Traduzione di Paragrafo 22, Libro 6 di Livio

Versione originale in latino


Insequenti anno Sp. Et L. Papirii novi tribuni militum consulari potestate Velitras legiones duxere, quattuor collegis Ser. Cornelio Maluginensi tertium Q. Servilio C. Sulpicio L. Aemilio quartum tribunis ad praesidium urbis et si qui ex Etruria novi motus nuntiarentur - omnia enim inde suspecta erant - relictis. Ad Velitras adversus maiora paene auxilia Praenestinorum quam ipsam colonorum multitudinem secundo proelio pugnatum est ita ut propinquitas urbis hosti et causa maturioris fugae et unum ex fuga receptaculum esset. Oppidi oppugnatione tribuni abstinuere, quia et anceps erat nec in perniciem coloniae pugnandum censebant. Litterae Romam ad senatum cum victoriae nuntiis acriores in Praenestinum quam in Veliternum hostem missae. Itaque ex senatus consulto populique iussu bellum Praenestinis indictum; qui coniuncti Volscis anno insequente Satricum, coloniam populi Romani, pertinaciter a colonis defensam, vi expugnarunt foedeque in captis exercuere victoriam. Eam rem aegre passi Romani M. Furium Camillum sextum tribunum militum creavere. Additi collegae A. Et L. Postumii Regillenses ac L. Furius cum L. Lucretio et M. Fabio Ambusto. Volscum bellum M. Furio extra ordinem decretum; adiutor ex tribunis sorte L. Furius datur, non tam e re publica quam ut collegae materia ad omnem laudem esset et publice, quod rem temeritate eius prolapsam restituit et privatim, quod ex errore gratiam potius eius sibi quam suam gloriam petiit. Exactae iam aetatis Camillus erat, comitiisque iurare parato in verba excusandae valetudini solita consensus populi restiterat; sed vegetum ingenium in vivido pectore vigebat virebatque integris sensibus, et civiles iam res haud magnopere obeuntem bella excitabant. Quattuor legionibus quaternum milium scriptis, exercitu indicto ad portam Esquilinam in posteram diem ad Satricum profectus. Ibi eum expugnatores coloniae haudquaquam perculsi, fidentes militum numero quo aliquantum praestabant, opperiebantur. Postquam appropinquare Romanos senserunt, extemplo in aciem procedunt nihil dilaturi quin periculum summae rerum facerent: ita paucitati hostium nihil artes imperatoris unici, quibus solis confiderent, profuturas esse.

Traduzione all'italiano


L'anno seguente i nuovi tribuni militari con potestà consolare Spurio e Lucio Papirio guidarono le legioni contro Velletri, mentre i loro quattro colleghi Servio Cornelio Maluginense (eletto per la terza volta), Quinto Servilio, Gaio Sulpicio e Lucio Emilio (per la terza volta) rimasero a difendere la città, pronti all'eventualità che nuovi movimenti venissero segnalati dall'Etruria, zona dove ormai tutto era sospetto. Nei pressi di Velletri i Romani affrontarono, con successo, truppe ausiliarie mandate dai Prenestini, il numero delle quali quasi era superiore a quello degli stessi coloni. La vicinanza della città fu la causa di una più rapida fuga dei nemici e fu per loro l'unico riparo. I tribuni decisero di evitare l'assedio della piazzaforte sia per l'incertezza dell'esito sia nella convinzione che non fosse giusto mirare alla distruzione di una colonia. Nella lettera che fecero pervenire al senato per annunciare la vittoria, essi usarono espressioni di maggiore durezza nei confronti dei Prenestini che dei Veliterni. Così, per decreto del senato e per ordine del popolo, venne dichiarata guerra ai Prenestini. Questi ultimi, alleatisi l'anno successivo con i Volsci, attaccarono Satrico, colonia del popolo romano, e, dopo averla espugnata con la forza non ostante la strenua resistenza degli abitanti, abusarono della vittoria comportandosi indegnamente nei confronti dei prigionieri. La cosa indignò i Romani che decisero di nominare per la sesta volta tribuno militare Marco Furio Camillo, cui vennero assegnati come colleghi Aulo e Lucio Postumio Regillense, Lucio Furio, Lucio Lucrezio e Marco Fabio Ambusto. Senza rispettare la regola, la guerra contro i Volsci venne affidata con procedura straordinaria a Marco Furio, cui fu assegnato come aiutante - estratto a sorte tra gli altri tribuni - Lucio Furio, non tanto per il bene del paese quanto piuttosto perché potesse essere origine di ogni tipo di elogio per il collega sia dal punto di vista pubblico, visto che riuscì a rimettere in piedi la situazione compromessa dalla temerarietà dell'altro, che da quello privato, perché utilizzò l'errore di Lucio per ottenerne la riconoscenza piuttosto che procurarsi della gloria per se stesso. Camillo, ormai avanti negli anni, era pronto, al momento dell'elezione, a giurare secondo le formule di rito che ragioni di salute lo obbligavano a rifiutare la carica: ma il popolo, unanimemente, si oppose. In quel petto fervido albergava un carattere energico e le sue facoltà vitali erano perfettamente intatte. Oltretutto, pur non occupandosi più molto di politica, le cose della guerra lo infiammavano ancora. Così, dopo aver arruolato quattro legioni di quattromila uomini ciascuna, le convocò per il giorno successivo presso la porta Esquilina e quindi partì alla volta di Satrico. Lì quelli che avevano espugnato la colonia lo stavano aspettando senza il minimo timore reverenziale, fiduciosi com'erano nella netta superiorità numerica che vantavano. Non appena videro i Romani avanzare verso di loro, si schierarono súbito in assetto di battaglia, decisi a non rimandare più oltre uno scontro decisivo. Così facendo essi ritenevano che il numero ridotto dei nemici non avrebbe trovato alcun supporto nell'abilità militare del loro generale, che al momento ne rappresentava il solo punto di forza.