Traduzione di Paragrafo 29, Libro 7 di Livio

Versione originale in latino


Maiora iam hinc bella et viribus hostium et vel longinquitate regionum vel temporum spatio quibus bellatum est dicentur. Namque eo anno adversus Samnites, gentem opibus armisque validam, mota arma; Samnitium bellum ancipiti Marte gestum Pyrrhus hostis, Pyrrhum Poeni secuti. Quanta rerum moles. Quotiens in extrema periculorum ventum, ut in hanc magnitudinem quae vix sustinetur erigi imperium posset. Belli autem causa cum Samnitibus Romanis, cum societate amicitiaque iuncti essent, extrinsecus venit, non orta inter ipsos est. Samnites Sidicinis iniusta arma, quia viribus plus poterant, cum intulissent, coacti inopes ad opulentiorum auxilium confugere Campanis sese coniungunt. Campani magis nomen ad praesidium sociorum quam vires cum attulissent, fluentes luxu ab duratis usu armorum in Sidicino pulsi agro in se deinde molem omnem belli verterunt. Namque Samnites, omissis Sidicinis ipsam arcem finitimorum [Campanos] adorti, unde aeque facilis victoria, praedae atque gloriae plus esset, Tifata, imminentes Capuae colles, cum praesidio firmo occupassent, descendunt inde quadrato agmine in planitiem quae Capuam Tifataque interiacet. Ibi rursus acie dimicatum; adversoque proelio Campani intra moenia compulsi, cum robore iuventutis suae acciso nulla propinqua spes esset, coacti sunt ab Romanis petere auxilium.

Traduzione all'italiano


Da questo momento bisogna parlare di conflitti di ben altre proporzioni sia per le forze messe in campo dai nemici sia per la lontananza della loro terra di provenienza e per la durata di quelle guerre. Nel corso dell'anno si presero infatti le armi contro i Sanniti, un popolo potente per risorse e per dotazioni militari. Dopo la guerra, dall'esito incerto, con i Sanniti, si combatté contro Pirro e dopo di lui fu la volta dei Cartaginesi. Quale serie di formidabili eventi! Quante volte i Romani giunsero a rischiare il massimo perché lo Stato potesse essere innalzato alla grandezza che ora a stento si regge! E pensare che la causa della guerra tra Sanniti e Romani - due popoli uniti in passato da legami di alleanza e amicizia - fu un motivo esterno di cui essi non furono responsabili. Poiché i Sanniti avevano ingiustamente attaccato i Sidicini profittando della loro superiorità, i Sidicini, costretti nella condizione di inferiori a chiedere aiuto a un popolo con maggiori risorse, si rivolsero ai Campani. Ma questi ultimi fornirono agli alleati un aiuto più nominale che reale: abituati com'erano a una molle vita di agiatezze, i Campani vennero battuti nel territorio dei Sidicini da una popolazione indurita dall'uso delle armi e si videro precipitare addosso l'intero peso della guerra. E infatti i Sanniti, senza più dare alcuna importanza ai Sidicini, assalirono i Campani, cioè la vera roccaforte dei loro vicini, sui quali avrebbero ottenuto una facile vittoria, con un bottino più ricco e maggior gloria: dopo aver occupato le alture del Tifata (situate proprio sopra Capua) lasciandovi un agguerrito presidio, di lì si riversarono in assetto di battaglia nella pianura che si trova tra Capua e il Tifata. Fu in quel punto che si combatté una seconda battaglia: sconfitti e ricacciati all'interno delle mura, i Campani, dopo che il fiore delle loro truppe era stato fatto a pezzi e avevano ormai perso ogni speranza, furono costretti a chiedere aiuto ai Romani.