Traduzione di Paragrafo 14, Libro 8 di Livio

Versione originale in latino


Principes senatus relationem consulis de summa rerum laudare sed, cum aliorum causa alia esset, ita expediri posse consilium dicere, [si] ut pro merito cuiusque statueretur, [si] de singulis nominatim referrent populis. Relatum igitur de singulis decretumque. Lanuvinis civitas data sacraque sua reddita, cum eo ut aedes lucusque Sospitae Iunonis communis Lanuvinis municipibus cum populo Romano esset. Aricini Nomentanique et Pedani eodem iure quo Lanuvini in civitatem accepti. Tusculanis servata civitas quam habebant crimenque rebellionis a publica fraude in paucos auctores versum. In Veliternos, veteres cives Romanos, quod totiens rebellassent, graviter saevitum: et muri deiecti et senatus inde abductus iussique trans Tiberim habitare, ut eius qui cis Tiberim deprehensus esset usque ad mille pondo assium clarigatio esset nec priusquam aere persoluto is qui cepisset extra vincula captum haberet. In agrum senatorum coloni missi, quibus adscriptis speciem antiquae frequentiae Velitrae receperunt. Et Antium nova colonia missa, cum eo ut Antiatibus permitteretur, si et ipsi adscribi coloni vellent; naves inde longae abactae interdictumque mari Antiati populo est et civitas data. Tiburtes Praenestinique agro multati neque ob recens tantum rebellionis commune cum aliis Latinis crimen sed quod taedio imperii Romani cum Gallis, gente efferata, arma quondam consociassent. Ceteris Latinis populis conubia commerciaque et concilia inter se ademerunt. Campanis equitum honoris causa, quia cum Latinis rebellare noluissent, Fundanisque et Formianis, quod per fines eorum tuta pacataque semper fuisset via, civitas sine suffragio data. Cumanos Suessulanosque eiusdem iuris condicionisque cuius Capuam esse placuit. Naves Antiatium partim in navalia Romae subductae, partim incensae, rostrisque earum suggestum in foro exstructum adornari placuit, Rostraque id templum appellatum.

Traduzione all'italiano


I membri più autorevoli del senato elogiarono l'intervento del console su una questione politica capitale, ma dissero che, siccome non tutti i Latini si trovavano nella stessa situazione, si sarebbe potuta prendere una decisione conforme ai meriti di ciascun popolo soltanto esaminando i singoli casi uno per uno. Vennero così passati in rassegna e valutati singolarmente. Ai Lanuvini venne concessa la cittadinanza e furono lasciati i culti religiosi, a condizione però che il tempio e il bosco di Giunone Salvatrice diventassero patrimonio comune degli abitanti di Lanuvio e del popolo romano. Ad Aricini, Nomentani e Pedani venne concessa la cittadinanza alle stesse condizioni dei Lanuvini. Ai Tuscolani fu permesso di mantenere gli stessi diritti civili goduti in passato, e l'accusa di aver riaperto le ostilità ricadde su pochi responsabili, senza coinvolgere lo Stato. Il trattamento riservato ai Veliterni, un tempo cittadini romani, fu severissimo per la loro recidività: non soltanto furono rase al suolo le mura della loro città, ma i membri del senato ne vennero allontanati e furono costretti a stabilirsi al di là del Tevere: chi fosse stato colto al di qua del fiume avrebbe dovuto pagare una multa fino a mille assi, e l'esecutore dell'arresto non avrebbe dovuto rilasciare il prigioniero prima della riscossione della taglia. Nelle terre dei senatori vennero inviati coloni, il cui arruolamento restituì a Velitra la popolosità di un tempo. Anche ad Anzio fu insediata una nuova colonia, dando per scontato che agli Anziati sarebbe stato concesso di iscriversi di persona se lo avessero voluto. Le loro navi da guerra vennero sequestrate, mentre al popolo di Anzio fu vietato il mare e concessa la cittadinanza. Tiburtini e Prenestini vennero invece privati del territorio, non soltanto per la recente accusa di ammutinamento insieme con altre genti latine, ma anche per il fatto che, stanchi del potere di Roma, si erano in passato alleati con i Galli, gente selvaggia. Agli altri popoli latini venne negato il diritto di esercitare mutui scambi commerciali, di contrarre matrimoni misti e di tenere delle assemblee comuni. Ai Campani, per il valore dei loro cavalieri che non avevano voluto ribellarsi assieme ai Latini, e agli abitanti di Fonda e di Formia, attraverso il cui territorio il passaggio era sempre stato sicuro e tranquillo, venne concessa la cittadinanza senza diritto di voto. Agli abitanti di Cuma e di Suessula vennero concesse le stesse garanzie e le stesse condizioni riservate a Capua. Parte delle navi degli Anziati venne rimorchiata nei cantieri navali di Roma, parte fu invece data alle fiamme e si decise di utilizzarne i rostri per ornare una tribuna costruita nel foro, alla quale andò il nome di Rostri.