Traduzione di Paragrafo 1, Libro 8 di Livio

Versione originale in latino


Iam consules erant C. Plautius iterum L. Aemilius Mamercus, cum Setini Norbanique Romam nuntii defectionis Privernatium cum querimoniis acceptae cladis venerunt. Volscorum item exercitum duce Antiati populo consedisse ad Satricum allatum est. Utrumque bellum Plautio sorte evenit. Prius ad Privernum profectus extemplo acie conflixit; haud magno certamine devicti hostes; oppidum captum redditumque Privernatibus praesidio valido imposito; agri partes duae ademptae. Inde victor exercitus Satricum contra Antiates ductus. Ibi magna utrimque caede atrox proelium fuit; et cum tempestas eos neutro inclinata spe dimicantes diremisset, Romani nihil eo certamine tam ambiguo fessi in posterum diem proelium parant. Volscis recensentibus quos viros in acie amisissent haudquaquam idem animus ad iterandum periculum fuit; nocte pro victis Antium agmine trepido sauciis ac parte impedimentorum relicta abierunt. Armorum magna vis cum inter caesa hostium corpora tum in castris inventa est. Ea Luae Matri dare se consul dixit finesque hostium usque ad oram maritimam est depopulatus. Alteri consuli Aemilio ingresso Sabellum agrum non castra Samnitium, non legiones usquam oppositae; ferro ignique vastantem agros legati Samnitium pacem orantes adeunt. A quo reiecti ad senatum, potestate facta dicendi, positis ferocibus animis pacem sibi ab Romanis bellique ius adversus Sidicinos petierunt: quae se eo iustius petere, quod et in amicitiam populi Romani secundis suis rebus, non adversis ut Campani, venissent, et adversus Sidicinos sumerent arma, suos semper hostes, populi Romani nunquam amicos, qui nec ut Samnites in pace amicitiam nec ut Campani auxilium in bello petissent, nec in fide populi Romani nec in dicione essent. Cum de postulatis Samnitium.

Traduzione all'italiano


Erano già consoli Gaio Plauzio (per la seconda volta) e Lucio Emilio Mamerco, quando gli abitanti di Sezia e di Norba vennero a Roma per riferire che i Privernati si erano ribellati, e per lamentarsi delle devastazioni subite. Si apprese anche che un esercito di Volsci, alla cui testa erano gli Anziati, si era accampato nei pressi di Satrico. Entrambe le guerre toccarono in sorte a Plauzio. Come prima cosa marciò contro Priverno, venendo immediatamente allo scontro armato. Sconfitti i nemici senza eccessivi sforzi, catturò la città, cui impose una massiccia guarnigione, e la restituì agli abitanti, privandola però di due terzi della terra. Di lì l'esercito vincitore venne condotto a Satrico per affrontare gli Anziati. La battaglia combattuta nei pressi di quella città fu tremenda e costò a entrambe le parti ingenti perdite; un temporale la interruppe quando non era ancora chiaro a quale dei due schieramenti sarebbe andata la vittoria, e i Romani, per nulla scoraggiati da uno scontro così incerto, si prepararono a gettarsi di nuovo nella mischia il giorno successivo. Ma i Volsci, una volta passati in rassegna gli uomini per calcolare il numero dei caduti, non avevano più alcuna intenzione di esporsi una seconda volta allo stesso pericolo. La notte, come fossero stati sconfitti, abbandonarono sul posto i feriti e parte dei bagagli, e marciarono impauriti alla volta di Anzio. Una grande quantità di armi venne allora rinvenuta, non soltanto in mezzo ai corpi dei caduti, ma anche nell'accampamento nemico. Dopo aver dichiarato che avrebbe consegnato quelle spoglie alla Madre Lua, il console devastò il territorio nemico fino alla costa. L'altro console, Emilio, entrò nel territorio sabellico, ma non trovò né l'accampamento dei Sanniti né tracce del nemico. Mentre era impegnato a devastare le campagne, fu raggiunto da inviati dei Sanniti che recavano richieste di pace. Inviati dal console al senato, essi ottennero la possibilità di parlare: abbandonata l'arroganza di sempre, pregarono i Romani di concedere loro la pace e il diritto di portare guerra ai Sidicini; queste richieste parevano loro più che giustificate, in quanto erano diventati amici dei Romani in un periodo più favorevole (e non, come i Campani, nel pieno dei rovesci), e inoltre avevano preso le armi contro i Sidicini, loro nemici di sempre, e mai amici dei Romani; infatti i Sidicini non avevano mai, come i Sanniti, richiesto l'amicizia in tempo di pace, né, come i Campani, assistenza in tempo di guerra, e tantomeno si trovavano sotto la protezione del popolo romano cui non erano sottomessi.