Traduzione di Paragrafo 51 - All'indomani della battaglia di Canne (sezioni 5 - 9), Libro 22 di Livio

Versione originale in latino


Postero die ubi primum inluxit, ad spolia legenda foedamque etiam hostibus spectandam stragem insistunt. Iacebant tot Romanorum milia, pedites passim equitesque, ut quem cuique fors aut pugna iunxerat aut fuga; adsurgentes quidam ex strage media cruenti, quos stricta matutino frigore excitaverant volnera, ab hoste oppressi sunt; quosdam et iacentes vivos succisis feminibus poplitibusque invenerunt nudantes cervicem iugulumque et reliquum sanguinem iubentes haurire; inventi quidam sunt mersis in effossam terram capitibus quos sibi ipsos fecisse foveas obruentesque ora superiecta humo interclusisse spiritum apparebat. Praecipue convertit omnes subtractus Numida mortuo superincubanti Romano vivus naso auribusque laceratis, cum manibus ad capiendum telum inutilibus, in rabiem ira versa laniando dentibus hostem exspirasset.

Traduzione all'italiano


Il giorno dopo, appena si fece giorno, (i Cartaginesi) si danno a raccogliere le spoglie e a guardare la strage orribile persino per i nemici. Giacevano tante migliaia di Romani, fanti e cavalieri disordinatamente qua e là, a seconda di come ciascuno si fosse trovato unito ad un altro dal caso o dalla lotta o dalla fuga. Alcuni, alzandosi tutti insanguinati dal mezzo dei cadaveri, sollecitati dalle ferite rapprese dal freddo del mattino, vennero uccisi dai nemici. Altri ne trovarono che erano a terra ancora vivi coi femori e i garretti recisi, nell’atto di scoprire il collo e la gola e di implorare (i nemici) di prosciugare loro il sangue che restava. Altri furono trovati con le teste immerse in una fossa ed era chiaro che da loro stessi era stata scavata e che si erano tolti la vita tappandosi la bocca col gettarvi sopra la terra. In particolare attirò la attenzione di tutti un Numida tratto fuori da sotto un Romano morto che gli giaceva addosso, vivo, ma con naso e orecchie a brandelli, poiché quello, una volta inutilizzabili le mani a impugnare le armi, trasformata l’ira in rabbia, era morto nell’atto di dilaniare il nemico coi denti.