Traduzione di Paragrafo 6, Libro 2 di Livio

Versione originale in latino


His sicut acta erant nuntiatis incensus Tarquinius non dolore solum tantae ad inritum cadentis spei sed etiam odio iraque, postquam dolo viam obsaeptam vidit, bellum aperte moliendum ratus circumire supplex Etruriae urbes; orare maxime Veientes Tarquiniensesque, ne ex se ortum, eiusdem sanguinis, extorrem, egentem ex tanto modo regno cum liberis adulescentibus ante oculos suos perire sinerent: alios peregre in regnum Romam accitos: se regem, augentem bello Romanum imperium, a proximis scelerata coniuratione pulsum. Eos inter se, quia nemo unus satis dignus regno visus sit, partes regni rapuisse; bona sua diripienda populo dedisse, ne quis expers sceleris esset. Patriam se regnumque suum repetere et persequi ingratos cives velle. Ferrent opem, adiuvarent; suas quoque veteres iniurias ultum irent, totiens caesas legiones, agrum ademptum. Haec moverunt Veientes, ac pro se quisque Romano saltem duce ignominias demendas belloque amissa repetenda minaciter fremunt. Tarquinienses nomen ac cognatio movet: pulchrum videbatur suos Romae regnare. Ita duo duarum civitatium exercitus ad repetendum regnum belloque persequendos Romanos secuti Tarquinium. Postquam in agrum Romanum ventum est, obviam hosti consules eunt. Valerius quadrato agmine peditem ducit: Brutus ad explorandum cum equitatu antecessit. Eodem modo primus eques hostium agminis fuit; praeerat Arruns Tarquinius filius regis, rex ipse cum legionibus sequebatur. Arruns ubi ex lictoribus procul consulem esse, deinde iam propius ac certius facie quoque Brutum cognovit, inflammatus ira "ille est vir" inquit, "qui nos extorres expulit patria. Ipse en ille nostris decoratus insignibus magnifice incedit. Di regum ultores adeste." Concitat calcaribus equum atque in ipsum infestus consulem derigit. Sensit in se iri Brutus; decorum erat tum ipsis capessere pugnam ducibus; avide itaque se certamini offert; adeoque infestis animis concurrerunt, neuter dum hostem volneraret sui protegendi corporis memor, ut contrario ictu per parmam uterque transfixus duabus haerentes hastis moribundi ex equis lapsi sint. Simul et cetera equestris pugna coepit, neque ita multo post et pedites superveniunt. Ibi varia victoria et velut aequo Marte pugnatum est; dextera utrimque cornua vicere, laeva superata. Veientes, vinci ab Romano milite adsueti, fusi fugatique: Tarquiniensis, novus hostis, non stetit solum, sed etiam ab sua parte Romanum pepulit.

Traduzione all'italiano


Quando Tarquinio venne a sapere com’erano andate le cose, non riuscì a contenere lo sconforto sia per il crollo di tutte le sue speranze sia per l’odio e la bile. Vedendo che la strada del piano doloso era completamente sbarrata, allora decise di ricorrere alla guerra aperta e cominciò ad andare in giro a supplicare le città etrusche dei dintorni, in particolar modo Tarquinia e Veio. Ricordava loro che era un etrusco anche lui con lo stesso sangue nelle vene, e li implorava che non lasciassero morire di fronte ai loro occhi i suoi figli e lui stesso, ora povero ma un tempo arrivato al massimo della potenza. Altri erano stati chiamati a regnare a Roma: lui, invece, quando era già sul trono e aveva ingrandito l’impero con le sue conquiste, era stato cacciato a séguito di un infame complotto ordito dai suoi parenti. Questi ultimi poi, vedendo che in città non c’era uno solo degno di diventare re, avevano messo le mani sul potere spartendoselo tra di loro e, perché nessuno rimanesse estraneo alla razzia, avevano consegnato i suoi beni in mano alla plebe che ne facesse scempio. Il suo unico desiderio era riprendersi terra e scettro e punire l’ingratitudine dei suoi sudditi. Quindi che lo aiutassero e lo assistessero. A loro volta si sarebbero vendicati degli affronti di un tempo, delle tante disfatte patite in battaglia e di tutta la terra perduta. Questi argomenti toccarono i Veienti e ciascuno per parte sua gridava in tono minaccioso che almeno agli ordini di un romano bisognava vendicare le umiliazioni subite e riprendersi quel che si era perso in guerra. A Tarquinia, invece, fanno presa il nome e la parentela: li attirava l’idea che a Roma regnasse uno dei loro. Così due città e due eserciti seguirono Tarquinio con l’intento di riconquistargli il regno e di vendicarsi militarmente dei Romani. Quando entrarono in territorio romano, i consoli avanzarono contro il nemico: Valerio guidava la fanteria disposta in ordine compatto mentre Bruto lo precedeva in esplorazione con la cavalleria. Anche nell’armata nemica il primo corpo era la fanteria, agli ordini di Arrunte Tarquinio figlio del re. Questi era dietro col resto delle truppe. Arrunte, individuando da lontano prima i littori, capì che il console era lì nei pressi. Poi, quando avvicinandosi riconobbe senza orma di dubbio i lineamenti di Bruto, infiammato dalla rabbia, urlò: “Ecco laggiù l’uomo che ci ha cacciati dalla terra in cui siamo nati. È proprio lui. Guardatelo come avanza tronfio delle nostre insegne! O dèi che vendicate i re, assisteteci!” Sprona il cavallo e si butta a testa bassa dritto contro il console. Bruto allora si sentì minacciato. Dato però che in quel tempo era motivo d’orgoglio per i comandanti buttarsi nella mischia in prima persona, Bruto per questo accetta la sfida senza pensarci un attimo. I due si scontrarono con un accanimento incredibile, preoccupandosi soltanto di colpire l’avversario e non di schivarne i colpi. Così, trafitti l’uno e l’altro dall’asta dell’avversario passata attraverso lo scudo, furono sbalzati da cavallo e franarono a terra in fin di vita. Nello stesso istante ebbe inizio anche lo scontro tra il resto delle due cavallerie e poco dopo toccò alle fanterie scendere in campo. Si combatté con alterno successo e l’esito della battaglia rimase legato a un filo. L’ala destra di entrambi gli schieramenti aveva la meglio, mentre la sinistra cedeva. I Veienti, abituati alla sconfitta con le truppe romane, furono sbaragliati e dispersi, I Tarquini, invece, avversario nuovo e sconosciuto, non si limitarono a reggere bene l’urto ma riuscirono anche a respingere quella parte dell’esercito romano che si trovava nel loro settore.