Traduzione di Paragrafo 30, Libro 5 di Livio

Versione originale in latino


Senatum vero incitare adversus legem haud desistebat: ne aliter descenderent in forum, cum dies ferendae legis venisset, quam ut qui meminissent sibi pro aris focisque et deum templis ac solo in quo nati essent dimicandum fore. Nam quod ad se privatim attineat, si suae gloriae sibi inter dimicationem patriae meminisse sit fas, sibi amplum quoque esse urbem ab se captam frequentari, cottidie se frui monumento gloriae suae et ante oculos habere urbem latam in triumpho suo, insistere omnes vestigiis laudum suarum; sed nefas ducere desertam ac relictam ab dis immortalibus incoli urbem, et in captivo solo habitare populum Romanum et victrice patria victam mutari. His adhortationibus principes concitati [patres] senes iuvenesque cum ferretur lex agmine facto in forum venerunt, dissipatique per tribus, suos quisque tribules prensantes, orare cum lacrimis coepere ne eam patriam pro qua fortissime felicissimeque ipsi ac patres eorum dimicassent desererent, Capitolium, aedem Vestae, cetera circa templa deorum ostentantes; ne exsulem, extorrem populum Romanum ab solo patrio ac dis penatibus in hostium urbem agerent, eoque rem adducerent ut melius fuerit non capi Veios, ne Roma desereretur. Quia non vi agebant sed precibus, et inter preces multa deorum mentio erat, religiosum parti maximae fuit, et legem una plures tribus antiquarunt quam iusserunt. Adeoque ea victoria laeta patribus fuit, ut postero die referentibus consulibus senatus consultum fieret ut agri Veientani septena iugera plebi dividerentur, nec patribus familiae tantum, sed ut omnium in domo liberorum capitum ratio haberetur, vellentque in eam spem liberos tollere.

Traduzione all'italiano


Quanto poi al Senato, non cessava di incitarne i componenti a opporsi alla legge: nel giorno destinato alla votazione di quella proposta, discendessero nel foro con un solo pensiero, e cioè ricordandosi di dover combattere per gli altari, i focolari, i templi degli dèi e la terra nella quale erano nati. Per ciò che invece lo riguardava personalmente - se mai era lecito chiamare in causa la propria gloria nel momento in cui si affrontava una battaglia per la patria -, sarebbe stato motivo di onore per lui vedere piena di gente la città che aveva conquistata, godere ogni giorno ciò che testimoniava la sua gloria, avere davanti agli occhi una città la cui immagine era stata portata durante il suo trionfo, e rendersi conto che tutti camminavano sui luoghi che recavano le tracce delle sue imprese illustri. Ma riteneva un delitto che si andasse a abitare una città abbandonata dagli dèi immortali, che il popolo romano si scegliesse per dimora una terra conquistata, dopo aver accettato di sostituire alla patria vittoriosa una vinta. Trascinati da queste esortazioni, i senatori più autorevoli, giovani e vecchi, quando la legge venne sottoposta al voto, si presentarono inquadrati nel foro e, dopo essersi divisi tra le singole tribù di appartenenza, ciascuno di essi cominciò ad abbracciare i propri compagni di tribù, a scongiurarli piangendo di non abbandonare la patria per la quale loro e i loro padri avevano combattuto così strenuamente e con tanto successo. Mostravano il Campidoglio, il santuario di Vesta e tutti gli altri templi degli dèi lì intorno, pregandoli di non permettere che il popolo romano diventasse un esule ramingo costretto a vivere in una città di nemici lontano dalla terra natale e dagli dèi penati. Li imploravano di non spingere le cose al punto tale da rimpiangere la caduta di Veio, se costava lo spopolamento di Roma. Siccome i patrizi non facevano ricorso alla coercizione ma si limitavano alle suppliche infarcendole di accenni agli dèi, la maggioranza risentì dello scrupolo religioso e così la legge venne respinta per un solo voto di differenza tra le tribù che ne caldeggiavano il passaggio e quelle che invece la osteggiavano. Quella vittoria fu così gradita ai patrizi che il giorno dopo, su proposta dei consoli, il Se nato varò un decreto in base al quale a ciascun plebeo venivano assegnati sette iugeri della terra di Veio, e non solo ai capifamiglia, ma calcolando anche tutti gli uomini liberi di ogni casa, in modo da accrescere il desiderio di allevare figli.