Traduzione di Paragrafo 57, Libro 4 di Livio

Versione originale in latino


Haec contentio minime idoneo tempore, cum tantum belli in manibus esset, occupaverat cogitationes hominum, donec ubi diu alternis Iulius Corneliusque cum ad id bellum ipsi satis idonei duces essent, non esse aequum mandatum sibi a populo eripi honorem disseruere, tum Ahala Servilius, tribunus militum, tacuisse se tam diu ait, non quia incertus sententiae fuerit - quem enim bonum civem secernere sua a publicis consilia? - sed quia maluerit collegas sua sponte cedere auctoritati senatus quam tribuniciam potestatem adversus se implorari paterentur. Tum quoque si res sineret, libenter se daturum tempus iis fuisse ad receptum nimis pertinacis sententiae; sed cum belli necessitates non exspectent humana consilia, potiorem sibi collegarum gratia rem publicam fore, et si maneat in sententia senatus, dictatorem nocte proxima dicturum; ac si quis intercedat senatus consulto, auctoritate se fore contentum. Quo facto cum haud immeritam laudem gratiamque apud omnes tulisset, dictatore P. Cornelio dicto ipse ab eo magister equitum creatus exemplo fuit collegas eumque intuentibus, quam gratia atque honos opportuniora interdum non cupientibus essent. Bellum haud memorabile fuit. Uno atque eo facili proelio caesi ad Antium hostes; victor exercitus depopulatus Volscum agrum. Castellum ad lacum Fucinum vi expugnatum, atque in eo tria milia hominum capta, ceteris Volscis intra moenia compulsis nec defendentibus agros. Dictator bello ita gesto ut tantum non defuisse fortunae videretur, felicitate quam gloria maior in urbem redit magistratuque se abdicavit. Tribuni militum, mentione nulla comitiorum consularium habita, credo, ob iram dictatoris creati, tribunorum militum comitia edixerunt. Tum vero gravior cura patribus incessit, quippe cum prodi causam ab suis cernerent. Itaque sicut priore anno per indignissimos ex plebeiis candidatos omnium, etiam dignorum, taedium fecerant, sic tum primoribus patrum splendore gratiaque ad petendum praeparatis omnia loca obtinuere, ne cui plebeio aditus esset. Quattuor creati sunt, omnes iam functi eo honore, L. Furius Medullinus C. Valerius Potitus Num. Fabius Vibulanus C. Servilius Ahala, hic refectus continuato honore cum ab alias virtutes, tum ob recentem favorem unica moderatione partum.

Traduzione all'italiano


Questa disputa, sorta nel momento meno opportuno, mentre era in corso una guerra importante, aveva occupato i pensieri della gente. Ma quando Giulio e Cornelio a turno ebbero ripetutamente sostenuto che non era giusto che li si privasse del mandato affidato loro dal popolo, essendo sufficientemente idonei a condurre quella guerra, il tribuno militare Servilio Aala disse di aver taciuto per tanto tempo non perché non avesse una opinione ben ferma (e infatti quale buon cittadino separava il proprio interesse privato da quello pubblico?), ma piuttosto perché avrebbe preferito che i suoi colleghi cedessero spontaneamente all’autorità del senato, invece di tollerare che si invocasse contro di loro la potestà tribunizia. Anche allora, se la situazione lo avesse permesso, avrebbe dato ai colleghi il tempo per recedere da quell’ostinata presa di posizione. Ma, siccome le necessità della guerra non aspettano le decisioni degli uomini, egli avrebbe anteposto il pubblico interesse al favore dei colleghi; se il senato non cambiava idea, la notte successiva avrebbe nominato un dittatore. Se poi qualcuno si fosse opposto al decreto del senato, lui si sarebbe attenuto alla semplice volontà del senato. Avendo con ciò ottenuto elogi non immeritati e riconoscenza da parte di tutti, nominò dittatore Publio Cornelio, dal quale venne a sua volta scelto quale maestro della cavalleria; fornì così un esempio, a chi considerava il suo caso e quello dei colleghi, di come spesso popolarità e successo arridano più facilmente a chi non li ricerca ansiosamente. La guerra non fu memorabile: in un’unica e per di più facile battaglia i nemici furono sbaragliati nei pressi di Anzio. L’esercito vincitore devastò il territorio dei Volsci ed espugnò una fortezza situata vicino al lago Fucino, dove furono catturati 3.000 nemici, mentre i Volsci superstiti, ricacciati all’interno delle mura, non poterono difendere le campagne. Il dittatore, dopo aver condotto la guerra in maniera tale da dar l’impressione di aver semplicemente usufruito dell’occasione propizia, tornò in città famoso per la sua fortuna più che per la sua gloria, e quindi depose la magistratura. I tribuni militari, senza fare alcun accenno ai comizi per le elezioni dei consoli, irritati, credo, per la nomina del dittatore, indissero invece i comizi per l’elezione dei tribuni militari. Allora una più grave preoccupazione si insinuò nei patrizi, che vedevano la propria causa tradita dai loro. Così come l’anno prima, candidando i peggiori, erano riusciti a scatenare il disgusto nei confronti di tutti i plebei, anche i più degni, ora, presentando i patrizi più autorevoli e che godevano del favore popolare, si assicurarono tutti i posti, senza che ai plebei ne toccasse neanche uno. Furono eletti quattro che già avevano detenuto quella magistratura: Lucio Furio Medullino, Gaio Valerio Potito, Numerio Fabio Vibulano e Gaio Servilio Aala. Quest’ultimo fu riconfermato in carica, oltre che per le altre sue qualità, per la popolarità che si era di recente conquistata grazie alla sua singolare moderazione.