Traduzione di Paragrafo 31, Libro 6 di Livio

Versione originale in latino


Insequentis anni principia statim seditione ingenti arsere tribunis militum consulari potestate Sp. Furio Q. Servilio iterum Licinio~ Menenio tertium P. Cloelio M. Horatio L. Geganio. Erat autem et materia et causa seditionis aes alienum; cuius noscendi gratia Sp. Servilius Priscus Q. Cloelius Siculus censores facti ne rem agerent bello impediti sunt; namque trepidi nuntii primo, fuga deinde ex agris legiones Volscorum ingressas fines popularique passim Romanum agrum attulere. In qua trepidatione tantum afuit ut civilia certamina terror externus cohiberet, ut contra eo violentior potestas tribunicia impediendo dilectu esset, donec condiciones impositae patribus ne quis, quoad bellatum esset, tributum daret aut ius de pecunia credita diceret. Eo laxamento plebi sumpto mora dilectui non est facta. Legionibus novis scriptis placuit duos exercitus in agrum Volscum legionibus divisis duci. Sp. Furius M. Horatius dextrorsus [in] maritimam oram atque Antium, Q. Servilius et L. Geganius laeva ad montes [et] Ecetram pergunt. Neutra parte hostis obvius [fuit]. Populatio itaque non illi vagae similis quam Volscus latrocinii more, discordiae hostium fretus et virtutem metuens, per trepidationem raptim fecerat sed ab iusto exercitu iusta ira facta, spatio quoque temporis gravior. Quippe a Volscis timentibus ne interim exercitus ab Roma exiret incursiones in extrema finium factae erant; Romano contra etiam in hostico morandi causa [erat], ut hostem ad certamen eliceret. Itaque omnibus passim tectis agrorum vicisque etiam quibusdam exustis, non arbore frugifera, non satis in spem frugum relictis, omni quae extra moenia fuit hominum pecudumque praeda abacta Romam utrimque exercitus reducti.

Traduzione all'italiano


All'inizio dell'anno successivo, sotto il tribunato militare di Spurio Furio, Quinto Servilio (per la seconda volta), Lucio Menenio (per la terza), Publio Clelio, Marco Orazio e Lucio Geganio, scoppiarono gravi disordini, il cui oggetto e la cui causa erano rappresentati dai debiti. Spurio Servilio Prisco e Quinto Clelio Siculo vennero nominati censori per poterne accertare l'entità, ma la guerra impedì loro di accingersi al compito. Infatti prima dei messaggeri spaventati, poi i villici in fuga dalle campagne riferirono che le legioni dei Volsci avevano superato il confine e stavano dovunque mettendo a ferro e fuoco la campagna romana. Non ostante questa situazione d'allarme, la minaccia proveniente dall'esterno fu tanto lontana dal frenare gli scontri interni, che al contrario i tribuni della plebe ostacolarono la leva con ancora maggiore determinazione, fino a quando furono imposte ai patrizi queste condizioni, che per tutta la durata del conflitto nessuno avrebbe pagato il tributo di guerra né avrebbe potuto essere processato per questioni di debiti contratti. Dopo aver ottenuto per la plebe queste concessioni, cessò l'ostruzionismo alla leva. Una volta arruolate le nuove legioni, si decise di inviare due eserciti nel territorio dei Volsci, dividendo però le forze: Spurio Furio e Marco Orazio marciarono verso destra, in direzione della costa e di Anzio, mentre Quinto Servilio e Lucio Geganio si portarono a sinistra, verso le montagne ed Ecetra. In nessuna delle due parti il nemico si fece incontro. Pertanto si buttarono a saccheggiare le campagne, ma non in fretta e disordinatamente, da banditi, come avevano fatto i Volsci, i quali contavano sulle discordie degli avversari, ma ne temevano il valore, bensì come un esercito legittimo, mosso da ira legittima e più devastante negli effetti per il fatto di impiegare più tempo nell'operazione. Infatti i Volsci avevano fatto scorrerie al limite estremo del territorio romano, per paura che nel frattempo l'esercito avversario potesse uscire da Roma. Al contrario i Romani si trattenevano in territorio nemico per attirare i Volsci allo scontro. Così, dopo aver incendiato tutte le fattorie sparse nei campi e anche alcuni villaggi, senza lasciare in piedi nemmeno un albero da frutto e distruggendo i seminati che ancora potessero far sperare nel raccolto, i due eserciti si portarono via come bottino tutti gli uomini e gli animali catturati al di fuori delle mura e quindi tornarono a Roma.