Traduzione di Paragrafo 11, Libro 4 di Livio

Versione originale in latino


Consules creant M. Fabium Vibulanum, Postumum Aebutium Cornicinem. Fabius et Aebutius consules, quo maiori gloriae rerum domi forisque gestarum succedere se cernebant, maxime autem memorabilem annum apud finitimos socios hostesque esse quod Ardeatibus in re praecipiti tanta foret cura subventum, eo impensius ut delerent prorsus ex animis hominum infamiam iudicii, senatus consultum fecerunt ut, quoniam civitas Ardeatium intestino tumultu redacta ad paucos esset, coloni eo praesidii causa adversus Volscos scriberentur. Hoc palam relatum in tabulas, ut plebem tribunosque falleret iudicii rescindendi consilium initum; consenserant autem ut, multo maiore parte Rutulorum colonorum quam Romanorum scripta, nec ager ullus divideretur nisi is, qui interceptus iudicio infami erat, nec ulli prius Romano ibi quam omnibus Rutulis divisus esset, gleba ulla agri adsignaretur. Sic ager ad Ardeates rediit. Triumviri ad coloniam Ardeam deducendam creati Agrippa Menenius T. Cloelius Siculus, M. Aebutius Helva; qui praeter minime populare ministerium, agro adsignando sociis quem populus Romanus suum iudicasset cum plebem offendissent, ne primoribus quidem patrum satis accepti, quod nihil gratiae cuiusquam dederant, vexationes ad populum iam die dicta ab tribunis, remanendo in colonia, quam testem integritatis iustitiaeque habebant, vitavere.

Traduzione all'italiano


Furono eletti consoli Marco Fabio Vibulano e Postumio Ebuzio Corniceno.Questi due magistrati si rendevano conto di succedere a uomini che si erano coperti di gloria con imprese compiute in patria e fuori, e soprattutto giudicavano che l’anno trascorso sarebbe rimasto memorabile, per i vicini alleati e per i nemici, poiché con tanta sollecitudine si era intervenuti in soccorso degli Ardeati in un momento per loro difficile; a maggior ragione i due consoli avevano intenzione di impegnarsi per cancellare completamente dall’animo degli uomini l’infamia della sentenza che aveva tolto agli Ardeati il loro territorio. Proprio per questo fecero approvare dal senato un decreto in base al quale, poiché la popolazione di Ardea era stata decimata dalla rivolta intestina, sarebbero stati inviati dei coloni per difenderla dai Volsci. Questo decreto fu registrato pubblicamente affinché al popolo e ai tribuni sfuggisse il piano architettato per annullare la sentenza. Ma i senatori avevano tra loro convenuto di iscrivere tra i coloni un numero più cospicuo di Rutuli che di Romani e di non spartire alcuna terra se non quella già in passato sottratta in séguito alla vergognosa decisione. Infine avevano stabilito che a nessun romano doveva andare anche una sola zolla, prima che tutti i Rutuli avessero avuto quanto spettava loro. Così la terra tornò agli Ardeati. In qualità di triumviri preposti alla fondazione della colonia di Ardea vennero designati Agrippa Menenio, Tito Cluilio Siculo e Marco Ebuzio Elva. Questi, oltre a dover svolgere un cómpito per nulla popolare, non solo offesero la plebe assegnando agli alleati la terra che il popolo romano aveva già sancito essere di sua proprietà, ma non riuscirono nemmeno a incontrare il favore dei patrizi più eminenti perché non avevano compiuto favoritismi. E dunque, avendoli i tribuni citati in giudizio di fronte al popolo, evitarono queste vessazioni, rimanendo nella colonia che rappresentava la migliore testimonianza della loro integrità e della loro giustizia.