Traduzione di Paragrafo 24, Libro 6 di Livio

Versione originale in latino


Simul primo concursu concrepuere arma, hostis dolo non metu pedem rettulit. Lenis ab tergo clivus erat inter aciem et castra; et, quod multitudo suppeditabat, aliquot validas cohortes in castris armatas instructasque reliquerant, quae inter commissum iam certamen, ubi vallo appropinquasset hostis, erumperent. Romanus cedentem hostem effuse sequendo in locum iniquum pertractus opportunus huic eruptioni fuit; versus itaque in victorem terror et novo hoste et supina valle Romanam inclinavit aciem. Instant Volsci recentes qui e castris impetum fecerant; integrant et illi pugnam qui simulata cesserant fuga. Iam non recipiebat se Romanus miles sed immemor recentis ferociae veterisque decoris terga passim dabat atque effuso cursu castra repetebat, cum Camillus subiectus ab circumstantibus in equum et raptim subsidiis oppositis 'haec est' inquit, 'milites, pugna quam poposcistis? Quis homo, quis deus est, quem accusare possitis? Vestra illa temeritas, vestra ignavia haec est. Secuti alium ducem sequimini nunc Camillum et quod ductu meo soletis vincite. Quid vallum et castra spectatis? Neminem vestrum illa nisi victorem receptura sunt'. Pudor primo tenuit effusos; inde, ut circumagi signa obvertique aciem viderunt in hostem et dux, praeterquam quod tot insignis triumphis, etiam aetate venerabilis inter prima signa ubi plurimus labor periculumque erat se offerebat, increpare singuli se quisque et alios, et adhortatio in vicem totam alacri clamore pervasit aciem. Neque alter tribunus rei defuit sed missus a collega restituente peditum aciem ad equites, non castigando - ad quam rem leviorem auctorem eum culpae societas fecerat - sed ab imperio totus ad preces versus orare singulos universosque ut se reum fortunae eius diei crimine eximerent: 'abnuente ac prohibente collega temeritati me omnium potius socium quam unius prudentiae dedi. Camillus in utraque vestra fortuna suam gloriam videt; ego, ni restituitur pugna, quod miserrimum est, fortunam cum omnibus, infamiam solus sentiam.' optimum visum est in fluctuante acie tradi equos et pedestri pugna invadere hostem. Eunt insignes armis animisque qua premi parte maxime peditum copias vident. Nihil neque apud duces neque apud milites remittitur a summo certamine animi. Sensit ergo eventus virtutis enixae opem et Volsci, qua modo simulato metu cesserant, ea in veram fugam effusi, magna pars et in ipso certamine et post in fuga caesi, ceteri in castris quae capta eodem impetu sunt; plures tamen capti quam occisi.

Traduzione all'italiano


Appena risuonarono al primo scontro le armi, i nemici indietreggiarono, non tanto per paura quanto per una calcolata astuzia. Alle loro spalle c'era un lieve rialzo del terreno tra il campo di battaglia e l'accampamento. Siccome avevano uomini in eccesso, avevano schierato nell' accampamento alcune coorti armate, il cui compito sarebbe stato quello di uscire allo scoperto nel caso in cui, a battaglia già in pieno svolgimento, i nemici si fossero avvicinati alla trincea. I Romani, essendosi buttati in maniera disordinata all'inseguimento dei nemici in ritirata, vennero attirati in una posizione svantaggiosa, esponendosi così a quel tipo di sortita. Il terrore investì chi si credeva vincitore: sia per la comparsa del nuovo nemico, sia per il declivio del fondovalle, la schiera romana cominciò a cedere, incalzata dalle forze fresche dei Volsci che avevano operato la sortita, alle quali si andarono ad aggiungere di rincalzo anche gli altri che si erano ritirati simulando la fuga. I soldati romani non riuscivano più a riprendersi. Dimentichi della baldanza di poco prima e delle antiche glorie, volgevano le spalle da ogni parte e correvano all'impazzata in direzione dell'accampamento. In quel preciso istante Camillo, fattosi mettere in sella da quelli che gli stavano intorno, dopo aver buttato frettolosamente nella mischia i riservisti ai suoi ordini: "È questo," gridò, "soldati, il tipo di battaglia che volevate? C'è qualcuno tra gli uomini, tra gli dèi che ora possiate accusare? Vostra è stata la temerarietà di prima, così come vostra è adesso la viltà. Avete seguito un altro comandante: ora seguite Camillo e, com'è vostra abitudine quando sono io al comando, vincete. Perché fissate la trincea e l'accampamento? Nessuno di voi ci entrerà, se non da vincitore." Prima la vergogna arrestò le truppe in fuga. Poi, quando videro che gli stendardi si rivolgevano in avanti e che le schiere puntavano contro il nemico, e che il loro comandante, famoso per i molti trionfi ottenuti e venerando per età, si esponeva al pericolo in mezzo ai vessilliferi, cioè là dove il rischio e l'intensità della battaglia erano elevatissimi, cominciarono a incitarsi reciprocamente, e il grido di mutuo incoraggiamento si diffuse per tutto l'esercito con animoso clamore. Non venne a mancare l'apporto neppure dell'altro tribuno. Anzi, inviato a incitare la cavalleria dal collega impegnato nel frattempo a riordinare la fanteria, Lucio Furio, senza ricorrere ai rimproveri - visto che la sua corresponsabilità nella loro colpa avrebbe privato di efficacia un atteggiamento di quel tipo -, ma passando dagli ordini alle preghiere, li scongiurò uno per uno e tutti insieme di evitargli l'incriminazione come responsabile dell'infausta sorte di quel giorno. "Non ostante", disse, "l'opposizione e la resistenza del mio collega, ho preferito associarmi all'imprudenza di tutti piuttosto che all'assennatezza di un solo uomo. Camillo, qualunque sia l'esito della vostra battaglia, ne avrà gloria. Io invece, se la situazione non si ristabilisce, avrò modo di sperimentare quanto di più infelice vi può essere, e cioè dividere con voi tutti la sconfitta, ma subire da solo il peso dell'infamia." Siccome la linea del fronte ondeggiava, sembrò che la cosa più opportuna fosse abbandonare i cavalli e attaccare il nemico a piedi. Rifulgendo per le armi e il coraggio, i cavalieri appiedati si diressero dove le schiere di fanti erano sottoposte alla massima pressione. Né i comandanti né i soldati si concessero un attimo di tregua in quello scontro durissimo, e l'apporto offerto dai loro sforzi valorosi si fece sentire nell'esito finale. I Volsci vennero sbaragliati e costretti a una vera fuga in quel punto dove prima avevano finto di ritirarsi per paura. Gran parte di essi fu uccisa sia nel corso della battaglia, sia durante la successiva fuga. Gli altri vennero ammazzati nell'accampamento, conquistato a séguito di quella stessa carica. Tuttavia il numero dei prigionieri superò quello dei caduti.