Traduzione di Paragrafo 35, Libro 4 di Livio

Versione originale in latino


Insequens annus tribunos militares consulari potestate habuit A. Sempronium Atratinum L. Quinctium Cincinnatum L. Furium Medullinum L. Horatium Barbatum. Veientibus annorum viginti indutiae datae et Aequis triennii, cum plurium annorum petissent; et a seditionibus urbanis otium fuit. Annum insequentem neque bello foris neque domi seditione insignem ludi bello voti celebrem et tribunorum militum apparatu et finitimorum concursu fecere. Tribuni consulari potestate erant Ap. Claudius Crassus Sp. Nautius Rutulus, L. Sergius Fidenas Sex. Iulius Iulus. Spectaculum comitate etiam hospitum, ad quam publice consenserant, advenis gratius fuit. Post ludos contiones seditiosae tribunorum plebi fuerunt, obiurgantium multitudinem quod admiratione eorum quos odisset, stupens in aeterno se ipsa teneret servitio, et non modo ad spem consulatus in partem revocandam adspirare non auderet, sed ne in tribunis quidem militum creandis, quae communia essent comitia patrum ac plebis, aut sui aut suorum meminisset. Desineret ergo mirari cur nemo de commodis plebis ageret; eo impendi laborem ac periculum unde emolumentum atque honos speretur; nihil non adgressuros homines si magna conatis magna praemia proponantur; ut quidem aliquis tribunus plebis ruat caecus in certamina periculo ingenti, fructu nullo, ex quibus pro certo habeat, patres, adversus quos tenderet, bello inexpiabili se persecuturos, apud plebem, pro qua dimicaverit, nihilo se honoratiorem fore, neque sperandum neque postulandum esse. Magnos animos magnis honoribus fieri. Neminem se plebeium contempturum ubi contemni desissent. Experiundam rem denique in uno aut altero esse sitne aliqui plebeius ferendo magno honori an portento simile miraculoque sit fortem ac strenuum virum aliquem exsistere ortum ex plebe. Summa vi expugnatum esse ut tribuni militum consulari potestate et ex plebe crearentur. Petisse viros domi militiaeque spectatos; primis annis suggillatos, repulsos, risui patribus fuisse; desisse postremo praebere ad contumeliam os. Nec se videre cur non lex quoque abrogetur, qua id liceat quod nunquam futurum sit; minorem quippe ruborem fore in iuris iniquitate, quam si per indignitatem ipsorum praetereantur.

Traduzione all'italiano


L’anno successivo furono tribuni militari con potere consolare Aulo Sempronio Atratino, Lucio Quinzio Cincinnato, Lucio Furio Medullino e Lucio Orazio Barbato. Ai Veienti fu concessa una tregua di vent’anni, agli Equi di tre, anche se la loro richiesta era stata per un periodo più lungo; e le lotte interne ebbero tregua. L’anno dopo, senza guerre all’esterno né in città, fu reso memorabile dai giochi che si era fatto voto di indire durante la guerra, e che furono allestiti con straordinario sfarzo dai tribuni militari e richiamarono una grande quantità di gente dai paesi vicini. I tribuni militari con potere consolare erano Appio Claudio Crasso, Spurio Nauzio Rutilio, Lucio Sergio Fidenate e Sesto Giulio Iulo. Per la cortese ospitalità di cui tutti si erano fatti carico, la manifestazione riuscì molto gradita ai visitatori. A giochi conclusi, i tribuni della plebe organizzarono dei comizi turbolenti nel corso dei quali si scagliarono contro la moltitudine perché, subendo stupidamente il fascino di coloro che in realtà odiava, continuava in eterno a mantenersi schiava, e non solo non osava sperare di partecipare al consolato, ma persino quando si trattava di eleggere i tribuni militari - magistratura aperta a patrizi e a plebei - dimenticava se stessa e i propri candidati. Che smettessero di domandarsi perché mai nessuno si preoccupava degli interessi della plebe. Si fatica e si affronta il rischio solo quando c’è la speranza di ricavarne vantaggio e onore. Non vi è nulla che gli uomini non intraprendano se a chi tenta grandi imprese si riservano grandi premi. Ma non si poteva certo pretendere, né sperare, che qualche tribuno della plebe si buttasse alla cieca, con molto rischio e senza alcun frutto, in scontri che gli avrebbero procurato l’implacabile ostilità dei patrizi contro i quali lottava, mentre la plebe per la quale combatteva non avrebbe minimamente aumentato la considerazione nei suoi riguardi. Solo i grandi onori rendono grandi gli animi: nessuno dei plebei avrebbe più disprezzato se stesso, se gli altri avessero cessato di disprezzarlo. Con qualcuno bisognava pur sperimentare se c’era un plebeo in grado di occupare un’alta carica, oppure l’esistenza di un uomo forte e valoroso venuto fuori dalla plebe era un prodigio, un miracolo. Con uno sforzo immenso si era arrivati a ottenere che i tribuni militari con potere consolare venissero scelti anche tra la plebe. Avevano avanzato la propria candidatura uomini di provate qualità civili e militari: nei primi anni erano stati derisi, respinti e sbeffeggiati dai patrizi. Poi alla fine avevano smesso di esporsi agli insulti. Non vedevano perché non si dovesse abrogare quella legge che assicurava un diritto che non avrebbe mai potuto realizzarsi. Certo per loro sarebbe stato meno vergognoso venir esclusi per l’ingiustizia della legge e non perché giudicati indegni.