Traduzione di Paragrafo 36, Libro 8 di Livio

Versione originale in latino


Postquam dictator praeposito in urbe L. Papirio Crasso, magistro equitum Q. Fabio vetito quicquam pro magistratu agere, in castra rediit, neque civibus satis laetus adventus eius fuit nec hostibus quicquam attulit terroris. Namque postero die, seu ignari venisse dictatorem seu adesset an abesset parvi facientes, instructa acie ad castra accesserunt. Ceterum tantum momenti in uno viro L. Papirio fuit ut, si ducis consilia favor subsecutus militum foret, debellari eo die cum Samnitibus potuisse pro haud dubio habitum sit; ita instruxit aciem [loco ac subsidiis], ita omni arte bellica firmavit; cessatum a milite ac de industria, ut obtrectaretur laudibus ducis, impedita victoria est. Plures Samnitium cecidere, plures Romani volnerati sunt. Sensit peritus dux quae res victoriae obstaret: temperandum ingenium suum esse et severitatem miscendam comitati. Itaque adhibitis legatis ipse circuit saucios milites inserens in tentoria caput, singulosque ut sese haberet rogitans curam eorum nominatim legatis tribunisque et praefectis demandabat. Rem per se popularem ita dextere egit, ut medendis corporibus animi multo prius militum imperatori reconciliarentur nec quicquam ad salubritatem efficacius fuerit quam quod grato animo ea cura accepta est. Refecto exercitu cum hoste congressus haud dubia spe sua militumque ita fudit fugavitque Samnites ut ille ultimus eis dies conferendi signa cum dictatore fuerit. Incessit deinde qua duxit praedae spes victor exercitus perlustravitque hostium agros, nulla arma, nullam vim nec apertam nec insidiis expertus. Addebat alacritatem quod dictator praedam omnem edixerat militibus; nec ira magis publica quam privatum compendium in hostem acuebat. His cladibus subacti Samnites pacem a dictatore petiere; cum quo pacti ut singula vestimenta militibus et annuum stipendium darent, cum ire ad senatum iussi essent, secuturos se dictatorem responderunt, unius eius fidei virtutique causam suam commendantes. Ita deductus ex Samnitibus exercitus.

Traduzione all'italiano


Quando il dittatore rientrò nell'accampamento dopo aver affidato a Lucio Papirio Crasso il comando in città e aver vietato al maestro di cavalleria Quinto Fabio di prendere qualunque iniziativa inerente alla sua carica, il suo arrivo non fu troppo gradito ai concittadini, né spaventò minimamente il nemico. E infatti il giorno seguente, sia perché non sapevano che il dittatore era rientrato, sia perchè non attribuivano grossa importanza al fatto che egli fosse presente o meno, si avvicinarono all'accampamento schierati in ordine di battaglia. Ma l'importanza attribuita a un solo uomo, Lucio Papirio, era tanta che, se il favore dei soldati avesse assecondato i piani del loro comandante, certo quel giorno la guerra coi Sanniti avrebbe potuto esser portata a compimento: tale fu l'abilità dimostrata da Papirio nello schierare le truppe, proteggendole con la scelta di un luogo favorevole e dei rincalzi, e impiegando ogni accorgimento tattico. Ma gli uomini non si impegnarono, e a bella posta la vittoria fu gettata al vento per screditare il comandante. Tra i Sanniti ci furono più vittime, più feriti tra i Romani. L'esperto comandante comprese quale fosse l'ostacolo sulla via della vittoria: avrebbe dovuto moderare la propria indole e contemperare il rigore con un po' di umanità. E così, accompagnato dai luogotenenti, visitò di persona i soldati feriti, e mettendo la testa dentro le tende domandava a ciascuno come stesse; indicando il nome di ognuno di essi, ne affidava la cura a luogotenenti, tribuni e prefetti. L'iniziativa era già di per sé popolare, ma Papirio la condusse in maniera così abile che, curando i corpi dei suoi uomini, conquistò rapidamente il loro favore, e niente accelerò la loro guarigione quanto l'entusiasmo con il quale essi accolsero quell'interessamento. Quando le condizioni della truppa furono ristabilite, Papirio affrontò il nemico senza alcun dubbio sugli esiti dello scontro: i Sanniti vennero travolti e messi in fuga in modo così netto che quello fu il loro ultimo scontro con il dittatore. L'esercito vincitore si spostò poi nella zona dove c'era qualche speranza di fare bottino: attraversò il territorio nemico, senza mai trovare resistenza armata, né allo scoperto né in imboscate. L'operosità dei soldati era accresciuta dalla promessa del dittatore di lasciare loro l'intero bottino, e l'idea di un guadagno individuale li spingeva contro il nemico più del furore patriottico. Scoraggiati da queste disfatte, i Sanniti chiesero la pace al dittatore, con il quale concordarono di dare a ogni soldato un'uniforme e la paga di un anno; e avendo da lui ricevuto l'ordine di presentarsi di fronte al senato, essi risposero che avrebbero seguito il dittatore, affidando la propria causa unicamente alla sua lealtà e al suo senso dell'onore. Così l'esercito venne richiamato dal Sannio.