Traduzione di Paragrafo 16, Libro 4 di Livio

Versione originale in latino


Domum deinde, ut monumento area esset oppressae nefariae spei, dirui extemplo iussit. Id Aequimaelium appellatum est. L. Minucius bove aurata extra portam Trigeminam est donatus, ne plebe quidem invita, quia frumentum Maelianum assibus in modios aestimatum plebi divisit. Hunc Minucium apud quosdam auctores transisse a patribus ad plebem, undecimumque tribunum plebis cooptatum seditionem motam ex Maeliana caede sedasse invenio; ceterum vix credibile est numerum tribunorum patres augeri passos, idque potissimum exemplum a patricio homine introductum, nec deinde id plebem concessum semel obtinuisse aut certe temptasse. Sed ante omnia refellit falsum imaginis titulum paucis ante annis lege cautum ne tribunis collegam cooptare liceret. Q. Caecilius Q. Iunius Sex. Titinius soli ex collegio tribunorum neque tulerant de honoribus Minuci legem et criminari nunc Minucium, nunc Servilium apud plebem querique indignam necem Maeli non destiterant. Pervicerunt igitur ut tribunorum militum potius quam consulum comitia haberentur, haud dubii quin sex locis - tot enim iam creari licebat - et plebeii aliqui, profitendo se ultores fore Maelianae caedis, crearentur. Plebs quamquam agitata multis eo anno et variis motibus erat, nec plures quam tres tribunos consulari potestate creavit et in his L. Quinctium Cincinnati filium, ex cuius dictaturae invidia tumultus quaerebatur. Praelatus suffragiis Quinctio Mamercus Aemilius, vir summae dignitatis; L. Iulium tertium creant.

Traduzione all'italiano


Poi il dittatore ordinò di radere súbito al suolo la casa di Melio, affinché l’area dove sorgeva ricordasse perennemente il fallimento di quel nefasto progetto. Quel luogo fu chiamato Equimelio. A Lucio Minucio venne donato fuori della porta Trigemina un bue dalle corna dorate e senza che la plebe si opponesse, visto che Minucio aveva distribuito ai plebei il frumento di Melio al prezzo di un asse per moggio. Presso alcuni autori ho trovato che questo Minucio passò dal patriziato alla plebe e che, dopo essere stato cooptato come undicesimo tribuno della plebe, placò i disordini seguiti all’uccisione di Melio. Ma sembra poco credibile che i senatori abbiano concesso di aumentare il numero dei tribuni, che questo precedente sia stato introdotto proprio da un patrizio, e che la plebe, ottenuta tale concessione, non l’abbia conservata o almeno non abbia fatto di tutto per conservarla. Ma la prova più schiacciante contro l’autenticità dell’iscrizione posta sotto il suo ritratto è che pochi anni prima era stata emanata una legge che vietava ai tribuni di cooptare un collega. Quinto Cecilio, Quinto Giunio e Sesto Titinio furono gli unici membri del collegio dei tribuni a non sostenere la legge sulle onorificenze da tributare a Minucio, e ad accusare di fronte alla plebe ora Minucio stesso e ora Servilio, senza mai smettere di lamentarsi per l’ingiusta fine di Melio. Così riuscirono a ottenere che si tenessero i comizi per l’elezione dei tribuni militari invece che per l’elezione dei consoli, sicuri com’erano che dei sei posti disponibili - questo era già allora il numero consentito - qualcuno sarebbe toccato ai plebei, se avessero promesso di vendicare la morte di Melio. La plebe, benché in quell’anno fosse stata agitata da molti e vari disordini, non elesse più di tre tribuni militari con potere consolare. Tra questi c’era anche Lucio Quinzio, figlio di Cincinnato, all’odiata dittatura del quale si faceva risalire la causa dei disordini. Quinzio fu preceduto per numero di voti da Mamerco Emilio, un uomo di grande prestigio. Terzo fu eletto Lucio Giulio.