Traduzione di Paragrafo 1, Libro 22 di Livio

Versione originale in latino


[...] Augebant metum prodigia ex pluribus simul locis nuntiata: in Sicilia militibus aliquot spicula, in Sardinia autem in muro circumeunti vigilias equiti scipionem quem manu tenuerit arsisse et litora crebris ignibus fulsisse et scuta duo sanguine sudasse, et milites quosdam ictos fulminibus et solis orbem minui visum, et Praeneste ardentes lapides caelo cecidisse, et Arpis parmas in caelo visas pugnantemque cum luna solem, et Capenae duas interdiu lunas ortas, et aquas Caeretes sanguine mixtas fluxisse fontemque ipsum Herculis cruentis manasse respersum maculis, et in Antiati metentibus cruentas in corbem spicas cecidisse, et Faleriis caelum findi velut magno hiatu visum quaque patuerit ingens lumen effulsisse; sortes sua sponte attenuatas unamque excidisse ita scriptam: "Mavors telum suum concutit", et per idem tempus Romae signum Martis Appia via ac simulacra luporum sudasse, et Capuae speciem caeli ardentis fuisse lunaeque inter imbrem cadentis. Inde minoribus etiam dictu prodigiis fides habita: capras lanatas quibusdam factas, et gallinam in marem, gallum in feminam sese vertisse. His, sicut erant nuntiata, expositis auctoribusque in curiam introductis consul de religione patres consuluit.
Decretum ut ea prodigia partim maioribus hostiis, partim lactentibus procurarentur et uti supplicatio per triduum ad omnia pulvinaria haberetur; cetera, cum decemviri libros inspexissent, ut ita fierent quemadmodum cordi esse [di sibi] divinis carminibus praefarentur. Decemvirorum monitu decretum est Iovi primum donum fulmen aureum pondo quinquaginta fieret, Iunoni Minervaeque ex argento dona darentur et Iunoni reginae in Aventino Iunonique Sospitae Lanuvi maioribus hostiis sacrificaretur, matronaeque pecunia conlata quantum conferre cuique commodum esset donum Iunoni reginae in Aventinum ferrent lectisterniumque fieret, et ut libertinae et ipsae unde Feroniae donum daretur pecuniam pro facultatibus suis conferrent. Haec ubi facta, decemviri Ardeae in foro maioribus hostiis sacrificarunt. Postremo Decembri iam mense ad aedem Saturni Romae immolatum est, lectisterniumque imperatum - et eum lectum senatores straverunt - et convivium publicum, ac per urbem Saturnalia diem ac noctem clamata, populusque eum diem festum habere ac servare in perpetuum iussus.

Traduzione all'italiano


[...] I prodigi che venivano annunciati allo stesso tempo da parecchi luoghi, accrescevano la paura: in Sicilia si erano bruciate le frecce ad alcuni soldati; in Sardegna invece a un cavaliere, che girava intorno ad un muro, era bruciato un bastone che teneva in mano; e a Preneste erano cadute dal cielo pietre ardenti; e a Capena si erano alzate durante il giorno due lune; e a Cere erano sgorgate acque miste a sangue, e anche la fontana di Ercole aveva mandato fuori getti cosparsi di macchie sanguigne; e ad Anzio erano cadute ai mietitori spighe insanguinate nella cestella; e a Faleria s'era visto fendersi il cielo con un vasto squarcio, e da questo era balenata un'immensa luce; le sorti si erano assottigliate, e ne era una con l'inscrizione "Marte squassa la sua asta". Nel medesimo tempo a Roma la statua di Marte sulla via Appia e quelle dei lupi avevano sudato; e a Capua erano apparsi fiammeggianti il cielo e la luna tramontante fra la pioggia. E anche a prodigi minori si prestò fede: capre che ad alcuni divennero lanute, una gallina diventata gallo, un gallo diventato gallina.
Il console, riferiti questi portenti secondo la fama che ne era giunta e fatti introdurre i testimoni di essi nella Curia, consultò i senatori in merito al rito.
Infine fu decretato che quei prodigi venissero scongiurati in parte con vittime adulti, in parte da vittime lattanti e che si tenesse presso tutti gli altari una supplica per tre giorni; e che, quanto al resto, i decemviri consultassero i Libri e poi lo si facesse in quel modo che sarebbe risultato dai responsi desiderato dagli dei. In conformità col parere dei decemviri fu decretato: che fosse che innanzitutto si offrisse a Giove un fulmine d'oro del peso di cinquantalibbre, e doni d'argento a Giunone e a Minerva; che si immolassero vittime adulte sull'Aventino a Giunone Regina e in Lanuvio a Giunone Sospita; che le matrone raccogliessero quanto più denaro potessero e lo recassero in offerta a Giunone sull'Aventino e che vi si facesse un lettisternio; che anche le libertine dessero denaro secondo il poter loro per farne dono a Feronia. Quando tutto ciò fu compiuto, i decemviri fecero sacrifici con vittime adulte nel Foro di Andrea. Insomma, ormai nel mese di Dicembre, si fecero sacrifici presso il tempio di Saturno a Roma e fu ordinato il lettisternio e un banchetto pubblico, furono annunciati per la città i Saturnali di giorno e di notte e fu invitato il popolo a celebrare e osservare quel giorno per sempre come festivo.