Traduzione di Paragrafo 8, Libro 6 di Livio

Versione originale in latino


Dato deinde signo ex equo desilit et proximum signiferum manu arreptum secum in hostem rapit 'infer, miles' clamitans, 'signum.' Quod ubi videre, ipsum Camillum, iam ad munera corporis senecta invalidum, vadentem in hostes, procurrunt pariter omnes clamore sublato 'sequere imperatorem' pro se quisque clamantes. Emissum etiam signum Camilli iussu in hostium aciem ferunt idque ut repeteretur concitatos antesignanos; ibi primum pulsum Antiatem, terroremque non in primam tantum aciem sed etiam ad subsidiarios perlatum. Nec vis tantum militum movebat, excitata praesentia ducis, sed quod Volscorum animis nihil terribilius erat quam ipsius Camilli forte oblata species; ita quocumque se intulisset victoriam secum haud dubiam trahebat. Maxime id evidens fuit, cum in laevum cornu prope iam pulsum arrepto repente equo cum scuto pedestri advectus conspectu suo proelium restituit, ostentans vincentem ceteram aciem. Iam inclinata res erat, sed turba hostium et fuga impediebatur et longa caede conficienda multitudo tanta fesso militi erat, cum repente ingentibus procellis fusus imber certam magis victoriam quam proelium diremit. Signo deinde receptui dato nox insecuta quietis Romanis perfecit bellum; Latini namque et Hernici relictis Volscis domos profecti sunt, malis consiliis pares adepti eventus; Volsci ubi se desertos ab eis videre quorum fiducia rebellaverant, relictis castris moenibus Satrici se includunt; quos primo Camillus vallo circumdare et aggere atque operibus oppugnare est adortus. Quae postquam nulla eruptione impediri videt, minus esse animi ratus in hoste quam ut in eo tam lentae spei victoriam exspectaret, cohortatus milites ne tamquam Veios oppugnantes in opere longinquo sese tererent, victoriam in manibus esse, ingenti militum alacritate moenia undique adgressus scalis oppidum cepit. Volsci abiectis armis sese dediderunt.

Traduzione all'italiano


Dopo aver quindi suonato la carica, scese da cavallo e prendendo per mano l'alfiere più vicino lo trascinò con sé verso il nemico gridando: "Avanti l'insegna, o soldato!". Quando gli uomini videro Camillo in persona, ormai inabile alle fatiche per l'età avanzata, procedere verso il nemico levarono l'urlo di guerra e si buttarono all'assalto tutti insieme, ciascuno gridando per proprio conto "Seguite il generale!". Si racconta anche che Camillo ordinò di lanciare un'insegna tra le linee nemiche, e che gli antesignani furono incitati a riprenderla. Allora gli Anziati cominciarono a ripiegare e il panico non si diffuse soltanto tra le prime linee, ma anche tra le truppe di riserva. Ciò che li turbava non era unicamente l'impeto dei Romani accresciuto nella sua violenza dalla presenza del comandante, ma il fatto che per i Volsci non c'era niente di più inquietante dell'apparire qua e là di Camillo in persona. E per questo dovunque egli si rivolgeva, portava con sé la vittoria sicura. Ciò fu chiaro soprattutto quando, essendo l'ala sinistra ormai prossima a cadere, egli afferrò all'improvviso un cavallo e dirigendosi al galoppo in quella direzione armato di uno scudo da fanteria, ristabilì le sorti della battaglia con la sua sola presenza, mostrando che il resto dell'esercito stava avendo la meglio. L'esito della battaglia era già scontato, ma la grande massa dei nemici rappresentava di per sé un ostacolo alla fuga e i Romani, stremati dalla fatica, avrebbero dovuto compiere un lungo massacro per sterminare una simile moltitudine, quando all'improvviso i rovesci d'acqua di una violentissima tempesta interruppero quella che più di una semplice battaglia era ormai una vittoria sicura. Venne quindi dato il segnale della ritirata e la notte che seguì fu per i Romani immersi nel sonno la fine della campagna. Infatti Latini ed Ernici abbondonarono i Volsci e se ne tornarono nei rispettivi paesi, conseguendo un risultato all'altezza dei loro perfidi progetti. E i Volsci, quando si resero conto di essere stati abbandonati da coloro che li avevano indotti a ribellarsi e sui quali contavano, sgombrarono l'accampamento e si andarono a barricare all'interno delle mura di Satrico. Camillo sulle prime li fece isolare con la costruzione di una palizzata e di un fossato, pensando di cingerli d'assedio. Quando però vide che dall'interno non veniva effettuata alcuna sortita per impedire la costruzione in atto, pensando che il nemico fosse così scoraggiato da non giustificare una vittoria procrastinata nel tempo, esortò i suoi uomini a non sprecare troppe energie in lunghi lavori di fortificazione come se si fosse trattato dell'assedio di Veio, dato che ormai avevano in mano la vittoria; grazie infatti all'enorme ardore dei soldati, assalì le mura da ogni direzione e con l'uso di scale riuscì a catturare la città. I Volsci gettarono le armi e si arresero.