Traduzione di Paragrafo 28, Libro 7 di Livio

Versione originale in latino


Hos consules secuti sunt M. Fabius Dorsuo Ser. Sulpicius Camerinus. Auruncum inde bellum ab repentina populatione coeptum; metuque ne id factum populi unius consilium omnis nominis Latini esset, dictator - velut adversus armatum iam Latium - L. Furius creatus magistrum equitum Cn. Manlium Capitolinum dixit; et cum - quod per magnos tumultus fieri solitum erat - iustitio indicto dilectus sine vacationibus habitus esset, legiones quantum maturari potuit in Auruncos ductae. Ibi praedonum magis quam hostium animi inventi; prima itaque acie debellatum est. Dictator tamen, quia et ultro bellum intulerant et sine detractatione se certamini offerebant, deorum quoque opes adhibendas ratus inter ipsam dimicationem aedem Iunoni Monetae vovit; cuius damnatus voti cum victor Romam revertisset, dictatura se abdicavit. Senatus duumviros ad eam aedem pro amplitudine populi Romani faciendam creari iussit; locus in arce destinatus, quae area aedium M. Manli Capitolini fuerat. Consules dictatoris exercitu ad bellum Volscum usi Soram ex hostibus, incautos adorti, ceperunt. Anno postquam vota erat aedes Monetae dedicatur C. Marcio Rutulo tertium T. Manlio Torquato iterum consulibus. Prodigium extemplo dedicationem secutum, simile vetusto montis Albani prodigio; namque et lapidibus pluit et nox interdiu visa intendi; librisque inspectis cum plena religione civitas esset, senatui placuit dictatorem feriarum constituendarum causa dici. Dictus P. Valerius Publicola; magister equitum ei Q. Fabius Ambustus datus est. Non tribus tantum supplicatum ire placuit sed finitimos etiam populos, ordoque iis, quo quisque die supplicarent, statutus. Iudicia eo anno populi tristia in feneratores facta, quibus ab aedilibus dicta dies esset, traduntur; et res haud ulla insigni ad memoriam causa ad interregnum redit. Ex interregno, ut id actum videri posset, ambo patricii consules creati sunt, M. Valerius Corvus tertium A. Cornelius Cossus.

Traduzione all'italiano


A questi consoli successero Marco Fabio Dorsuone e Servio Sulpicio Camerino. Un'improvvisa incursione degli Aurunci diede origine a una guerra. Temendo che quel gesto fosse il frutto di un piano organizzato dall'intera nazione latina (anche se l'incursione era stata effettuata da un solo popolo), come se ormai si trattasse di fronteggiare il Lazio in armi, venne nominato dittatore Lucio Furio, il quale scelse come maestro di cavalleria Gneo Manlio Capitolino. Dopo aver bandito una leva militare nella quale non furono ammesse eccezioni - come di solito succedeva nei casi di assoluta emergenza -, il dittatore proclamò la sospensione dell'attività giudiziaria e quindi si mise a capo delle legioni per raggiungere quanto prima il territorio degli Aurunci. Lì comprese che quella gente aveva indole di predoni più che di guerrieri: e così concluse la guerra al primo scontro. Ma il dittatore, considerando che ad aggredire erano stati gli Aurunci, i quali si lanciavano nel combattimento senza esitazione, ritenne necessario invocare anche l'aiuto degli dèi e per questo, mentre lo scontro era nella fase più calda, fece voto di dedicare un tempio a Giunone Moneta. Tornato a Roma vincitore, adempì il voto; poi si dimise dalla dittatura. Il senato diede ordine di eleggere due commissari con il cómpito di far costruire un tempio degno della grandezza del popolo romano. All'edificio fu riservata un'area sulla cittadella, nel punto in cui un tempo si trovava la casa di Marco Manlio Capitolino. Utilizzando l'esercito del dittatore per fare guerra ai Volsci, i consoli li attaccarono di sorpresa e strapparono loro la città di Sora. Il tempio di Giunone Moneta venne consacrato un anno dopo che era stato promesso in voto, durante il consolato di Gaio Marcio Rutulo e Tito Manlio Torquato (eletti rispettivamente per la terza e la seconda volta). Immediatamente dopo la cerimonia di inaugurazione si verificò un evento prodigioso, simile a quello avvenuto sul monte Albano in tempi remoti. Cadde infatti una pioggia di pietre e in pieno giorno si fece notte. Dopo la consultazione dei libri sibillini, la città fu invasa dalla superstizione, così che il senato decise di nominare un dittatore per stabilire un calendario di cerimonie religiose. La nomina cadde su Publio Valerio Publicola al quale venne assegnato come maestro di cavalleria Quinto Fabio Ambusto. Essi stabilirono che a rivolgere suppliche fossero non solo le tribù ma anche i popoli confinanti; fu fissato un ordine che assegnava una data alle suppliche di ogni singola gente. A quanto si racconta, nel corso di quell'anno il popolo emise severe sentenze ai danni di alcuni usurai citati in giudizio dagli edili. Si ritornò poi a un periodo di interregno, senza però una giustificazione di particolare rilievo. E dopo l'interregno ci fu - in modo che potesse sembrarne il motivo - l'elezione a consoli di due patrizi, Marco Valerio Corvo (eletto per la terza volta) e Aulo Cornelio Cosso.