Traduzione di Paragrafo 63, Libro 2 di Livio

Versione originale in latino


Inter haec bella manente discordia domi, consules T. Numicius Priscus A. Verginius facti. Non ultra videbatur latura plebes dilationem agrariae legis, ultimaque vis parabatur, cum Volscos adesse fumo ex incendiis villarum fugaque agrestium cognitum est. Ea res maturam iam seditionem ac prope erumpentem repressit. Consules coacti extemplo ab senatu ad bellum educta ex urbe iuventute tranquilliorem ceteram plebem fecerunt. Et hostes quidem nihil aliud quam perfusis vano timore Romanis citato agmine abeunt: Numicius Antium adversus Volscos, Verginius contra Aequos profectus. Ibi ex insidiis prope magna accepta clade virtus militum rem prolapsam neglegentia consulis restituit. Melius in Volscis imperatum est; fusi primo proelio hostes fugaque in urbem Antium, ut tum res erant opulentissimam, acti. Quam consul oppugnare non ausus Caenonem, aliud oppidum nequaquam tam opulentum, ab Antiatibus cepit. Dum Aequi Volscique Romanos exercitus tenent, Sabini usque ad portas urbis populantes incessere. Deinde ipsi paucis post diebus ab duobus exercitibus, utroque per iram consule ingresso in fines, plus cladium quam intulerant acceperunt.

Traduzione all'italiano


Durante queste guerre e con gli scontri di classe ancora in atto a Roma, vennero eletti consoli Tito Numicio Prisco e Aulo Verginio. Era chiaro che la plebe non avrebbe tollerato ulteriori dilazioni alla legge agraria e si sarebbe decisa a un’azione di forza definitiva, quando le colonne di fumo che si alzavano dalle fattorie in fiamme e il fuggi-fuggi dei contadini preannunciarono l’avvicinarsi dei Volsci. Questa notizia soffocò sul nascere i fermenti di rivolta ormai prossimi a un’imminente esplosione. I consoli, chiamati d’urgenza dal senato a occuparsi della spedizione difensiva, guidando fuori Roma la gioventù, contribuirono a portare una certa tranquillità nel resto della plebe. Quanto ai nemici, dopo essersi limitati a mettere i Romani sul chi vive con un falso allarme, si ritirarono a marce forzate. Numicio fece rotta su Anzio contro i Volsci, Verginio guidò le truppe contro gli Equi. In questa campagna si sfiorò il massacro a séguito di un’imboscata, ma il coraggio dei soldati riuscì a rimettere in piedi la situazione compromessa dalla negligenza del console. Le operazioni contro i Volsci furono condotte con maggiore scrupolo: i nemici, sbaragliati al primo scontro, furono messi in fuga e costretti a riparare ad Anzio, all’epoca uno dei centri più ricchi dei dintorni. Non osando per questo attaccarla, il console tolse agli Anziati un’altra città, Cenone, però molto meno prospera. Mentre Equi e Volsci tenevano occupate le truppe romane, i Sabini arrivarono fino alle porte di Roma con le loro scorribande. Pochi giorni dopo, però, quando entrambi i consoli invasero infuriati il loro territorio, subirono dai due eserciti più perdite di quelle che avevano causato.