Traduzione di Paragrafo 1, Libro 5 di Livio

Versione originale in latino


Pace alibi parta Romani Veiique in armis erant tanta ira odioque ut victis finem adesse appareret. Comitia utriusque populi longe diversa ratione facta sunt. Romani auxere tribunorum militum consulari potestate numerum; octo, quot nunquam antea, creati, M'. Aemilius Mamercus iterum L. Valerius Potitus tertium Ap. Claudius Crassus M. Quinctilius Varus L. Iulius Iulus M. Postumius M. Furius Camillus M. Postumius Albinus. Veientes contra taedio annuae ambitionis quae interdum discordiarum causa erat, regem creavere. Offendit ea res populorum Etruriae animos, non maiore odio regni quam ipsius regis. Gravis iam is antea genti fuerat opibus superbiaque, quia sollemnia ludorum quos intermitti nefas est violenter diremisset, cum ob iram repulsae, quod suffragio duodecim populorum alius sacerdos ei praelatus esset, artifices, quorum magna pars ipsius servi erant, ex medio ludicro repente abduxit. Gens itaque ante omnes alias eo magis dedita religionibus quod excelleret arte colendi eas, auxilium Veientibus negandum donec sub rege essent decrevit; cuius decreti suppressa fama est Veiis propter metum regis qui a quo tale quid dictum referretur, pro seditionis eum principe, non vani sermonis auctore habebat. Romanis etsi quietae res ex Etruria nuntiabantur, tamen quia omnibus conciliis eam rem agitari adferebatur, ita muniebant ut ancipitia munimenta essent: alia in urbem et contra oppidanorum eruptiones versa, aliis frons in Etruriam spectans, auxiliis si qua forte inde venirent obstruebatur.

Traduzione all'italiano


Dopo essersi assicurati la pace sugli altri fronti, Romani e Veienti erano pronti allo scontro con un accanimento e un odio reciproco tali che era chiaro sarebbe stata la fine per chi ne fosse uscito sconfitto. I due popoli tennero i comizi in maniera del tutto diversa. I Romani aumentarono il numero dei tribuni militari con potere consolare. Ne vennero eletti otto, cosa che non aveva precedenti in passato: Manio Emilio Mamerco, Lucio Valerio Potito (rispettivamente per la seconda e la terza volta), Appio Claudio Crasso, Marco Quintilio Varo, Lucio Giulio Iulo, Marco Postumio, Marco Furio Camillo e Marco Postumio Albino. I Veienti, invece, nauseati com'erano dal ripetersi anno per anno delle beghe elettorali che nel frattempo erano state causa di discordie interne, nominarono un re. Questo provvedimento indispettì le popolazioni etrusche, meno per risentimento verso la monarchia che non per antipatia nei confronti della persona scelta come sovrano eletto. Questi infatti era già in precedenza risultato odioso al mondo etrusco a causa della sua ricchezza e dell'arroganza, perché aveva interrotto con la violenza i giochi solenni, che era considerato sacrilego sospendere. Sdegnato per la sconfitta elettorale - i rappresentanti dei dodici popoli etruschi gli avevano infatti preferito un altro candidato per la carica di sacerdote -, nel pieno svolgimento dello spettacolo, aveva fatto trascinare via all'improvviso gli attori, gran parte dei quali erano suoi servi. Pertanto le popolazioni di ceppo etrusco, dedite quanto nessun'altra alle pratiche religiose (poiché primeggiavano nell'arte di celebrarle), decretarono che non sarebbero intervenute in aiuto dei Veienti fino a quando questi ultimi fossero stati sottoposti a un re. A Veio la notizia di tale decisione venne passata sotto silenzio per paura del re, il quale avrebbe considerato non solo responsabile di false informazioni ma anche promotore di sedizioni chi gli avesse riferito una qualunque diceria di quel tipo. Anche se i Romani venivano informati che in Etruria la situazione era tranquilla, ciò non ostante - visto che a quanto si riferiva la cosa era il tema centrale di tutte le assemblee - costruivano delle fortificazioni tali da garantire una protezione sui due lati: da una parte verso la città e contro eventuali sortite degli assediati, dall'altro in direzione dell'Etruria per tagliare la strada ai rinforzi, nel caso ne fossero arrivati da quella parte.