Traduzione di Paragrafo 26, Libro 8 di Livio

Versione originale in latino


Eodem tempore et Nymphius praetorem Samnitium arte adgressus perpulerat, ut, quoniam omnis Romanus exercitus aut circa Palaepolim aut in Samnio esset, sineret se classe circumvehi ad Romanum agrum, non oram modo maris sed ipsi urbi propinqua loca depopulaturum; sed ut falleret, nocte proficiscendum esse extemploque naves deducendas. Quod quo maturius fieret, omnis iuventus Samnitium praeter necessarium urbis praesidium ad litus missa. Ubi dum Nymphius in tenebris et multitudine semet ipsa impediente, sedulo aliis alia imperia turbans, terit tempus, Charilaus ex composito ab sociis in urbem receptus, cum summa urbis Romano milite implesset, tolli clamorem iussit; ad quem Graeci signo accepto a principibus quievere, Nolani per aversam partem urbis via Nolam ferente effugiunt. Samnitibus exclusis ab urbe ut expeditior in praesentia fuga, ita foedior postquam periculo evaserunt visa, quippe qui inermes nulla rerum suarum non relicta inter hostes, ludibrium non externis modo sed etiam popularibus, spoliati atque egentes domos rediere. Haud ignarus opinionis alterius, qua haec proditio ab Samnitibus facta traditur, cum auctoribus hoc dedi, quibus dignius credi est, tum foedus Neapolitanum eo enim deinde summa rei Graecorum venit similius vero facit ipsos in amicitiam redisse. Publilio triumphus decretus, quod satis credebatur obsidione domitos hostes in fidem venisse. Duo singularia haec ei viro primum contigere, prorogatio imperii non ante in ullo facta et acto honore triumphus.

Traduzione all'italiano


Nel contempo Ninfio, per parte sua, aveva raggirato il comandante del presidio sannita, portandolo a concedergli, poiché l'intero esercito romano si trovava o intorno a Paleopoli o nel Sannio, di arrivare per via di mare in territorio romano e di devastare non solo la costa ma anche i dintorni stessi di Roma. Ma per evitare di essere scoperti, era necessario salpare in piena notte e mettere sùbito le navi in mare. Perché la cosa potesse essere attuata il più velocemente possibile, tutti i soldati sanniti, eccetto quei pochi necessari per fare da presidio armato alla città, vennero inviati sulla spiaggia. Mentre Ninfio, nel buio della notte, faceva scorrere il tempo impartendo ad arte ordini contraddittori per confondere una gran massa di armati già impacciata dalla sua stessa mole, Carilao, introdotto in città dai compagni secondo l'accordo prestabilito, occupata con i soldati romani la parte più alta della città, diede loro ordine di levare un grido: udendolo, i Greci obbedirono al segnale ricevuto e rimasero fermi, mentre i Nolani fuggirono dalla parte opposta della città per la strada che porta a Nola. I Sanniti, tagliati fuori dalla città, se da una parte ebbero sul momento dei vantaggi nella fuga, dall'altra essa sembrò loro ben più umiliante, quando si trovarono fuori pericolo. Disarmati com'erano, avendo lasciato tutto in mano al nemico, tornarono in patria spogliati e privi di ogni cosa, dileggiati non solo dagli stranieri ma anche dai loro concittadini. Pur non essendo all'oscuro dell'altra versione dei fatti che attribuisce la presa della città al tradimento compiuto dai Sanniti, non mi sono soltanto limitato a seguire gli autori più affidabili: è anche il trattato stipulato con Napoli - lì infatti i Greci trasferirono il loro quartier generale - a rendere più verosimile il fatto che essi siano spontaneamente tornati a un rapporto di amicizia. A Publilio venne decretato il trionfo perché vi erano sufficienti ragioni per credere che i nemici si fossero arresi a séguito dell'assedio. A lui toccarono per la prima volta due onori singolari: la proroga del comando, fino ad allora mai concessa ad alcuno, e un trionfo celebrato dopo la scadenza del mandato.