Traduzione di Paragrafo 47 - L'inizio della battaglia, Libro 22 di Livio

Versione originale in latino


Clamore sublato procursum ab auxiliis et pugna levibus primum armis commissa; deinde equitum Gallorum Hispanorumque laevum cornu cum dextro Romano concurrit, minime equestris more pugnae; frontibus enim adversis concurrendum erat, quia nullo circa ad evagandum relicto spatio hinc amnis, hinc peditum acies claudebant. In derectum utrimque nitentes, stantibus ac confertis postremo turba equis vir virum amplexus detrahebat equo. Pedestre magna iam ex parte certamen factum erat; acrius tamen quam diutius pugnatum est pulsique Romani equites terga vertunt. Sub equestris finem certaminis coorta est peditum pugna, primo et viribus et animis par dum constabant ordines Gallis Hispanisque; tandem Romani, diu ac saepe conisi, aequa fronte acieque densa impulere hostium cuneum nimis tenuem eoque parum validum, a cetera prominentem acie. Impulsis deinde ac trepide referentibus pedem institere ac tenore uno per praeceps pavore fugientium agmen in mediam primum aciem inlati, postremo nullo resistente ad subsidia Afrorum pervenerunt, qui utrimque reductis alis constiterant media, qua Galli Hispanique steterant, aliquantum prominente acie. Qui cuneus ut pulsus aequavit frontem primum, deinde cedendo etiam sinum in medio dedit, Afri circa iam cornua fecerant inruentibusque incaute in medium Romanis circumdedere alas; mox cornua extendendo clausere et ab tergo hostes. Hinc Romani, defuncti nequiquam [de] proelio uno, omissis Gallis Hispanisque, quorum terga ceciderant, [et] adversus Afros integram pugnam ineunt, non tantum [in] eo iniquam quod inclusi adversus circumfusos sed etiam quod fessi cum recentibus ac vegetis pugnabant.

Traduzione all'italiano


Levatosi un grido, gli ausiliari irruppero e si attaccò battaglia dapprima con gli armati alla leggera; poi l'ala sinistra della cavalleria gallica e spagnola si scontrò con l'ala destra romana, per niente secondo l'uso della battaglia equestre; infatti dovevano scontrarsi di fronte, poiché non essendo rimasto intorno spazio alcuno per le evoluzioni, da un lato il fiume, dall'altro lo schieramento della fanteria li chiudevano. Mentre di fronte da entrambe le parti si sforzavano, alla fine stando fermi e chiusi insieme i cavalli, ogni soldato abbracciando un altro lo tirava giù da cavallo. In gran parte del fronte si combatteva ormai una battaglia a piedi: la lotta fu più accanita che lunga e i cavalieri romani respinti voltarono le spalle. Sul finire della battaglia equestre si accese una battaglia di fanteria, dapprima eguale di forze e di animi, mentre le file erano formate da Galli e da Spagnoli; alla fine i Romani, sforzatisi a lungo ed insistentemente, con un fronte compatto e uno schieramento fitto respinse un cuneo nemico troppo eseguo e perciò poco solido, che sporgeva dal resto dello schieramento. Incalzarono poi i nemici ricacciati e che si ritiravano impauriti, e tutti insieme in mezzo alla schiera di coloro che per paura fuggivano a precipizio, furono trascinati prima la centro dello schieramento, in seguito, poiché nessuno resisteva giunsero alle truppe degli Africani, che si erano fermati essendo rientrate da entrambe le parti le ali, mentre la parte centrale nella quale si erano schierati i Galli e gli Spagnoli si era spostata alquanto in avanti. Quando questo cuneo fu respinto il fronte era dapprima rettilineo, poi ripiegando ancora formò nel mezzo una rientranza, mentre gli Africani intorno avevano già approntato le ali, e lanciandosi i Romani incautamente al centro, circondarono i fianchi; subito, allargando le ali chiusero anche alle spalle i nemici. Allora i Romani, terminato inutilmente il primo combattimento, lasciati da parte Galli e Spagnoli dei quali avevano preso le retroguardie, cominciarono un nuovo combattimento contro gli Africani sfavorevole, non solo perché combattevano imbottigliati contro quelli che li circondavano, ma anche perché lottavano stanchi contro soldati freschi e vigorosi.