Traduzione di Paragrafo 50, Libro 5 di Livio

Versione originale in latino


Omnium primum, ut erat diligentissimus religionum cultor, quae ad deos immortales pertinebant rettulit et senatus consultum facit: fana omnia, quoad ea hostis possedisset, restituerentur terminarentur expiarenturque, expiatioque eorum in libris per duumviros quaereretur; cum Caeretibus hospitium publice fieret quod sacra populi Romani ac sacerdotes recepissent beneficioque eius populi non intermissus honos deum immortalium esset; ludi Capitolini fierent quod Iuppiter optimus maximus suam sedem atque arcem populi Romani in re trepida tutatus esset; collegiumque ad eam rem M. Furius dictator constitueret ex iis qui in Capitolio atque arce habitarent. Expiandae etiam vocis nocturnae quae nuntia cladis ante bellum Gallicum audita neglectaque esset mentio inlata, iussumque templum in Nova via Aio Locutio fieri. Aurum quod Gallis ereptum erat quodque ex aliis templis inter trepidationem in Iovis cellam conlatum cum in quae referri oporteret confusa memoria esset, sacrum omne iudicatum et sub Iovis sella poni iussum. Iam ante in eo religio civitatis apparuerat quod cum in publico deesset aurum ex quo summa pactae mercedis Gallis confieret, a matronis conlatum acceperant ut sacro auro abstineretur. Matronis gratiae actae honosque additus ut earum sicut virorum post mortem sollemnis laudatio esset. His peractis quae ad deos pertinebant quaeque per senatum agi poterant, tum demum agitantibus tribunis plebem adsiduis contionibus ut relictis ruinis in urbem paratam Veios transmigrarent, in contionem universo senatu prosequente escendit atque ita verba fecit.

Traduzione all'italiano


Prima d'ogni altra cosa, scrupoloso com'era nei confronti della sfera religiosa, Camillo fece discutere dal senato i provvedimenti riguardanti gli dèi immortali e ottenne l'emanazione del seguente decreto. Tutti i santuari, per il fatto di essere caduti in mano nemica, avrebbero dovuto esser ricostruiti, ridelimitati nei loro perimetri sacri e purificati; i duumviri avrebbero dovuto ricercare nei libri sibillini le formule appropriate per questo rituale di purificazione; inoltre lo Stato avrebbe stretto un vincolo di pubblica ospitalità con gli abitanti di Cere che avevano accolto gli oggetti sacri e i sacerdoti del popolo, e grazie ai cui buoni offici il culto degli dèi immortali non aveva subìto interruzioni; si sarebbero tenuti i Ludi Capitolini perché Giove Ottimo Massimo aveva protetto la propria dimora e la cittadella del popolo romano in quel grave frangente; per questa iniziativa il dittatore Marco Furio avrebbe dovuto nominare un collegio composto da cittadini residenti sulla cittadella e sul Campidoglio. Venne anche ricordata la necessità di espiare il prodigio di quella voce notturna che si era sentita annunciare la disfatta prima della guerra coi Galli ma che non era stata presa in considerazione, e fu ordinata l'edificazione di un tempio dedicato ad Aio Locuzio sulla Via Nuova. L'oro che era stato sottratto ai Galli e quello che in tutta fretta era stato raccolto dagli altri santuari e convogliato nella cella del tempio di Giove, visto che non ci si ricordava con certezza dove lo si sarebbe dovuto riportare, venne ritenuto sacro e si ordinò di collocarlo sotto il trono di Giove. Già in precedenza la cittadinanza aveva dato prova di grande scrupolo religioso: quando infatti l'oro nelle casse dello Stato si era dimostrato insufficiente per raggiungere la somma pattuita coi Galli come riscatto, le autorità accettarono l'oro messo insieme dalle matrone per evitare che venissero messe le mani su quello sacro. Le matrone vennero ringraziate e in più fu loro garantito, come agli uomini, l'onore dell'elogio solenne dopo la morte. Una volta prese queste misure relative al culto degli dèi, che erano di competenza del senato, soltanto allora Camillo, dato che i tribuni della plebe tenevano in agitazione i plebei cercando di convincerli con continue assemblee ad abbandonare le rovine di Roma per trasferirsi in una città pronta ad accoglierli (e cioè Veio), egli, scortato dall'intero senato, si presentò di fronte all'assemblea e lì pronunciò questo discorso: