Traduzione di Paragrafo 45 - I preparativi per la battaglia, Libro 22 di Livio

Versione originale in latino


Dum altercationibus magis quam consiliis tempus teritur, Hannibal ex acie, quam ad multum diei tenuerat instructam, cum in castra ceteras reciperet copias, Numidas ad invadendos ex minoribus castris Romanorum aquatores trans flumen mittit. Quam inconditam turbam cum vixdum in ripam egressi clamore ac tumultu fugassent, in stationem quoque pro vallo locatam atque ipsas prope portas evecti sunt. Id vero indignum visum ab tumultuario auxilio iam etiam castra Romana terreri, ut ea modo una causa ne extemplo transirent flumen dirigerentque aciem tenuerit Romanos quod summa imperii eo die penes Paulum fuerit. Itaque postero die Varro, cui sors eius diei imperii erat, nihil consulto collega signum proposuit instructasque copias flumen traduxit, sequente Paulo quia magis non probare quam non adiuvare consilium poterat. Transgressi flumen eas quoque quas in castris minoribus habuerant copias suis adiungunt atque ita instructa acie in dextro cornu - id erat flumini propius - Romanos equites locant, deinde pedites: laevum cornu extremi equites sociorum, intra pedites, ad medium iuncti legionibus Romanis, tenuerunt: iaculatores ex ceteris levium armorum auxiliis prima acies facta. Consules cornua tenuerunt, Terentius laevum, Aemilius dextrum: Gemino Servilio media pugna tuenda data.

Traduzione all'italiano


Mentre il tempo veniva sprecato più con vivaci discussioni che con piani concreti, Annibale dall'esercito, che per buona parte del giorno aveva tenuto schierato, arruolando altre truppe nell'accampamento, mandò i Numidi a provocare coloro dei Romani che andavano per l'acqua dall'accampamento minore al di là del fiume. E non appena usciti sulla riva con clamore e tumulto, avendo messo in fuga quella folla disordinata, furono trascinati dal loro stesso impeto al posto di guardia collocato davanti alla trincea e vicino alle porte stesse. Questo davvero sembrò indegno, che l'accampamento romano ormai fosse atterrito da truppe ausiliari e improvvisate, così che soltanto questa ragione trattenne i Romani dall'oltrepassare subito il fiume e dallo schierare l'esercito, poiché il comando supremo quel giorno era nelle mani di Paolo. Pertanto il giorno dopo Varrone, cui quel giorno spettava il comando, senza consultare il collega fece dare il segnale di battaglia e fece passare il fiume alle truppe disposte in ordine mentre Paolo lo seguiva, poiché poteva più non approvare che non assecondare la decisione. Passato il fiume, unirono alle loro anche quelle truppe che stavano nell'accampamento minore e così disposto lo schieramento sul fianco destro, che era più vicino al fiume, collocarono i cavalieri romani e poi i fanti; tennero il fianco sinistro i cavalieri alleati della retroguardia, l'interno i fanti, uniti al centro con le legioni romane; la prima schiera era composta dai frombolieri con altri ausiliari armati alla leggera. I consoli comandavano le due ali, Terenzio la sinistra, Emilio la destra; a Gemino Servilio fu data da difendere la parte centrale dello schieramento.