu più sicura di quanto non fosse stata la paura per gli altri che si erano incautamente fidati, e che, invocando invano gli dèi e il rispetto della parola data, vennero avvolti dalle fiamme e bruciati vivi dai Sanniti. I consoli si divisero le zone di operazione ricorrendo alla sorte: Papirio partì per l'Apulia alla volta di Luceria (dove erano imprigionati i cavalieri romani dati in ostaggio a Caudio), mentre Publio si fermò nel Sannio per fronteggiare le legioni di Caudio. Questa mossa tenne in allarme i Sanniti, che non avevano il coraggio di spingersi fino a Luceria per paura che i nemici li inseguissero alle spalle, né di rimanere lì fermi, nel timore che Luceria finisse nel frattempo in mano ai Romani. L'ipotesi più praticabile sembrò quella di tentare la fortuna e di scontrarsi in campo aperto con Publilio. Per questo schierarono l'esercito in ordine di battaglia.