Traduzione di Paragrafo 42, Libro 7 di Livio

Versione originale in latino


Praeter haec invenio apud quosdam L. Genucium tribunum plebis tulisse ad plebem ne fenerare liceret; item aliis plebi scitis cautum ne quis eundem magistratum intra decem annos caperet neu duos magistratus uno anno gereret utique liceret consules ambos plebeios creari. Quae si omnia concessa sunt plebi, apparet haud parvas vires defectionem habuisse. Aliis annalibus proditum est neque dictatorem Valerium dictum sed per consules omnem rem actam neque antequam Romam veniretur sed Romae eam multitudinem coniuratorum ad arma consternatam esse nec in T. Quincti villam sed in aedes C. Manli nocte impetum factum eumque a coniuratis comprehensum ut dux fieret; inde ad quartum lapidem profectos loco munito consedisse; nec ab ducibus mentionem concordiae ortam sed repente, eum in aciem armati exercitus processissent, salutationem factam et permixtos dextras iungere ac complecti inter se lacrimantes milites coepisse coactosque consules, cum viderent aversos a dimicatione militum animos, rettulisse ad patres de concordia reconcilianda. Adeo nihil praeterquam seditionem fuisse eamque compositam inter antiquos rerum auctores constat. Et huius fama seditionis et susceptum cum Samnitibus grave bellum aliquot populos ab Romana societate avertit, et praeter Latinorum infidum iam diu foedus Privernates etiam Norbam atque Setiam, finitimas colonias Romanas, incursione subita depopulati sunt.

Traduzione all'italiano


Oltre a questi provvedimenti, ho trovato presso alcune fonti che il tribuno della plebe Lucio Genucio propose alla plebe di dichiarare illegale il prestito a interesse. E che con altri plebisciti venne stabilito che nessuno avrebbe potuto detenere la stessa magistratura nell'arco di dieci anni, né una doppia magistratura nel corso di un unico anno, e che fosse possibile eleggere due consoli di estrazione plebea. Se al popolo furono concessi tutti questi privilegi, allora è evidente che quell'ammutinamento militare aveva avuto non poca forza. Altri annalisti riportano invece che Valerio non fu eletto dittatore, che l'intera questione venne condotta dai consoli, che la massa di rivoltosi venne piegata con le armi, e inoltre che l'attacco notturno non venne portato alla fattoria di Tito Quinzio, bensì alla casa di Gaio Manlio, il quale venne catturato dai ribelli e costretto a divenirne il comandante. Secondo queste fonti, sarebbero partiti di lì per andarsi ad accampare a quattro miglia da Roma, in un luogo fortificato. I comandanti non avrebbero fatto accenni alla concordia, ma all'improvviso, quando i due schieramenti erano ormai di fronte in armi, si sarebbero scambiati il saluto militare, mentre i soldati, mescolandosi gli uni con gli altri, avrebbero cominciato a stringersi la mano e ad abbracciarsi piangendo. E i consoli, vedendo che gli uomini non erano nella disposizione di combattere, si sarebbero visti costretti a proporre al senato di ristabilire l'armonia tra le parti in causa. Così gli storici del passato sono d'accordo soltanto sul fatto che l'insurrezione armata sia avvenuta e che sia stata poi ricomposta. La notizia di questo ammutinamento unita alla difficile guerra iniziata coi Sanniti spinse alcuni popoli a rinunciare all'alleanza con Roma: a parte i Latini, che già da tempo erano alleati inaffidabili, i Privernati devastarono con un'improvvisa incursione anche le colonie romane di Norba e Sezia.