Traduzione di Paragrafo 38, Libro 7 di Livio

Versione originale in latino


Huius certaminis fortuna et Faliscos, cum in indutiis essent, foedus petere ab senatu coegit et Latinos iam exercitibus comparatis ab Romano in Paelignum vertit bellum. Neque ita rei gestae fama Italiae se finibus tenuit sed Carthaginienses quoque legatos gratulatum Romam misere cum coronae aureae dono, quae in Capitolio in Iovis cella poneretur; fuit pondo viginti quinque. Consules ambo de Samnitibus triumpharunt sequente Decio insigni cum laude donisque, cum incondito militari ioco haud minus tribuni celebre nomen quam consulum esset. Campanorum deinde Suessulanorumque auditae legationes, precantibusque datum ut praesidium eo in hiberna mitteretur, quo Samnitium excursiones arcerentur. Iam tum minime salubris militari disciplinae Capua instrumento omnium voluptatium delenitos militum animos avertit a memoria patriae, inibanturque consilia in hibernis eodem scelere adimendae Campanis Capuae per quod illi eam antiquis cultoribus ademissent: neque immerito suum ipsorum exemplum in eos versurum; cur autem potius Campani agrum Italiae uberrimum, dignam agro urbem, qui nec se nec sua tutari possent, quam victor exercitus haberet qui suo sudore ac sanguine inde Samnites depulisset? An aequum esse dediticios suos illa fertilitate atque amoenitate perfrui, se militando fessos in pestilenti atque arido circa urbem solo luctari aut in urbe insidentem labem crescentis in dies fenoris pati? Haec agitata occultis coniurationibus necdum volgata in omnes consilia invenit novus consul C. Marcius Rutulus, cui Campania sorte provincia evenerat, Q. Servilio collega ad urbem relicto. Itaque cum omnia ea, sicut gesta erant, per tribunos comperta haberet, et aetate et usu doctus quippe qui iam quartum consul esset dictatorque et censor fuisset, optimum ratus differendo spem quandocumque vellent consilii exsequendi militarem impetum frustrari, rumorem dissipat in iisdem oppidis et anno post praesidia hibernatura - divisa enim erant per Campaniae urbes manaverantque a Capua consilia in exercitum omnem. Eo laxamento cogitationibus dato quievit in praesentia seditio.

Traduzione all'italiano


L'esito favorevole di quella guerra indusse non solo i Falisci, con i quali era in atto una tregua, a chiedere un trattato al senato, ma spinse anche i Latini, le cui truppe erano già pronte alla battaglia, a spostare il loro attacco dai Romani contro i Peligni. La fama di questo trionfo non rimase confinata alla sola Italia: anche i Cartaginesi inviarono degli ambasciatori per congratularsi coi Romani e per offrire loro in dono una corona d'oro del peso di venticinque libbre da collocare nella cella del tempio di Giove sul Campidoglio. A entrambi i consoli venne accordato il trionfo sui Sanniti e dietro di loro nella sfilata veniva Decio, coperto di decorazioni e onusto di gloria: i soldati, nei loro rozzi cori, ne citarono il nome un numero non inferiore di volte rispetto a quello del console. In séguito vennero ascoltate le delegazioni dei Campani e degli abitanti di Suessula: la loro richiesta, accolta positivamente da Roma, era di ottenere una guarnigione armata che potesse stare con loro per la durata dell'inverno al fine di proteggerli da eventuali incursioni dei Sanniti. Già allora Capua non era affatto un luogo ideale per la disciplina militare: centro di ogni piacevole attrattiva, esercitò sugli animi dei soldati un'influenza tale da indurli, mentre erano negli accampamenti invernali, a progettare di togliere Capua ai Campani, con quella stessa scelleratezza con cui questi l'avevano strappata ai suoi antichi abitanti: pensavano che non sarebbe stato ingiusto rivolgere contro di loro l'esempio dato. E poi, perché mai la terra più fertile d'Italia e una città degna di quella terra dovevano restare in mano ai Campani che non erano in grado di proteggere né se stessi né i loro possedimenti, invece di passare a un esercito vincitore che col suo sangue e il suo sudore aveva scacciato di lì i Sanniti? O era forse giusto che chi si era consegnato a Roma godesse di tutta quella bellezza e di quella fertilità, mentre loro, esausti per le continue campagne, lottavano in una terra arida e malsana intorno a Roma, oppure dovevano sopportare il peso dell'usura che attanagliava la città e che cresceva giorno dopo giorno? Questi progetti, discussi in riunioni segrete e non ancora comunicati al resto della truppa, furono scoperti dal nuovo console Gaio Marcio Rutulo, cui la sorte aveva affidato il cómpito di occuparsi della Campania, mentre il collega Quinto Servilio era rimasto a Roma. Perciò, venuto a conoscenza, tramite i tribuni, dell'esatto svolgimento dei fatti, assennato com'era per l'età avanzata e le passate esperienze (era quello il suo quarto consolato, dopo una dittatura e una censura), pensò che la cosa migliore fosse placare l'irruenza di quei giovani, incoraggiandone la speranza di poter realizzare il loro piano in qualunque momento avessero voluto. Perciò fece diffondere la voce che anche l'anno successivo le guarnigioni armate avrebbero trascorso l'inverno nelle stesse città (le truppe infatti erano state distribuite tra le varie città della Campania, e da Capua i progetti di occupazione si erano diffusi in tutto l'esercito). Questo provvedimento appagò i congiurati, facendo sì che la rivolta rimanesse al momento allo stato di idea.