Traduzione di Paragrafo 54, Libro 4 di Livio

Versione originale in latino


Creati consules sunt Cn. Cornelius Cossus L. Furius Medullinus iterum. Non alias aegrius plebs tulit tribunicia comitia sibi non commissa. Eum dolorem quaestoriis comitiis simul ostendit et ulta est tunc primum plebeiis quaestoribus creatis, ita ut in quattuor creandis uni patricio, K. Fabio Ambusto, relinqueretur locus, tres plebeii, Q. Silius P. Aelius P. Papius, clarissimarum familiarum iuvenibus praeferrentur. Auctores fuisse tam liberi populo suffragii Icilios accipio, ex familia infestissima patribus tres in eum annum tribunos plebis creatos, multarum magnarumque rerum molem avidissimo ad ea populo ostentantes, cum adfirmassent nihil se moturos si ne quaestoriis quidem comitiis, quae sola promiscua plebei patribusque reliquisset senatus, satis animi populo esset ad id quod tam diu vellent et per leges liceret. Pro ingenti itaque victoria id fuit plebi, quaesturamque eam non honoris ipsius fine aestimabant, sed patefactus ad consulatum ac triumphos locus novis hominibus videbatur. Patres contra non pro communicatis sed pro amissis honoribus fremere; negare, si ea ita sint, liberos tollendos esse, qui pulsi maiorum loco cernentesque alios in possessione dignitatis suae, salii flaminesque nusquam alio quam ad sacrificandum pro populo sine imperiis ac potestatibus relinquantur. Inritatis utriusque partis animis cum et spiritus plebs sumpsisset et tres ad popularem causam celeberrimi nominis haberet duces, patres omnia quaestoriis comitiis ubi utrumque plebi liceret similia fore cernentes, tendere ad consulum comitia quae nondum promiscua essent: Icilii contra tribunos militum creandos dicere et tandem aliquando impertiendos plebi honores.

Traduzione all'italiano


Vennero eletti consoli Gneo Cornelio Cosso e, per la seconda volta, Lucio Furio Medullino. Prima di allora la plebe non si era mai indignata tanto perché non le erano stati affidati i comizi per l’elezione dei tribuni militari. Mostrò di lì a poco il suo sdegno vendicandosi nei comizi per l’elezione dei questori, quando per la prima volta furono nominati a questa magistratura dei plebei. Infatti, su quattro posti disponibili, uno solo toccò a un patrizio, Cesone Fabio Ambusto, mentre a giovani di famiglie nobilissime furono preferiti tre plebei: Quinto Silio, Publio Elio e Gaio Papio. Ho trovato che chi spinse il popolo a esprimere un voto così libero furono gli Icili: tre membri di quella famiglia tanto ostile al patriziato erano stati eletti tribuni della plebe per l’anno in corso. Essi avevano promesso una grande quantità di cose di cui il popolo era avidissimo, ma anche dichiarato che non avrebbero preso iniziative se almeno nell’elezione dei questori - la sola carica lasciata aperta dal senato sia a patrizi, sia a plebei - il popolo non avesse avuto sufficiente coraggio per realizzare quanto aveva così a lungo desiderato e che era consentito dalle leggi. Agli occhi della plebe la cosa sembrò un grande successo: non veniva presa in considerazione la questura solo in base alla sua importanza, ma si credeva che la strada verso i consolati e i trionfi fosse stata finalmente aperta a uomini nuovi. I patrizi invece scalpitavano come se quelle cariche pubbliche non le condividessero con i plebei, ma le avessero perse per sempre. Dicevano che, in una situazione del genere, non valeva la pena di allevare dei figli i quali, scacciati dal posto degli avi e costretti a vedere altri in possesso delle loro cariche, si sarebbero ridotti a fare i Salii o i Flàmini e a celebrare sacrifici pubblici senza più autorità e potere. Da entrambe le parti gli animi erano irritati. Mentre la plebe aveva preso coraggio perché ora aveva tre uomini illustri a sostenere la causa del popolo, i patrizi, rendendosi conto che tutte le elezioni nelle quali la plebe avrebbe potuto scegliere i candidati dell’una e dell’altra parte sarebbero state molto simili a quella dei questori, cercavano di arrivare alle elezioni consolari che non erano ancora aperte a entrambe le classi sociali. Gli Icili, al contrario, sostenevano che si dovessero nominare dei tribuni militari e dicevano che alla plebe toccava finalmente accedere alle cariche.