Traduzione di Paragrafo 30, Libro 6 di Livio

Versione originale in latino


Comitia inde habita tribunorum militum consulari potestate, quibus aequatus patriciorum plebeiorumque numerus. Ex patribus creati P. Et C. Manlii cum L. Iulio; plebes C. Sextilium M. Albinium L. Antistium dedit. Manliis, quod genere plebeios, gratia Iulium anteibant, Volsci provincia sine sorte, sine comparatione, extra ordinem data; cuius et ipsos postmodo et patres qui dederant paenituit. Inexplorato pabulatum cohortes misere; quibus velut circumventis, cum id falso nuntiatum esset, dum praesidio ut essent citati feruntur, ne auctore quidem adservato qui eos hostis Latinus pro milite Romano frustratus erat ipsi in insidias praecipitavere. Ibi dum iniquo loco sola virtute militum restantes caedunt caedunturque, castra interim Romana iacentia in campo ab altera parte hostes invasere. Ab ducibus utrobique proditae temeritate atque inscitia res; quidquid superfuit Fortunae populi Romani, id militum etiam sine rectore stabilis virtus tutata est. Quae ubi Romam sunt relata, primum dictatorem dici placebat; deinde, postquam quietae res ex Volscis adferebantur et apparuit nescire eos victoria et tempore uti, revocati etiam inde exercitus ac duces; otiumque inde, quantum a Volscis, fuisset; id modo extremo anno tumultuatum quod Praenestini concitatis Latinorum populis rebellarunt. Eodem anno Setiam ipsis querentibus penuriam hominum novi coloni adscripti; rebusque haud prosperis bello domestica quies, quam tribunorum militum ex plebe gratia maiestasque inter suos obtinuit, solacium fuit.

Traduzione all'italiano


Si tennero poi le elezioni dei tribuni militari con potestà consolare, nelle quali patrizi e plebei ebbero un numero uguale di eletti. Tra i patrizi ottennero la nomina Publio e Gaio Manlio insieme a Lucio Giulio; la plebe fornì invece come magistrati Gaio Sestilio, Marco Albinio e Lucio Antistio. I due Manli erano superiori ai colleghi plebei per nobiltà di natali e a Lucio Giulio per autorevolezza. Così, con una procedura straordinaria, venne loro affidata la campagna contro i Volsci, senza fare ricorso al sorteggio o all'accordo preventivo tra i colleghi (assegnazione questa di cui in séguito si dovettero pentire sia loro stessi sia i senatori che l'avevano concessa). Essi inviarono delle coorti a fare rifornimento di foraggio senza però aver prima effettuato delle ricognizioni. Giunta la falsa notizia che le coorti erano state accerchiate, si affrettarono a portare loro aiuto, e, senza nemmeno tener sotto sorveglianza l'informatore (si trattava di un nemico latino che li aveva ingannati facendosi passare per un soldato romano), caddero in un'imboscata. Mentre lì, resistendo, anche se attestati in una posizione svantaggiosa, grazie al solo coraggio degli uomini, subivano grosse perdite ma ne infliggevano altrettante, dalla parte opposta i nemici attaccarono l'accampamento romano situato in pianura. Nell'uno e nell'altro episodio, la causa romana venne tradita dall'avventatezza e dall'inesperienza dei comandanti. Ciò che restava della buona sorte del popolo romano, venne salvato dal sicuro valore dei soldati che continuavano a battersi non ostante fossero privi di una guida. Non appena giunse a Roma la notizia di questi avvenimenti, la prima reazione fu quella di nominare un dittatore. Poi però, quando si venne a sapere che nel territorio dei Volsci la situazione era sotto controllo e risultò evidente che il nemico non aveva saputo sfruttare la vittoria e l'occasione favorevole, vennero richiamate le truppe e i comandanti che si trovavano in quella zona e da qual momento in poi non ci furono più problemi almeno per quel che riguardava i Volsci. L'unico motivo di allarme - verso la fine dell'anno - fu rappresentato da una ribellione dei Prenestini che spinsero i popoli latini alla rivolta. Nel corso di quello stesso anno vennero iscritti dei nuovi coloni per la città di Sezia, visto che i suoi abitanti si lamentavano della penuria di popolazione. Gli insuccessi in campo militare vennero compensati dalla pace interna, ottenuta grazie all'influenza e al prestigio di cui i tribuni militari plebei godevano presso la plebe.