Traduzione di Paragrafo 1, Libro 3 di Livio

Versione originale in latino


Antio capto, T. Aemilius et Q. Fabius consules fiunt. Hic erat Fabius qui unus exstinctae ad Cremeram genti superfuerat. Iam priore consulatu Aemilius dandi agri plebi fuerat auctor; itaque secundo quoque consulatu eius et agrarii se in spem legis erexerant, et tribuni, rem contra consules saepe temptatam adiutore utique consule obtineri posse rati, suscipiunt, et consul manebat in sententia sua. Possessores et magna pars patrum, tribuniciis se iactare actionibus principem civitatis et largiendo de alieno popularem fieri querentes, totius invidiam rei a tribunis in consulem averterant. Atrox certamen aderat, ni Fabius consilio neutri parti acerbo rem expedisset: T. Quincti ductu et auspicio agri captum priore anno aliquantum a Volscis esse; Antium, opportunam et maritimam urbem, coloniam deduci posse; ita sine querellis possessorum plebem in agros ituram, civitatem in concordia fore. Haec sententia accepta est. Triumviros agro dando creat T. Quinctium A. Verginium P. Furium; iussi nomina dare qui agrum accipere vellent. Fecit statim, ut fit, fastidium copia adeoque pauci nomina dedere ut ad explendum numerum coloni Volsci adderentur; cetera multitudo poscere Romae agrum malle quam alibi accipere. Aequi a Q. Fabio - is eo cum exercitu venerat - pacem petiere, inritamque eam ipsi subita incursione in agrum Latinum fecere.

Traduzione all'italiano


Dopo la presa di Anzio, vengono eletti consoli Tito Emilio e Quinto Fabio. Quest'ultimo era quel Fabio unico superstite della famiglia andata distrutta presso il Cremera. Nel suo precedente consolato, Emilio si era già fatto promotore della donazione di terre alla plebe; e proprio per questo, anche durante il suo secondo mandato, i fautori della distribuzione agraria avevano ricominciato a sperare nella legge e i tribuni, pensando di poter ottenere con l'aiuto di un console quello che non avevano ottenuto per l'opposizione dei consoli, li sostenevano. Tito Emilio rimaneva della sua idea. I proprietari terrieri e gran parte dei senatori, lamentandosi che il più autorevole cittadino assumesse atteggiamenti tribunizi e si conquistasse la popolarità con elargizioni di proprietà altrui, avevano trasferito dalle persone dei tribuni a quella del console il risentimento provocato dall'intera faccenda. E di lì a poco lo scontro sarebbe diventato durissimo, se Fabio non avesse risolto la questione con una proposta che non scontentava nessuna delle parti in causa: sotto il comando e gli auspici di Tito Quinzio, l'anno prima era stata tolta ai Volsci una notevole porzione di terra. Ad Anzio, centro strategico sulla vicina costa, si poteva fondare una colonia. Così facendo la plebe avrebbe ottenuto la terra senza suscitare le proteste dei proprietari e per la città sarebbe stata la pace interna. Questa proposta fu accolta. In qualità di triumviri addetti alla distribuzione delle terre Fabio nomina Tito Quinzio, Aulo Verginio e Publio Furio. L'ordine era che gli interessati all'assegnazione di un appezzamento andassero a dare il proprio nome. Ma, come spesso accade, l'abbondanza delle terre a disposizione creò una sorta di ripulsa e le iscrizioni furono così limitate che si dovettero aggiungere dei coloni volsci per completare il numero. Il resto del popolo preferì chiedere la terra a Roma piuttosto che riceverne altrove. Gli Equi cercarono di ottenere la pace da Quinto Fabio - egli era giunto là con l'esercito -, ma poi furono loro stessi a mandare tutto in fumo con un'improvvisa incursione in terra latina.