Traduzione di Paragrafo 25, Libro 4 di Livio

Versione originale in latino


Tribuni plebi adsiduis contentionibus prohibendo consularia comitia cum res prope ad interregnum perducta esset, evicere tandem ut tribuni militum consulari potestate crearentur. Victoriae praemium quod petebatur ut plebeius crearetur nullum fuit: omnes patricii creati sunt, M. Fabius Vibulanus M. Folius L. Sergius Fidenas. Pestilentia eo anno aliarum rerum otium praebuit. Aedis Apollini pro valetudine populi vota est. Multa duumviri ex libris placandae deum irae avertendaeque a populo pestis causa fecere; magna tamen clades in urbe agrisque promiscua hominum pecorumque pernicie accepta. Famem quoque ex pestilentia morbo implicitis cultoribus agrorum timentes in Etruriam Pomptinumque agrum et Cumas, postremo in Siciliam quoque frumenti causa misere. Consularium comitiorum nulla mentio habita est; tribuni militum consulari potestate omnes patricii creati sunt, L. Pinarius Mamercus L. Furius Medullinus Sp. Postumius Albus. Eo anno vis morbi levata neque a penuria frumenti, quia ante provisum erat, periculum fuit. Consilia ad movenda bella in Volscorum Aequorumque conciliis et in Etruria ad fanum voltumnae agitata. Ibi prolatae in annum res decretoque cautum ne quod ante concilium fieret, nequiquam Veiente populo querente eandem qua Fidenae deletae sint imminere Veiis fortunam. Interim Romae principes plebis, iam diu nequiquam imminentes spei maioris honoris, dum foris otium esset, coetus indicere in domos tribunorum plebis; ibi secreta consilia agitare; queri se a plebe adeo spretos, ut cum per tot annos tribuni militum consulari potestate creentur, nulli unquam plebeio ad eum honorem aditus fuerit. Multum providisse suos maiores qui caverint ne cui patricio plebeii magistratus paterent; aut patricios habendos fuisse tribunos plebi; adeo se suis etiam sordere nec a plebe minus quam a patribus contemni. Alii purgare plebem, culpam in patres vertere: eorum ambitione artibusque fieri ut obsaeptum plebi sit ad honorem iter; si plebi respirare ab eorum mixtis precibus minisque liceat, memorem eam suorum inituram suffragia esse et parto auxilio imperium quoque adscituram. Placet tollendae ambitionis causa tribunos legem promulgare ne cui album in vestimentum addere petitionis causa liceret. Parva nunc res et vix serio agenda videri possit, quae tunc ingenti certamine patres ac plebem accendit. Vicere tamen tribuni ut legem perferrent; apparebatque inritatis animis plebem ad suos studia inclinaturam. Quae ne libera essent, senatus consultum factum est ut consularia comitia haberentur.

Traduzione all'italiano


Continuando a frapporre ostacoli, i tribuni della plebe riuscirono a impedire i comizi per le elezioni consolari. E alla fine, quando si era ormai prossimi all’interregno, ebbero la meglio ottenendo che si eleggessero i tribuni militari con potere consolare. Ma quella vittoria non fu premiata, come si sperava, dall’elezione di alcun plebeo: tutti gli eletti, Marco Fabio Vibulano, Marco Folio e Lucio Sergio Fidenate, erano patrizi. Nel corso di quell’anno una pestilenza distrasse l’attenzione da tutti gli altri problemi. Perché la popolazione potesse guarire venne fatto voto di erigere un tempio ad Apollo. I duumviri, consultando i libri sibillini, tentarono molte vie per placare l’ira degli dèi e per allontanare dal popolo le cause dell’epidemia. Ciononostante le perdite furono ingentissime in città e nelle campagne, per il flagello che colpiva sia gli uomini sia il bestiame. Temendo che all’epidemia seguisse anche la fame, visto che i contadini non erano stati risparmiati dal contagio, si mandò a cercare frumento in Etruria, nell’agro Pontino, a Cuma e alla fine anche in Sicilia. Non ci furono accenni alle elezioni consolari; vennero eletti tribuni militari con potere consolare Lucio Pinario Mamerco, Lucio Furio Medullino e Spurio Postumio Albo, tutti patrizi. Quell’anno la violenza dell’epidemia diminuì e non si rischiò nemmeno di rimanere senza frumento, grazie alle precauzioni prese in anticipo. Nelle assemblee dei Volsci e degli Equi e in Etruria presso il tempio di Voltumna in Etruria si parlò di muovere guerra. Ma in quest’ultimo raduno si decise di rinviare le operazioni all’anno successivo e si stabilì, con un decreto, di evitare ogni assemblea prima di allora, benché i Veienti si fossero lamentati sostenendo che sulla loro città incombeva la stessa sorte della distrutta Fidene. Nel frattempo a Roma i capi della plebe, che già da tempo nutrivano la vana speranza di ottenere cariche più importanti, mentre all’esterno vi era pace, cominciarono a organizzare riunioni nelle case dei tribuni. Lì discutevano piani segreti e si lamentavano di essere tenuti dalla plebe in così poco conto che, pur essendo stati eletti per tanti anni dei tribuni militari con potere consolare, nessun plebeo era mai arrivato a ricoprire quella carica. I loro antenati avevano visto lontano impedendo ai patrizi di accedere alle magistrature plebee, altrimenti si sarebbero trovati dei patrizi come tribuni; a tal punto erano disistimati dai loro, ed erano disprezzati dalla plebe, non meno che dai patrizi. Alcuni giustificavano la plebe scaricando ogni colpa sui patrizi: si doveva ai loro intrighi elettorali e ai loro raggiri se alla plebe era preclusa la strada verso quella magistratura. Se alla plebe veniva concesso di riprender fiato dalle loro preghiere miste a minacce, andando alle urne essa si sarebbe ricordata dei propri uomini e, ottenuto il loro sostegno, sarebbe arrivata a conquistare anche il potere. Così, per eliminare gli intrighi elettorali, si stabilì che i tribuni presentassero una legge che vietava ai candidati di indossare vesti bianche. Oggi sembrerà una cosa di poco conto e a stento si potrà prenderla sul serio. Ma in quei tempi scatenò uno scontro furibondo tra patrizi e plebei. Alla fine i tribuni riuscirono a far approvare la legge. Ed era evidente che la plebe irritata avrebbe sostenuto i suoi. Ma perché non le fosse concesso di agire liberamente, il senato decretò che si tenessero i comizi per l’elezione dei consoli.