Traduzione di Paragrafo 29, Libro 4 di Livio

Versione originale in latino


Messium impetus per stratos caede hostes cum globo fortissimorum iuvenum extulit ad castra Volscorum, quae nondum capta erant. Eodem omnis acies inclinatur. Consul effusos usque ad vallum persecutus ipsa castra vallumque adgreditur; eodem et dictator alia parte copias admovet. Non segnior oppugnatio est quam pugna fuerat. Consulem signum quoque intra vallum iniecisse ferunt, quo milites acrius subirent, repetendoque signo primam impressionem factam. Et dictator proruto vallo iam in castra proelium intulerat. Tum abici passim arma ac dedi hostes coepti, castrisque et his captis, hostes praeter senatores omnes venum dati sunt. Praedae pars sua cognoscentibus Latinis atque Hernicis reddita, partem sub hasta dictator vendidit; praepositoque consule castris, ipse triumphans invectus urbem dictatura se abdicavit. Egregiae dictaturae tristem memoriam faciunt, qui filium ab A. Postumio, quod occasione bene pugnandi captus iniussu decesserit praesidio, victorem securi percussum tradunt. Nec libet credere, et licet in variis opinionibus; et argumento est quod imperia Manliana, non Postumiana appellata sunt, cum qui prior auctor tam saevi exempli foret, occupaturus insignem titulum crudelitatis fuerit. Imperioso quoque Manlio cognomen inditum; Postumius nulla tristi nota est insignitus. Cn. Iulius consul aedem Apollinis absente collega sine sorte dedicavit. Aegre id passus Quinctius cum dimisso exercitus in urbem redisset, nequiquam in senatu est conquestus. Insigni magnis rebus anno additur, nihil tum ad rem Romanam pertinere visum, quod Carthaginienses, tanti hostes futuri, tum primum per seditiones Siculorum ad partis alterius auxilium in Siciliam exercitum traiecere.

Traduzione all'italiano


Messio, trascinato dallo slancio attraverso i corpi esanimi dei nemici, con un gruppo di giovani fortissimi riuscì ad arrivare fino al campo dei Volsci che non era ancora stato preso. In quella direzione ripiega tutto l’esercito. Il console insegue i nemici mentre fuggono disordinatamente fino al vallo e assale il campo stesso e il vallo. Ma anche il dittatore, proveniente da un’altra direzione, conduce i suoi uomini in quel punto. L’assalto non è meno violento della battaglia. Si tramanda che il console abbia scagliato l’insegna dentro al vallo perché i soldati irrompessero con più ardore, e che sia stato lanciato il primo assalto per recuperarla. Il dittatore, dopo aver fatto breccia nella palizzata, aveva già spostato la battaglia all’interno dell’accampamento. Allora i nemici cominciarono da tutte le parti a buttare le armi e ad arrendersi. Così alla fine venne conquistato anche l’accampamento e tutti i nemici, eccetto i senatori, furono venduti come schiavi. Fu restituito a Latini ed Ernici quella parte del bottino che riconobbero come loro, l’altra parte il dittatore la vendette all’asta. Lasciato il console a capo dell’accampamento, il dittatore tornò poi in trionfo a Roma dove rinunciò alla dittatura. Rendono triste il ricordo di questa gloriosa dittatura quanti raccontano che Aulo Postumio fece decapitare il figlio, pur vincitore, perché, attirato dall’occasione di farsi onore combattendo, aveva abbandonato senza l’ordine il suo posto. Preferisco non credere a una cosa simile, ed è lecito perché diverse sono le versioni tramandate. E c’è un argomento a favore: esistono ordini chiamati ‘manliani’ e non ‘postumiani’, in quanto il primo a dare un esempio così atroce era logicamente destinato a ottenere quel terribile titolo di crudeltà. A Manlio fu dato anche il soprannome di ‘Imperioso’, mentre Postumio non è marchiato da nessun funesto appellativo. Siccome il collega era assente, il console Gneo Giulio inaugurò il tempio di Apollo senza ricorrere al sorteggio. Quando, dopo aver congedato l’esercito, Quinzio fece ritorno a Roma, prese a male la cosa, ma inutilmente si lamentò in senato. In quell’anno, rimasto famoso per tali eventi, va aggiunto un episodio che in quel tempo sembrò non avere alcuna importanza per la potenza romana: i Cartaginesi, destinati a diventare nostri acerrimi nemici, inviarono allora per la prima volta un esercito in Sicilia per sostenere una delle due fazioni che si affrontavano nelle lotte tra Siculi.