Traduzione di Paragrafo 51, Libro 4 di Livio

Versione originale in latino


Q. Fabio Vibulano interrege comitia habente consules creati sunt A. Cornelius Cossus L. Furius Medullinus. His consulibus principio anni senatus consultum factum est, ut de quaestione Postumianae caedis tribuni primo quoque tempore ad plebem ferrent, plebesque praeficeret quaestioni quem vellet. A plebe consensu populi consulibus negotium mandatur; qui, summa moderatione ac lenitate per paucorum supplicium, quos sibimet ipsos conscisse mortem satis creditum est, transacta re, nequivere tamen consequi ut non aegerrime id plebs ferret: iacere tam diu inritas actiones quae de suis commodis ferrentur, cum interim de sanguine ac supplicio suo latam legem confestim exerceri et tantam vim habere. Aptissimum tempus erat, vindicatis seditionibus, delenimentum animis Bolani agri divisionem obici, quo facto minuissent desiderium agrariae legis quae possesso per iniuriam agro publico patres pellebat; tunc haec ipsa indignitas angebat animos: non in retinendis modo publicis agris quos vi teneret pertinacem nobilitatem esse, sed ne vacuum quidem agrum, nuper ex hostibus captum plebi dividere, mox paucis, ut cetera, futurum praedae. Eodem anno adversus Volscos populantes Hernicorum fines legiones ductae a Furio consule cum hostem ibi non invenissent, Ferentinum quo magna multitudo Volscorum se contulerat cepere. Minus praedae quam speraverant fuit, quod Volsci postquam spes tuendi exigua erat sublatis rebus nocte oppidum reliquerunt; postero die prope desertum capitur. Hernicis ipsum agerque dono datus.

Traduzione all'italiano


Nei comizi tenuti dall’interré Quinto Fabio Vibulano furono eletti consoli Aulo Cornelio Cosso e Lucio Furio Medullino. Durante il loro mandato, all’inizio dell’anno si approvò un decreto del senato in base al quale i tribuni avrebbero dovuto portare al più presto di fronte al popolo la questione dell’omicidio di Postumio e la plebe avrebbe potuto far condurre l’inchiesta da chi voleva. La plebe decise all’unanimità di affidare l’incarico ai consoli. Ed essi, dimostrando particolare moderazione e clemenza, mandarono a morte soltanto pochi che, com’è opinione diffusa, si suicidarono; ma non riuscirono a evitare che la plebe si indignasse per il loro operato: infatti i plebei si lamentavano che le proposte avanzate nel loro interesse giacevano a lungo senza ricevere attenzione, mentre la legge promulgata per spargere sangue e morte tra la plebe era stata applicata in fretta e con tanta energia. Ora che i responsabili dei disordini erano stati puniti, ai patrizi si presentava un’occasione molto propizia per placare gli animi: la spartizione delle terre di Bola; in questo modo avrebbero diminuito il desiderio della legge agraria, destinata a privare i patrizi dell’agro pubblico ingiustamente posseduto. Quello che tormentava gli animi era proprio questa ingiustizia: che i nobili non solo si tenessero le terre pubbliche occupate con la forza, ma si rifiutassero anche di distribuire alla plebe la terra ancora da assegnare, strappata da poco al nemico e che presto sarebbe divenuta - come tutto il resto - preda di pochi. Quello stesso anno il console Furio guidò le legioni contro i Volsci che razziavano il territorio degli Ernici. Ma, non avendo trovato in quella zona il nemico, prese Ferentino, dove si era radunato un gran numero di Volsci. Il bottino fu minore di quanto ci si aspettava perché i Volsci, avendo poche speranze di difendere la città, durante la notte l’abbandonarono dopo aver portato via ogni cosa. Il giorno dopo, quando i Romani la occuparono, era un deserto. La città e le terre circostanti furono date in dono agli Ernici.