Traduzione di Paragrafo 8, Libro 2 di Livio

Versione originale in latino


Latae deinde leges, non solum quae regni suspicione consulem absolverent, sed quae adeo in contrarium verterent ut popularem etiam facerent; inde cognomen factum Publicolae est. Ante omnes de provocatione adversus magistratus ad populum sacrandoque cum bonis capite eius qui regni occupandi consilia inisset gratae in volgus leges fuere. Quas cum solus pertulisset, ut sua unius in his gratia esset, tum deinde comitia collegae subrogando habuit. Creatus Sp. Lucretius consul, qui magno natu, non sufficientibus iam viribus ad consularia munera obeunda, intra paucos dies moritur. Suffectus in Lucreti locum M. Horatius Pulvillus. Apud quosdam veteres auctores non invenio Lucretium consulem; Bruto statim Horatium suggerunt; credo, quia nulla gesta res insignem fecerit consulatum, memoria intercidisse. Nondum dedicata erat in Capitolio Iovis aedes; Valerius Horatiusque consules sortiti uter dedicaret. Horatio sorte evenit: Publicola ad Veientium bellum profectus. Aegrius quam dignum erat tulere Valeri necessarii dedicationem tam incliti templi Horatio dari. Id omnibus modis impedire conati, postquam alia frustra temptata erant, postem iam tenenti consuli foedum inter precationem deum nuntium incutiunt, mortuum eius filium esse, funestaque familia dedicare eum templum non posse. Non crediderit factum an tantum animo roboris fuerit, nec traditur certum nec interpretatio est facilis. Nihil aliud ad eum nuntium a proposito aversus quam ut cadaver efferri iuberet, tenens postem precationem peragit et dedicat templum. Haec post exactos reges domi militiaeque gesta primo anno.

Traduzione all'italiano


In séguito furono presentate delle leggi che non solo affrancarono il console dal sospetto di voler restaurare la monarchia, ma che al contrario ebbero anche un effetto tale da renderlo addirittura popolare e da meritargli il soprannome di Publicola. Tra tutte le proposte, quella che permetteva di appellarsi contro un magistrato in presenza del popolo e quella che autorizzava l’anatema contro la persona e i beni di chiunque avesse nutrito aspirazioni monarchiche ebbero un’accoglienza particolarmente calorosa da parte del volgo. Dopo aver fatto passare queste leggi da solo (per non spartirne il merito con nessun altro), allora finalmente bandì delle elezioni per rimpiazzare il collega morto. Venne eletto console Spurio Lucrezio, il quale, troppo avanti negli anni per tenere testa ai molti compiti dell’ufficio, morì pochi giorni dopo. Lo si sostituì quindi con Marco Orazio Pulvillo. Vedo però che alcuni storici antichi non menzionano il consolato di Lucrezio e indicano in Orazio l’immediato successore di Bruto. Ho l’impressione che del mandato di Lucrezio se ne perse memoria perché durante quel periodo non successe nulla di importante. Il tempio di Giove sul Campidoglio non era ancora stato dedicato. I consoli Valerio e Orazio tirarono a sorte chi avrebbe dovuto assumersi quell’incarico. Uscì il nome di Orazio e Publicola partì per una campagna contro i Veienti. Che la consacrazione di un tempio così famoso fosse toccata a Orazio irritò oltremisura i parenti di Valerio che cercarono in tutti i modi di ostacolarla. Esaurita ogni risorsa, quando ormai il console aveva già la mano sul montante della porta ed era nel pieno della sua invocazione alle divinità, essi interruppero la cerimonia gridando l’agghiacciante notizia che Orazio aveva perso un figlio e che il padre di un morto non era nelle condizioni di consacrare un tempio. Se egli abbia reagito non dando credito alla cosa o dimostrando grande forza d’animo, non lo sappiamo con certezza né è facile fare delle congetture al riguardo. Sta di fatto che, senza lasciarsi distogliere dalla notizia se non per dare ordine di seppellire il cadavere, tenendo la mano sul montante, completò l’invocazione e consacrò il tempio. Furono questi gli avvenimenti politici e militari del primo anno di regime repubblicano.