Traduzione di Paragrafo 14, Libro 3 di Livio

Versione originale in latino


Hoc iudicium et promulgata lex exercuit civitatem: ab externis armis otium fuit. Cum velut victores tribuni perculsis patribus Caesonis exsilio prope perlatam esse crederent legem, et quod ad seniores patrum pertineret cessissent possessione rei publicae, iuniores, id maxime quod Caesonis sodalium fuit, auxere iras in plebem, non minuerunt animos; sed ibi plurimum profectum est quod modo quodam temperavere impetus suos. Cum primo post Caesonis exsilium lex coepta ferri est, instructi paratique cum ingenti clientium exercitu sic tribunos, ubi primum submoventes praebuere causam, adorti sunt ut nemo unus inde praecipuum quicquam gloriae domum invidiaeve ferret, mille pro uno Caesones exstitisse plebes quereretur. Mediis diebus quibus tribuni de lege non agerent, nihil eisdem illis placidius aut quietius erat. Benigne salutare, adloqui plebis homines, domum invitare, adesse in foro, tribunos ipsos cetera pati sine interpellatione concilia habere, nunquam ulli neque publice neque privatim truces esse, nisi cum de lege agi coeptum esset; alibi popularis iuventus erat. Ne voce quidem incommoda, nedum ut ulla vis fieret, paulatim permulcendo tractandoque mansuefecerant plebem. His per totum annum artibus lex elusa est. Nec cetera modo tribuni tranquillo peregere, sed refecti quoque in insequentem annum.

Traduzione all'italiano


Mentre sul fronte esterno tutto taceva, la città era in preda a continue agitazioni per il processo in corso e per la promulgazione della legge. I tribuni, visto il brutto colpo subito dai patrizi con l'esilio di Cesone, credevano di essere usciti vincitori e pensavano che il passaggio della legge fosse a quel punto quasi scontato. E se per parte loro i senatori più anziani avevano ormai abbandonato ogni pretesa di controllo del paese, i più giovani - in special modo quelli che avevano fatto parte del sodalizio di Cesone - aumentarono il proprio risentimento nei confronti della plebe, senza mai perdersi d'animo. Ma ottennero i risultati migliori sforzandosi di moderare in qualche maniera i loro attacchi. Quando la legge venne ripresentata per la prima volta dopo l'esilio di Cesone, si fecero trovare pronti allo scontro e con una massiccia schiera di clienti aggredirono i tribuni non appena questi ne offrirono l'occasione cercando di allontanarli: nell'assalto nessuno riuscì a primeggiare per gloria o per impopolarità, ma la plebe si lamentava che al posto di un solo Cesone adesso ce ne fossero mille. Nei giorni di intervallo nei quali i tribuni non si occupavano della legge, niente era più pacifico e tranquillo di loro: salutavano educatamente i plebei, si fermavano a chiacchierare, li invitavano a casa, li difendevano nel foro e addirittura permettevano, senza interferire, che i tribuni tenessero altre assemblee. Non avevano mai atteggiamenti arroganti né in pubblico né in privato, eccetto quando saltava fuori la questione della legge. In altre occasioni agivano in maniera apertamente democratica. I tribuni non si limitarono soltanto a portare avanti senza intralci le altre loro iniziative, ma vennero anche rieletti per l'anno successivo. I giovani senatori non alzavano neppure la voce, né tantomeno arrivavano alla violenza fisica. Così, agendo con delicatezza e tatto calcolati, riuscirono ad ammansire la plebe. Grazie a questi espedienti, la legge venne schivata per l'intera durata dell'anno.