Traduzione di Paragrafo 40, Libro 6 di Livio

Versione originale in latino


Adversus tam obstinatam orationem tribunorum cum prae indignitate rerum stupor silentiumque inde ceteros patrum defixisset, Ap. Claudius Crassus, nepos decemviri, dicitur odio magis iraque quam spe ad dissuadendum processisse et locutus in hanc fere sententiam esse: 'neque novum neque inopinatum mihi sit, Quirites, si, quod unum familiae nostrae semper obiectum est ab seditiosis tribunis, id nunc ego quoque audiam, Claudiae gentis iam inde ab initio nihil antiquius in re publica patrum maiestate fuisse, semper plebis commodis adversatos esse. Quorum alterum neque nego neque infitias eo - nos, ex quo adsciti sumus simul in civitatem et patres, enixe operam dedisse ut per nos aucta potius quam imminuta maiestas earum gentium inter quas nos esse voluistis dici vere posset: illud alterum pro me maioribusque meis contendere ausim, Quirites, nisi, quae pro universa re publica fiant, ea plebi tamquam aliam incolenti urbem adversa quis putet, nihil nos neque privatos neque in magistratibus quod incommodum plebi esset scientes fecisse nec ullum factum dictumve nostrum contra utilitatem vestram, etsi quaedam contra voluntatem fuerint, vere referri posse. An hoc, si Claudiae familiae non sim nec ex patricio sanguine ortus sed unus Quiritium quilibet, qui modo me duobus ingenuis ortum et vivere in libera civitate sciam, reticere possim L. Illum Sextium et C. Licinium, perpetuos, si dis placet, tribunos, tantum licentiae novem annis quibus regnant sumpsisse, ut vobis negent potestatem liberam suffragii non in comitiis, non in legibus iubendis se permissuros esse? '"sub condicione" inquit, "nos reficietis decimum tribunos." quid est aliud dicere "quod petunt alii, nos adeo fastidimus ut sine mercede magna non accipiamus"? Sed quae tandem ista merces est qua vos semper tribunos plebis habeamus? "ut rogationes" inquit, "nostras, seu placent seu displicent, seu utiles seu inutiles sunt, omnes coniunctim accipiatis." obsecro vos, Tarquinii tribuni plebis, putate me ex media contione unum civem succlamare "bona venia vestra liceat ex his rogationibus legere quas salubres nobis censemus esse, antiquare alias." "non" inquit, "licebit tu de fenore atque agris quod ad vos omnes pertinet iubeas et hoc portenti non fiat in urbe Romana uti L. Sextium atque hunc C. Licinium consules, quod indignaris, quod abominaris, videas; aut omnia accipe, aut nihil fero"; ut si quis ei quem urgeat fames venenum ponat cum cibo et aut abstinere eo quod vitale sit iubeat aut mortiferum vitali admisceat. Ergo si esset libera haec civitas, non tibi frequentes succlamassent "abi hinc cum tribunatibus ac rogationibus tuis"? Quid? Si tu non tuleris quod commodum est populo accipere, nemo erit qui ferat? Illud si quis patricius, si quis, quod illi volunt invidiosius esse, Claudius diceret "aut omnia accipite, aut nihil fero", quis vestrum, Quirites, ferret? Nunquamne vos res potius quam auctores spectabitis sed omnia semper quae magistratus ille dicet secundis auribus, quae ab nostrum quo dicentur adversis accipietis? At hercule sermo est minime civilis; quid? Rogatio qualis est, quam a vobis antiquatam indignantur? Sermoni, Quirites, simillima. "consules" inquit, "rogo ne vobis quos velitis facere liceat." an aliter [rogat] qui utique alterum ex plebe fieri consulem iubet nec duos patricios creandi potestatem vobis permittit? Si hodie bella sint, quale Etruscum fuit cum Porsenna Ianiculum insedit, quale Gallicum modo cum praeter Capitolium atque arcem omnia haec hostium erant, et consulatum cum hoc M. Furio et quolibet alio ex patribus L. Ille Sextius peteret, possetisne ferre Sextium haud pro dubio consulem esse, Camillum de repulsa dimicare? Hocine est in commune honores vocare, ut duos plebeios fieri consules liceat, duos patricios non liceat? Et alterum ex plebe creari necesse sit, utrumque ex patribus praeterire liceat? Quaenam ista societas, quaenam consortio est? Parum est, si, cuius pars tua nulla adhuc fuit, in partem eius venis, nisi partem petendo totum traxeris? "timeo" inquit, "ne, si duos licebit creari patricios, neminem creetis plebeium." quid est dicere aliud "quia indignos vestra voluntate creaturi non estis, necessitatem vobis creandi quos non voltis imponam"? Quid sequitur, nisi ut ne beneficium quidem debeat populo, si cum duobus patriciis unus petierit plebeius et lege se non suffragio creatum dicat?

Traduzione all'italiano


Sentendo i tribuni pronunciare questo discorso tanto risoluto, mentre il resto dei patrizi, indignati per quanto stava succedendo, era piombato da quel momento in un silenzio pieno di stupore, si racconta che Appio Claudio Crasso, nipote del decemviro, mosso più dallo sdegno e dalla rabbia che non dalla speranza, si fece avanti per dissuaderli e si rivolse loro più o meno in questi termini: "Non sarebbe né strano né sorprendente, o Quiriti, se anch'io ora dovessi udire quello che la demagogia dei tribuni ha sempre rimproverato alla mia famiglia, e cioè che la stirpe Claudia, sin dalle sue origini, nell'ordinamento dello Stato nulla ha ritenuto più importante dell'autorità dei patrizi, e si è sempre schierata contro gli interessi della plebe. Per quanto riguarda la prima delle accuse, io non nego né rifiuto di riconoscere che noi, fino dal momento in cui fummo accolti come cittadini e patrizi, per quello che era in nostro potere, abbiamo moltiplicato gli sforzi perché si potesse veramente affermare che l'autorità di quelle famiglie nel cui novero avete voluto inserirci venisse accresciuta piuttosto che diminuita attraverso il nostro operato. Quanto poi alla seconda accusa, parlando per me e per i miei antenati, a meno che uno sostenga che tutto il bene fatto per l'intero paese sia in netto contrasto con gli interessi della plebe (come se i suoi membri fossero gli abitanti di un'altra città), oserei affermare che noi non abbiamo mai fatto nulla, né da privati cittadini né da magistrati, che volontariamente danneggiasse la plebe, e che non si può citare nessuna nostra azione o nostra parola contraria al vostro vantaggio, anche se alcuni di essi andavano contro ai vostri desideri. Ma se io non fossi un membro della famiglia Claudia e non avessi sangue patrizio nelle vene, ma fossi uno qualsiasi dei Quiriti, che sappia soltanto di essere nato da due genitori liberi e di vivere in un paese libero, potrei passare sotto silenzio che questi vostri Lucio Sestio e Gaio Licinio, tribuni della plebe a vita (se così vogliono gli dèi), nei nove anni del loro regno si sono arrogati una licenza tale da affermare che non vi consentiranno di esercitare il vostro diritto di voto né in sede elettorale né nell'approvazione delle leggi? "Ci rieleggerete - dice uno di loro - tribuni per la decima volta, ma a un patto." Il che significa: "L'onore che gli altri cercano di raggiungere noi lo disdegniamo a tal punto che non lo accetteremo se non dietro una grossa ricompensa." Ma alla fin fine qual è il prezzo per continuare ad avervi come tribuni della plebe? "Che accettiate in blocco tutte le nostre proposte di legge, che vi piacciano o no, utili o dannose che siano." Vi scongiuro, voi tribuni della plebe, novelli Tarquini, fate conto che io sia un cittadino qualunque che gridi dal centro dell'assemblea "Permetteteci, con buona pace, di scegliere, all'interno delle proposte presentate, soltanto quelle che riteniamo vantaggiose per noi, e di respingere le altre." "Tu - risponderebbe uno di loro - vorresti approvare le misure che si riferiscono alla questione dei debiti e della terra e che riguardano voi tutti, e non vorresti invece che a Roma si verifichi la mostruosità di vedere consoli Lucio Sestio e il qui presente Gaio Licinio (cosa questa da te ritenuta indegna e abominevole). O accetti tutto, oppure io non presento nessuna proposta." Come se a un affamato qualcuno mettesse del veleno nel cibo e poi gli ordinasse di rinunciare a ciò che gli ridarebbe vita oppure di mescolare la parte letale a quella in grado di rimetterlo in forze. Perciò, se questa fosse una città libera, non ti avrebbero già gridato in tantissimi nel pieno dell'assemblea: "Vattene di qua coi tuoi tribunati e le tue proposte di legge?". Cosa? Se tu non proporrai ciò che il popolo ha interesse di accettare, non ci sarà nessun altro in grado di farlo? Se un qualche patrizio, se un qualche Claudio (cosa che a Sestio e Licinio risulterebbe essere ancora più sgradita) dovesse dire "O accettate tutto, oppure non proporrò nulla", chi di voi, o Quiriti, lo tollererebbe? Non vi deciderete mai a guardare alla sostanza piuttosto che alle persone, e accoglierete sempre con favore ciò che dice quel magistrato, e con prevenzione ciò che dice uno di noi? Ma, per Ercole, ecco un discorso indegno di un buon cittadino! E che tipo di proposta è quella per la quale si sdegnerebbero se voi la respingeste? Assomiglia moltissimo al discorso in questione, o Quiriti. "Propongo - dice uno di loro - che non vi sia lecito eleggere i consoli che preferite." E non chiede la stessa cosa chi pretende che uno dei due consoli sia comunque plebeo e non vi lascia la possibilità di scegliere due patrizi? Se oggi dovesse scoppiare una guerra del genere di quella combattuta contro gli Etruschi quando Porsenna si impadronì del Gianicolo, o di quella recente contro i Galli, durante la quale, salvo il Campidoglio e la rocca, tutto era in mano al nemico, e un Lucio Sestio si candidasse al consolato insieme al qui presente Marco Furio o a qualche altro patrizio, potreste tollerare che Lucio Sestio fosse, senza discussione, console, e che Marco Furio corresse il rischio di una sconfitta? È questo che voi chiamate avere gli onori in comune? Che cioè venga autorizzata l'elezione di due plebei, e vietata la scelta di due patrizi? Che uno dei due consoli debba per forza essere plebeo, e che sia possibile escludere da entrambi i posti il candidato patrizio? Che razza di comunanza, che razza di associazione è mai questa? È poco aver parte di un diritto dal quale eravate esclusi in precedenza, e chiedendo una parte volete avere tutto? "Ho paura - replicherebbe uno di loro - che, se sarà permesso eleggere due patrizi, voi non eleggerete nessun plebeo." Il che equivale a dire: "Dato che non eleggerete mai di vostra spontanea volontà individui che non siano all'altezza, io vi imporrò di eleggere i candidati che non sono di vostro gradimento." Cosa ne conseguirebbe, salvo il fatto che non avrà obblighi di riconoscenza nei confronti del popolo un plebeo che si candidi da solo insieme a due patrizi, e potrà dichiarare di essere stato eletto non a séguito del voto ma in base alla legge?