Traduzione di Paragrafo 60, Libro 4 di Livio

Versione originale in latino


Nihil acceptum unquam a plebe tanto gaudio traditur. Concursum itaque ad curiam esse prensatasque exeuntium manus et patres vere appellatos, effectum esse fatentibus ut nemo pro tam munifica patria, donec quicquam virium superesset, corpori aut sanguini suo parceret. Cum commoditas iuvaret rem familiarem saltem adquiescere eo tempore quo corpus addictum atque operatum rei publicae esset, tum quod ultro sibi oblatum esset, non a tribunis plebis unquam agitatum, non suis sermonibus efflagitatum, id efficiebat multiplex gaudium cumulatioremque gratiam rei. Tribuni plebis, communis ordinum laetitiae concordiaeque soli expertes, negare, tam id laetum patribus civibus universis nec prosperum fore quam ipsi crederent. Consilium specie prima melius fuisse quam usu appariturum. Unde enim eam pecuniam confici posse nisi tributo populo indicto? Ex alieno igitur aliis largitos. Neque id etiamsi ceteri ferant passuros eos, quibus iam emerita stipendia essent, meliore condicione alios militare quam ipsi militassent, et eosdem in sua stipendia impensas fecisse et in aliorum facere. His vocibus moverunt partem plebis; postremo, indicto iam tributo, edixerunt etiam tribuni auxilio se futuros si quis in militare stipendium tributum non contulisset. Patres bene coeptam rem perseveranter tueri; conferre ipsi primi; et quia nondum argentum signatum erat, aes grave plaustris quidam ad aerarium convehentes speciosam etiam conlationem faciebant. Cum senatus summa fide ex censu contulisset, primores plebis, nobilium amici, ex composito conferre incipiunt. Quos cum et a patribus conlaudari et a militari aetate tamquam bonos cives conspici volgus hominum vidit, repente, spreto tribunicio auxilio, certamen conferendi est ortum. Et lege perlata de indicendo Veientibus bello, exercitum magna ex parte voluntarium novi tribuni militum consulari potestate Veios duxere.

Traduzione all'italiano


Si tramanda che mai nessuna concessione fu accolta dalla plebe con tanto entusiasmo. Una gran folla si riunì davanti alla curia, afferrando le mani di coloro che uscivano e chiamandoli veri ‘Padri’, dichiarando che di conseguenza per una patria tanto generosa nessuno avrebbe esitato a dare il proprio corpo, il proprio sangue, finché gli fosse rimasto un briciolo di forze. Se da una parte si presentava il lieto vantaggio che il patrimonio di ciascuno era al sicuro nel periodo in cui la persona era consacrata al servizio del paese, dall’altra il fatto che quella concessione fosse stata spontanea - non rivendicata dai tribuni, né richiesta con insistenza nei comizi - moltiplicava la soddisfazione e accresceva la riconoscenza per quel gesto. I tribuni della plebe, i soli a non partecipare alla gioia e all’armonia che in quei giorni accomunavano i due ordini, sostenevano che una tale misura non sarebbe stata tanto gradita ai patrizi, né tanto favorevole per l’intera cittadinanza, come tutti credevano; si trattava di una decisione che a prima vista sembrava migliore di quanto l’esperienza avrebbe dimostrato. E infatti, il denaro necessario come avrebbe potuto essere messo insieme, se non imponendo un nuovo tributo al popolo? I senatori avevano elargito a terzi il denaro altrui. E anche se tutti i cittadini avessero accettato, i veterani ormai in congedo non avrebbero tollerato che altri prestassero il servizio militare in condizioni migliori di quelle toccate a loro, né che gli stessi che avevano già pagato per il proprio servizio militare pagassero anche per quello di altri. Facendo leva su questi argomenti, riuscirono a influenzare parte della plebe. Quando poi il tributo fu fissato, i tribuni della plebe dichiararono che avrebbero offerto il loro appoggio a chiunque si fosse rifiutato di versare il tributo per la paga dei soldati. I patrizi continuarono a sostenere la loro fortunata iniziativa, contribuendo per primi al pagamento del tributo. Dato che non si coniavano ancora monete d’argento, alcuni fecero portare all’erario carri pieni di assi di una libbra, rendendo così più appariscente la loro contribuzione. Dopo che i membri del senato ebbero scrupolosamente contribuito secondo il censo, anche i plebei più in vista, essendo amici dei nobili, cominciarono a versare la propria quota, com’era stato convenuto. Quando la folla vide che questi uomini venivano elogiati dai patrizi e considerati probi cittadini da quanti erano in età militare, rifiutato l’appoggio dei tribuni, fece a gara per pagare. Venne poi approvata la legge sulla dichiarazione di guerra ai Veienti e i nuovi tribuni militari con potere consolare condussero a Veio un esercito composto in gran parte di volontari.