Traduzione di Paragrafo 34, Libro 8 di Livio

Versione originale in latino


Stabat cum eo senatus maiestas, favor populi, tribunicium auxilium, memoria absentis exercitus; ex parte altera imperium invictum populi Romani et disciplina rei militaris et dictatoris edictum pro numine semper observatum et Manliana imperia et posthabita filii caritas publicae utilitati iactabantur: hoc etiam L. Brutum, conditorem Romanae libertatis, antea in duobus liberis fecisse; nunc patres comes et senes faciles de alieno imperio spreto, tamquam rei parvae, disciplinae militaris eversae iuventuti gratiam facere. Se tamen perstaturum in incepto nec ei, qui adversus edictum suum turbatis religionibus ac dubiis auspiciis pugnasset, quicquam ex iusta poena remissurum. Maiestas imperii perpetuane esset non esse in sua potestate: L. Papirium nihil eius deminuturum; optare ne potestas tribunicia, inviolata ipsa, violet intercessione sua Romanum imperium neu populus in se potissimum dictatore vim et ius dictaturae exstinguat. Quod si fecisset, non L. Papirium sed tribunos, sed pravum populi iudicium nequiquam posteros accusaturos, cum polluta semel militari disciplina non miles centurionis, non centurio tribuni, non tribunus legati, non legatus consulis, non magister equitum dictatoris pareat imperio, nemo hominum, nemo deorum verecundiam habeat, non edicta imperatorum, non auspicia observentur, sine commeatu vagi milites in pacato, in hostico errent, immemores sacramenti licentia sua se ubi velint exauctorent, infrequentia deserantur signa, neque conveniatur ad edictum, nec discernatur interdiu nocte, aequo iniquo loco, [iussu] iniussu imperatoris pugnent, et non signa, non ordines servent, latrocinii modo caeca et fortuita pro sollemni et sacrata militia sit. 'horum criminum vos reos in omnia saecula offerte, tribuni plebi; vestra obnoxia capita pro licentia Q. Fabi obicite.'

Traduzione all'italiano


Erano dalla sua l'autorità del senato, il favore del popolo, l'appoggio dei tribuni e il ricordo dell'esercito lontano. Dall'altra parte venivano invece messi avanti l'invincibile autorità del popolo romano, la disciplina militare, gli ordini del dittatore (da sempre rispettati come il volere di un dio), la severità di Manlio che aveva anteposto il bene pubblico all'amore per il figlio; così aveva fatto in passato anche Lucio Bruto, fondatore della libertà romana, nei confronti dei suoi due figli. Ma ora dei padri indulgenti e degli anziani disposti a non dare peso alla violazione dell'autorità altrui, come se si trattasse di cosa da poco, perdonavano ai giovani di aver violato la disciplina militare. Il dittatore avrebbe tuttavia insistito nel suo proposito, e non avrebbe risparmiato nulla della giusta pena a un uomo che, contravvenendo al suo ordine, aveva affrontato una battaglia non ostante gli auspici fossero incerti e la volontà degli dèi in dubbio. Che l'autorità del più alto potere durasse o meno in eterno non dipendeva da lui: ma Lucio Papirio non avrebbe fatto nulla per sminuirla. Si augurava che i tribuni non ricorressero al loro potere - di per sé inviolato - per violare tramite l'intercessione l'autorità di Roma, e che il popolo non annientasse i poteri della dittatura proprio mentre a occupare quella carica era lui. Se lo avesse fatto, i posteri avrebbero invano accusato non Lucio Papirio, ma i tribuni e lo scellerato verdetto del popolo, quando, una volta violata la disciplina militare, i soldati semplici non avrebbero più obbedito ai centurioni, il centurione al tribuno, il tribuno al luogotenente, il maestro di cavalleria al dittatore; e nessuno avrebbe più avuto rispetto per gli uomini e riverenza per degli dèi, nessuno avrebbe più tenuto in alcun conto gli ordini dei comandanti e gli auspici, i soldati avrebbero vagato senza permesso in zone pacifiche come in area nemica, dimentichi del giuramento prestato avrebbero abbandonato il servizio quando e dove lo avessero voluto; le insegne sarebbero state abbandonate e gli uomini non si sarebbero adunati dopo aver ricevuto l'ordine di farlo, anzi avrebbero combattuto senza fare distinzioni tra il giorno e la notte, tra le posizioni favorevoli e quelle sfavorevoli, tra l'ordine e il divieto del comandante; non avrebbero aspettato il segnale, né mantenuto la posizione nello schieramento; il servizio militare, un tempo onorato e rispettato, si sarebbe trasformato in una forma di brigantaggio avventuroso e casuale. "Di queste colpe, o tribuni della plebe, assumetevi voi la responsabilità per tutti i giorni a venire, e lasciate che siano le vostre teste a pagare per l'indisciplina di Quinto Fabio".