Traduzione di Paragrafo 39, Libro 4 di Livio

Versione originale in latino


Et cum iam parte nulla sustinerentur, dat signum Volscus imperator, ut parmatis, novae cohorti hostium, locus detur donec impetu inlati ab suis excludantur. Quod ubi est factum, interclusi equites nec perrumpere eadem qua transierant posse, ibi maxime confertis hostibus qua viam fecerant, et consul legionesque Romanae cum quod tegumen modo omnis exercitus fuerat nusquam viderent, ne tot fortissimos viros interclusos opprimeret hostis, tendunt in quemcumque casum. diversi Volsci hinc consulem ac legiones sustinere, altera fronte instare Tempanio atque equitibus; qui cum saepe conati nequissent perrumpere ad suos, tumulo quodam occupato in orbem se tutabantur, nequaquam inulti; nec pugnae finis ante noctem fuit. Consul quoque nusquam remisso certamine dum quicquam superfuit lucis hostem tenuit. Nox incertos diremit; tantusque ab imprudentia eventus utraque castra tenuit pavor ut relictis sauciis et magna parte impedimentorum ambo pro victis exercitus se in montes proximos reciperent. Tumulus tamen circumsessus ultra mediam noctem est; quo cum circumsedentibus nuntiatum esset castra deserta esse, victos rati suos et ipsi, qua quemque in tenebris pavor tulit, fugerunt. Tempanius metu insidiarum suos ad lucem tenuit. Digressus deinde ipse cum paucis speculatum, cum ab sauciis hostibus sciscitando comperisset castra Volscorum deserta esse, laetus ab tumulo suos devocat et in castra Romana penetrat. Ubi cum vasta desertaque omnia atque eandem quam apud hostes foeditatem invenisset, priusquam Volscos cognitus error reduceret, quibus poterat sauciis ductis secum, ignarus quam regionem consul petisset, ad urbem proximis itineribus pergit.

Traduzione all'italiano


Quando ormai da nessuna parte si poteva resistere al loro attacco, il comandante dei Volsci ordina di lasciar libero il passo a quella singolare coorte di nemici armati di scudi leggeri finché, trascinata dal suo impeto, non si trovasse tagliata fuori dai compagni. Allorché l’ordine venne eseguito, i cavalieri, intrappolati, non riuscirono più a sfondare là dove erano passati, perché i nemici erano andati a serrarsi proprio nel punto dove i cavalieri avevano fatto breccia. Così, quando il console e le legioni romane non videro più gli uomini che poco prima avevano protetto l’intero esercito, tentarono il tutto per tutto per evitare che il nemico annientasse, dopo averli intrappolati, tanti valorosi soldati. I Volsci, divisi in due fronti, da una parte tenevano testa al console e alle legioni e dall’altra incalzavano Tempanio e i suoi cavalieri. Questi ultimi, nonostante i ripetuti tentativi, non erano riusciti ad aprirsi un varco verso i compagni, e, occupata un’altura, si difendevano disposti in cerchio, non senza ribattere colpo su colpo. La battaglia durò fino al calar della notte. Anche il console continuò a impegnare il nemico in uno scontro senza soste finché rimase un barlume di luce. La notte separò i contendenti quando la battaglia era ancora incerta. L’impossibilità di prevederne l’esito provocò in entrambi gli accampamenti un tale terrore che tutti e due gli eserciti, dopo aver abbandonato i feriti e gran parte dei bagagli, ripararono, come se fossero stati vinti, sulle alture vicine. Tuttavia la collina fu assediata fino oltre la mezzanotte. Ma quando agli assedianti arrivò notizia che il loro accampamento era stato abbandonato, pensando che i compagni fossero stati vinti, fuggirono anch’essi nelle tenebre, ognuno dove lo portava la paura. Tempanio, temendo un’imboscata, tenne fermi i suoi fino all’alba. Poi, sceso in ricognizione con pochi uomini, informandosi presso alcuni nemici feriti, venne a sapere che l’accampamento dei Volsci era stato abbandonato. Felice per questa notizia, gridò ai suoi uomini di scendere dalla collina ed entrò nel campo romano. Ma avendo qui trovato tutto deserto, abbandonato e nella stessa desolazione dell’accampamento nemico, prima che i Volsci, rendendosi conto dell’errore, tornassero indietro, prese con sé i feriti che gli era possibile trasportare e, ignorando in che direzione fosse andato il console, si avviò per la strada più breve verso la città.