Traduzione di Paragrafo 25, Libro 5 di Livio

Versione originale in latino


- haec cum foedis certaminibus agerentur - nam partem tribunorum plebi patres in suam sententiam traxerant -, nulla res alia manibus temperare plebem cogebat quam quod, urbi rixae committendae causa clamor ortus esset, principes senatus primi turbae offerentes se peti feririque atque occidi iubebant. Ab horum aetatibus dignitatibusque et honoribus violandis dum abstinebatur, et ad reliquos similes conatus verecundia irae obstabat. Camillus identidem omnibus locis contionabatur: haud mirum id quidem esse, furere civitatem quae damnata voti omnium rerum potiorem curam quam religione se exsolvendi habeat. Nihil de conlatione dicere, stipis verius quam decumae, quando ea se quisque privatim obligaverit, liberatus sit populus. Enimvero illud se tacere suam conscientiam non pati quod ex ea tantum praeda quae rerum moventium sit decuma designetur: urbis atque agri capti, quae et ipsa voto contineatur, mentionem nullam fieri. Cum ea disceptatio, anceps senatui visa, delegata ad pontifices esset, adhibito Camillo visum collegio, quod eius ante conceptum votum Veientium fuisset et post votum in potestatem populi Romani venisset, eius partem decimam Apollini sacram esse. Ita in aestimationem urbs agerque venit. Pecunia ex aerario prompta, et tribunis militum consularibus ut aurum ex ea coemerent negotium datum. Cuius cum copia non esset, matronae coetibus ad eam rem consultandam habitis communi decreto pollicitae tribunis militum aurum et omnia ornamenta sua, in aerarium detulerunt. Grata ea res ut quae maxime senatui unquam fuit; honoremque ob eam munificentiam ferunt matronis habitum ut pilento ad sacra ludosque, carpentis festo profestoque uterentur. Pondere ab singulis auri accepto aestimatoque ut pecuniae solverentur, crateram auream fieri placuit quae donum Apollini Delphos portaretur. Simul ab religione animos remiserunt, integrant seditionem tribuni plebis; incitatur multitudo in omnes principes, ante alios in Camillum: eum praedam Veientanam publicando sacrandoque ad nihilum redegisse. Absentes ferociter increpant; praesentium, cum se ultro iratis offerrent, verecundiam habent. Simul extrahi rem ex eo anno viderunt, tribunos plebis latores legis in annum eosdem reficiunt; et patres hoc idem de intercessoribus legis adnisi; ita tribuni plebis magna ex parte iidem refecti.

Traduzione all'italiano


Siccome il dibattito sulla questione procedeva facendo registrare liti incresciose (i patrizi, infatti, erano riusciti a trascinare dalla propria parte anche qualche tribuno della plebe), la sola cosa che frenasse la plebe dal ricorso alla forza bruta era il fatto che, ogni qualvolta qualcuno alzava la voce per far scoppiare una rissa, gli esponenti più in vista del Senato andavano per primi incontro alla folla, e la invitavano a attaccarli, ferirli, ucciderli. Così, mentre ci si asteneva dal mancare di rispetto alla loro età veneranda, alla loro dignità e al loro prestigio politico, un senso di ritegno impediva che si arrivasse ad altri tentativi di violenza in tutto simili. Nei discorsi che ripeteva di continuo e dovunque alla gente, Camillo diceva che non era poi tanto strano se si abbandonasse a tali eccessi una città che, pur essendo legata al compimento di un voto, faceva di tutto tranne che preoccuparsi di liberarsi dal vincolo religioso. All'offerta in denaro (che a essere sinceri era un'elemosina più che una decima) non accennava mai, perché ciascuno si era assunto l'impegno per la propria parte e il popolo non aveva quindi alcun obbligo. La sua coscienza non era però disposta a passare sotto silenzio un'unica cosa: e cioè che di tutto il bottino razziato a Veio si calcolasse la decima parte riferendosi ai soli beni mobili e non si menzionassero invece per nulla la città e il territorio circostante, entrambi sottratti al nemico e inclusi a pieno titolo nel voto. Visto che la controversia parve al senato di difficile soluzione, la si demandò ai pontefici i quali, dopo aver sentito Camillo, deliberarono che avrebbe dovuto essere consacrata ad Apollo la decima parte di tutto ciò che prima della pronuncia del voto era appartenuto ai Veienti e che dopo il voto era passato nelle mani dei Romani. Così anche la città e la terra dei dintorni vennero incluse nella stima. Dall'erario venne prelevato del denaro e ai tribuni militari di rango consolare fu affidato il compito di acquistare dell'oro con quella somma. Siccome non ce n'era a sufficienza per soddisfare la richiesta, le matrone, dopo essersi riunite in privato per consultarsi sulla questione, decisero di comune accordo di fornire l'oro ai tribuni, e per questo consegnarono al tesoro di Stato tutti i gioielli di loro proprietà. Quel gesto fu gradito dal Senato più di ogni altro in passato e per onorare tanta generosità d'animo - si dice - venne stabilito che le matrone avrebbero potuto recarsi alle cerimonie cultuali e ai giochi pubblici su una carrozza a quattro ruote, e girare su un cocchio a due ruote tanto nei giorni festivi quanto in quelli feriali. Dopo che dell'oro offerto dalle singole matrone venne fatta la dovuta stima per stabilire l'equivalente in denaro, si decise di ricavarne un cratere d'oro da portare in dono ad Apollo al santuario di Delfi. Non appena le menti si furono liberate dallo scrupolo religioso, i tribuni della plebe ricominciarono a fomentare i disordini interni, aizzando la popolazione contro tutto il patriziato e in particolare contro la persona di Camillo, che essi ritenevano colpevole di aver ridotto a una miseria tutto il bottino finito per sua iniziativa nelle casse dello Stato e devoluto a opere religiose. Quando i patrizi erano assenti, li attaccavano con estrema virulenza, mentre in loro presenza, dovendone affrontare spontaneamente le ire, si trattenevano. Non appena ci si rese conto che la questione si sarebbe trascinata ben oltre la fine dell'anno, il popolo rielesse per quello successivo gli stessi tribuni della plebe che avevano presentato la proposta di legge. Ma anche i patrizi si adoperarono per mantenere in carica gli uomini che vi si erano opposti. I tribuni della plebe eletti furono così per buona parte gli stessi dell'anno precedente.