Traduzione di Paragrafo 27 - Scipione parte per l’Africa (sezioni 1 - 7), Libro 29 di Livio

Versione originale in latino


Ubi inluxit, Scipio e praetoria nave silentio per praeconem facto 'divi divaeque' inquit 'qui maria terrasque colitis, vos precor quaesoque uti quae in meo imperio gesta sunt geruntur postque gerentur, ea mihi populo plebique Romanae sociis nominique Latino qui populi Romani quique meam sectam imperium auspiciumque terra mari amnibusque sequuntur bene verruncent, eaque vos omnia bene iuvetis, bonis auctibus auxitis; salvos incolumesque victis perduellibus victores spoliis decoratos praeda onustos triumphantesque mecum domos reduces sistatis; inimicorum hostiumque ulciscendorum copiam faxitis; quaeque populus Carthaginiensis in civitatem nostram facere molitus est, ea ut mihi populoque Romano in civitatem Carthaginiensium exempla edendi facultatem detis.' Secundum has preces cruda exta caesa victima, uti mos est, in mare proiecit tubaque signum dedit proficiscendi. vento secundo vehementi satis provecti celeriter e conspectu terrae ablati sunt; et a meridie nebula occepit ita vix ut concursus navium inter se vitarent; lenior ventus in alto factus. noctem insequentem eadem caligo obtinuit: sole orto est discussa, et addita vis vento. iam terram cernebant.

Traduzione all'italiano


Appena fece giorno, Scipione imposto il silenzio tramite il banditore dalla nave pretoria, disse: "Dei e dee che proteggete mari e terre, vi supplico che le imprese che durante il mio mandato sono state compiute in passato, vengono compiute ora e lo saranno in futuro possano riuscire felicemente per me, per tutto il popolo romano, per gli alleati e il nome latino, che seguono le parti del popolo romano e le mie, il dominio e gli auspici su tutte le terre e i mari e i fiumi, voi agevolatele tutte quante e fatele evolvere in senso positivo; fate tornare questi uomini alle loro case sani e salvi, vincitori sui nemici, con l’onore delle spoglie, carichi di bottino e trionfanti al mio fianco; dateci la possibilità di vendicarci su avversari e nemici e quello che il popolo cartaginese ha tramato di fare contro il nostro stato, date a me e al popolo romano la facoltà di ritorcerlo contro lo stato cartaginese a titolo di esempio". Dopo queste preghiere gettò in mare le interiora crude delle vittime uccise, secondo l’usanza rituale, e fece dare il segnale della partenza con la tromba. Partiti col vento favorevole, ma abbastanza forte, si allontanarono rapidamente dalla vista della terraferma e li colse una coltre di nebbia proveniente da sud al punto che a malapena riuscivano ad evitare gli scontri tra navi; poi il vento in alto mare calò. La notte successiva li attanagliò una nebbia analoga; al sorgere del sole però si dissolse e il vento si intensificò: erano ormai in vista della terraferma.

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