Traduzione di Paragrafo 46, Libro 3 di Livio

Versione originale in latino


Concitata multitudo erat certamenque instare videbatur. Lictores Icilium circumsteterant; nec ultra minas tamen processum est, cum Appius non Verginiam defendi ab Icilio, sed inquietum hominem et tribunatum etiam nunc spirantem locum seditionis quaerere diceret. Non praebiturum se illi eo die materiam, sed, ut iam sciret non id petulantiae suae sed Verginio absenti et patrio nomini et libertati datum, ius eo die se non dicturum neque decretum interpositurum: a M. Claudio petiturum ut decederet iure suo vindicarique puellam in posterum diem pateretur; quod nisi pater postero die adfuisset, denuntiare se Icilio similibusque Icili neque legi suae latorem neque decemviro constantiam defore; nec se utique collegarum lictores convocaturum ad coercendos seditionis auctores: contentum se suis lictoribus fore. Cum dilatum tempus iniuriae esset secessissentque advocati puellae, placuit omnium primum fratrem Icili filiumque Numitori, impigros iuvenes, pergere inde recta ad portam, et quantum adcelerari posset Verginium acciri e castris; in eo verti puellae salutem, si postero die vindex iniuriae ad tempus praesto esset. Iussi pergunt citatisque equis nuntium ad patrem perferunt. Cum instaret adsertor puellae ut vindicaret sponsoresque daret, atque id ipsum agi diceret Icilius, sedulo tempus terrens dum praeciperent iter nuntii missi in castra, manus tollere undique multitudo et se quisque paratum ad spondendum Icilio ostendere. Atque ille lacrimabundus 'gratum est' inquit; 'crastina die vestra opera utar; sponsorum nunc satis est.' Ita vindicatur Verginia spondentibus propinquis. Appius paulisper moratus ne eius rei causa sedisse videretur, postquam omissis rebus aliis prae cura unius nemo adibat, domum se recepit collegisque in castra scribit, ne Verginio commeatum dent atque etiam in custodia habeant. Improbum consilium serum, ut debuit, fuit et iam commeatu sumpto profectus Verginius prima vigilia erat, cum postero die mane de retinendo eo nequiquam litterae redduntur.

Traduzione all'italiano


La folla era in fermento e sembrava imminente uno scontro. I littori avevano circondato Icilio, pur senza spingersi al di là delle minacce, benché Appio dicesse che lo scopo di Icilio non era di difendere Verginia ma, da uomo turbolento e ribollente di spirito tribunizio, di cercare un pretesto per suscitare disordini. Lui, quel giorno, non gliene avrebbe comunque fornito l'occasione. Ma sapesse sin da ora che il trattamento di favore veniva concesso non alla sua insolenza, ma all'assenza di Verginio, al nome di padre e alla libertà. Lui, Appio, quel giorno non avrebbe emanato un verdetto né anticipato alcuna decisione; avrebbe chiesto a Marco Claudio di rinunciare al suo diritto e di lasciare libera la ragazza fino al giorno seguente. Se poi l'indomani il padre non si fosse presentato, rendeva noto a Icilio e a quelli come lui che né il legislatore sarebbe venuto meno alla propria legge né la fermezza sarebbe venuta meno al decemviro. Non avrebbe fatto ricorso ai littori dei colleghi: per domare i responsabili dei disordini sarebbero bastati i suoi. Dato che il sopruso era stato differito e i difensori della ragazza se ne erano andati, si decise che prima di tutto il fratello di Icilio e il figlio di Numitorio, due giovani risoluti, si dirigessero in fretta verso la porta della città e poi corressero all'accampamento a chiamare Verginio. La salvezza della ragazza era legata al suo presentarsi il giorno seguente a vendicare il torto subìto. Partiti al galoppo con questa missione da compiere, i due giovani riferiscono il messaggio a Verginio. Siccome l'individuo che rivendicava la ragazza insisteva perché Icilio ne richiedesse la libertà provvisoria e desse dei garanti e Icilio rispondeva che stava occupandosi proprio di quello - anche se a dir la verità faceva del suo meglio per prendere tempo, in modo tale che i messaggeri inviati all'accampamento potessero guadagnare del vantaggio - tra la folla si alzarono mani da ogni parte e tutti si dichiararono pronti a farsi mallevadori per Icilio. Egli, in preda alla commozione, disse: "Vi sono riconoscente: domani ci sarà bisogno del vostro aiuto. Di garanti ora ne ho più che a sufficienza." Così, grazie alla malleveria dei congiunti, a Verginia venne garantita la libertà provvisoria. Appio aspettò un poco, per non dare l'impressione di essersi seduto solo per quella causa. Quindi, visto che non si presentava più nessuno (la gente, avendo dimenticato tutto il resto, aveva ormai un solo pensiero per la testa), se ne tornò a casa dove scrisse una lettera ai colleghi che si trovavano nell'accampamento, pregandoli di non concedere licenze a Verginio e di metterlo addirittura agli arresti. Ma il suo piano malvagio venne - come giustamente meritava - messo in pratica troppo tardi: Verginio aveva già ottenuto il permesso ed era partito all'imbrunire, mentre la lettera che gli doveva impedire la partenza fu consegnata inutilmente la mattina successiva.